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Rapporto Censis sulle seconde generazioni di stranieri: chi sono i nuovi italiani?

In Italia risiedono oltre 5 milioni di cittadini stranieri, una minoranza consistente che vive nella quotidianità dei nostri territori, ma di cui si sa troppo poco.
In Italia negli ultimi vent’anni sono nati 1.881.180 figli di coppie formate da almeno un genitore straniero (17,7% del totale nati). E nell’ultimo anno i figli di almeno un genitore straniero sono stati 82.216 (20,9%). In pratica, oggi un neonato su cinque ha almeno un genitore di origini straniere.

Nell’anno scolastico 2023-2024 risultavano iscritti a scuola 931.323 alunni stranieri, l’11,6% del totale degli iscritti, quota che raggiunge il 13,7% nella scuola primaria e il 12,7% nella scuola dell’infanzia.
Emerge dai dati del Primo Quaderno sui nuovi italiani del Censis, il nuovo progetto di ricerca sui giovani che hanno genitori con un passato migratorio.

Un legame profondo con il Paese di origine

Il 77,4% dei giovani intervistati dal Censis è nato in Italia e il 22,6% è arrivato in età prescolare. Il 76,6% ha cittadinanza italiana, l’80,4% tra chi è nato in Italia. Il 23,4% ha la cittadinanza straniera, il 36,3% tra i nati all’estero.
L’80,0% degli intervistati desidera apprendere la storia e le tradizioni del proprio Paese d’origine e il 91,0% lo ha visitato almeno una volta.

Con il Paese dei genitori hanno un rapporto profondo, alimentato dalla presenza sul posto di parenti (91,4%) e amici (72,8%).
Il legame con il proprio Paese di origine si traduce per l’80,2% in un sentimento di orgoglio e per il 49,4% nella consapevolezza di avere un valore aggiunto rispetto ai coetanei.

La percezione di possedere un’identità inedita

Hanno un mondo di relazioni vario e complesso, in cui coesistono amicizie con giovani italiani e di origine straniera: il 92,8% ha amici italiani e l’89,4% stranieri.
Il 93,4% trascorre il tempo libero con gli amici, il 96,0% è attivo sui social media, il 71,8% ha/ha avuto una relazione sentimentale con un italiano/a.

Il mix culturale che caratterizza questi giovani determina, nel 45,4%, la percezione di possedere un’identità inedita, che integra elementi che provengono da altre culture con elementi propriamente italiani, mentre il 40,0% si sente solo italiano e il 14,6% sente di appartenere al Paese di origine.

Il 62,4% ha subito comportamenti razzisti

La religione, anche quella praticata, sembra mantenere centralità nei nuovi italiani. Il 78,0% ha una religione di appartenenza, il 22,0% si dichiara ateo o agnostico. Tra chi si definisce religioso, il 60,5% è anche praticante: dunque il 47,2% dei giovani di seconda generazione è praticante.

Il 52,2% dei giovani con un retroterra migratorio sostiene che gli italiani sono razzisti, il 62,4% ha subito comportamenti razzisti e il 26,0% li subisce tuttora. Inoltre, il 76,4% è convinto che gli stranieri abbiano maggiori difficoltà a trovare una casa, il 72,0% a trovare un lavoro e il 64,6% ritiene che siano pagati meno degli italiani.
Secondo il 57,8%, il colore della pelle è l’elemento che determina pregiudizio e discriminazione.

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2024: perchè è l’anno dei podcast?

Il 2024 si rivela l’anno del grande successo per i podcast, seguendo il trend positivo del 2023, quando il 39% delle persone tra i 16 e i 60 anni aveva ascoltato un podcast nell’ultimo mese. Questi dati emergono dalla “Ipsos Digital Audio Survey”, uno studio ormai consolidato, che offre una panoramica dettagliata sull’evoluzione del Digital Audio, con particolare attenzione ai podcast.

Giunta alla sua sesta edizione, l’indagine, lanciata nel 2019, rappresenta un punto di riferimento per l’industria, fornendo indicazioni su come valorizzare al meglio questo format, sia dal punto di vista editoriale che commerciale.

Il profilo degli ascoltatori

Gli ascoltatori di podcast presentano caratteristiche ben definite. Dall’inizio del monitoraggio nel 2019, i dati confermano che il pubblico è composto prevalentemente da giovani (39% sotto i 35 anni), persone con un alto livello di istruzione (29% laureati) e professionisti di alto profilo. Questi utenti sono spesso consumatori attenti, sensibili alle raccomandazioni degli artisti e proiettati verso prodotti e servizi premium.

Sono inoltre frequentatori abituali delle sale cinematografiche e guardano la televisione tradizionale con minore assiduità rispetto alla media della popolazione.

Crescita di ascolto ed engagement

Un dato significativo riguarda la crescita dell’ascolto: il 40% degli utenti ha dichiarato di ascoltare più podcast rispetto all’anno precedente, segno di un format che continua a rispondere alle esigenze del pubblico. Questo si riflette anche nel crescente livello di engagement, con il 62% degli ascoltatori che completa l’intero episodio, rispetto al 57% dell’anno precedente. Inoltre, l’82% degli utenti ascolta serie di podcast, dimostrando una forte fidelizzazione e una fruizione rituale.

Podcast e pubblicità: un connubio che funziona

I podcast si confermano anche un ottimo contesto per la comunicazione di marca. L’81% degli ascoltatori ricorda le pubblicità associate ai podcast, e il 53% di questi ha compiuto un’azione in seguito all’ascolto. Le azioni più comuni includono la ricerca di informazioni (32%), il passaparola (26%) e l’acquisto (16%).

Segmentazione dell’audience

La Digital Audio Survey 2024 ha approfondito la segmentazione del pubblico, identificando quattro gruppi distinti: “Social First” (35%), i più giovani e attirati dai social; “Addicted” (20%), assidui e molto ricettivi alla pubblicità; “Pull” (23%), utilitaristi che accedono tramite ricerche online; e “Casual” (22%), utenti maturi con una fruizione più occasionale.

La crescita dei podcast è ormai un fenomeno stabile, e rappresenta un’opportunità per coinvolgere un pubblico sempre più ampio e diversificato.

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Estate 2024: perchè la ristorazione italiana è un’attrattiva per i turisti stranieri?

Quali sono stati i trend dell’estate appena passata? TheFork, la piattaforma per le prenotazioni online di ristoranti, ha analizzato i dati dei mesi estivi del 2024 per rivelare le tendenze del settore protagoniste dell’estate appena trascorsa. Quest’anno il sistema ha registrato un aumento significativo delle prenotazioni rispetto all’estate 2023 nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Agosto, in particolare, ha rappresentato il mese con il maggior numero di prenotazioni, con la settimana di Ferragosto che ha visto il picco massimo rispetto ai due anni precedenti. Un trend positivo dettato sia dalla stagionalità sia da una generale ripresa del settore.

La cena vince sul pranzo durante i mesi estivi

Sono sempre di più i clienti che preferiscono prenotare online il ristorante, tanto che quest’estate TheFork ha registrato un record storico di nuovi utenti.
Sicuramente, la presenza di recensioni verificate, foto, menu e classifiche come la Top 100 hanno aiutato a scegliere il ristorante in vacanza, e a prenotarlo in pochi clic senza avere alcun tipo di ostacolo linguistico.

In ogni caso, durante i mesi estivi, gli utenti di TheFork hanno preferito optare per la cena (82%), rispetto a un pranzo. I giorni preferiti per mangiare fuori? Sono stati il sabato (23%), la domenica e il venerdì (entrambi al 16%).

Quanto si spende per mangiare fuori in vacanza?

Quanto ai tempi di prenotazione, il 44% degli utenti ha prenotato con meno di 4 ore di anticipo, mentre il 17% ha pianificato la propria uscita con oltre 3 giorni di anticipo.

Ma quanto hanno speso i turisti per mangiare fuori? La spesa media per coperto ha visto il 59% degli utenti spendere tra i 25 e i 50 euro, mentre solo il 4% ha speso più di 50 euro. I ristoranti più scelti? Sono stati quelli di cucina tipica italiana (31%), seguiti dalla cucina mediterranea (13%), dalle pizzerie (12%) e dai ristoranti di pesce (8%).

Top regioni e città per prenotazioni

Per quanto riguarda il turismo nazionale, il 19% delle prenotazioni nei tre mesi estivi è stato eseguito da utenti italiani, con un aumento del +7,5% rispetto al 2023. Ad agosto, questa percentuale è salita al 21%, con il Sud e le Isole in cima alla classifica, grazie a regioni come la Puglia e la Calabria, rispettivamente con il 30% e il 33% di turisti nazionali.
Le prenotazioni internazionali, invece, sono aumentate del 6,4%, con Venezia tra le preferite dai turisti esteri.

Ma in generale, le regioni che hanno registrato il maggior numero di prenotazioni nei mesi estivi del 2024 sono state Lombardia, Lazio, Toscana, Sicilia e Campania. E anche nel solo mese di agosto, queste regioni hanno mantenuto il primato.
Le città con più prenotazioni? Roma, Milano, Firenze, Napoli e Torino, tutte in crescita rispetto ad agosto 2023.

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AI e agricoltura: -25% consumo energia per coltivazione indoor

Secondo le Nazioni Unite, la popolazione mondiale dovrebbe crescere fino a 9,7 miliardi di persone entro il 2050. Questa crescita, combinata con il cambiamento climatico e l’urbanizzazione, richiede soluzioni efficaci per contrastare i ‘difetti’ degli attuali sistemi di produzione, anche per quanto riguarda il settore alimentare e agricolo.

“Gli attuali sistemi di controllo ambientale non sono abbastanza smart”, afferma Fengqi You, professore di ingegneria dei sistemi energetici alla Cornell. Ma l’integrazione dell’Intelligenza artificiale nei sistemi di controllo ambientale odierni potrebbe ridurre il consumo energetico per l’agricoltura indoor del 25%. Questo, contribuirebbe potenzialmente a sfamare la popolazione mondiale man mano che aumenta.
Lo hanno scoperto gli ingegneri della Cornell University, che hanno riportato i risultati della ricerca su Nature Food.

Ottimizzare i sistemi di illuminazione e regolazione del clima

I metodi di coltivazione indoor, come le serre con illuminazione artificiale, sono meno vulnerabili al cambiamento climatico, ma richiedono un consumo intensivo di energia e un’attenta gestione delle risorse per essere sostenibili.
Utilizzando sistemi di Intelligenza artificiale, come l’apprendimento a rinforzo profondo e l’ottimizzazione computazionale, gli scienziati hanno analizzato la crescita della lattuga coltivata in strutture agricole indoor in otto località degli Stati Uniti oltre a nonché Reykjavi’k e Dubai.

Di fatto, ottimizzando i sistemi di illuminazione e regolazione del clima il consumo di energia è sceso da 9,5 kilowattora per chilogrammo di peso fresco (l’energia necessaria o utilizzata per produrre un chilogrammo di lattuga coltivata indoor) nei luoghi che non utilizzano tecnologie basate sull’AI a 6,42 kilowattora i quelli che la utilizzano.

Una soluzione efficiente per livelli ottimali di CO2 e ossigeno 

Inoltre, riporta AGI, i ricercatori hanno scoperto che per le aree più calde, come Dubai o il sud degli Stati Uniti, l’AI ha ridotto il consumo di energia a 7,26 kilowattora per chilogrammo di peso fresco, rispetto ai 10,5 kilowattora.

Una bassa ventilazione durante i periodi di luce (16 ore di luce solare simulata) e un’elevata ventilazione durante i periodi di buio (otto ore che simulano la notte) hanno fornito una soluzione efficiente dal punto di vista energetico per livelli ottimali di anidride carbonica indoor per la fotosintesi e di ossigeno per la respirazione e la crescita delle piante, oltre ad altri requisiti di ventilazione bilanciati.

Un concetto simile alla smart home

“Gli attuali sistemi di controllo ambientale non sono abbastanza smart”, afferma Fengqi You, professore di ingegneria dei sistemi energetici alla Cornell, al contrario dei sistemi basati sull’AI. Il concetto “è molto simile a quello delle case intelligenti – spiega You -. Vogliamo stare comodi a casa riducendo al contempo il consumo di energia, e lo stesso è per le colture. Questo lavoro si concentra su un sistema intelligente per rendere la produzione alimentare ottimale, sostenibile e ridurre l’impronta di carbonio. Questo è ciò che l’Intelligenza artificiale fa molto bene. Possiamo risparmiare parecchio se utilizziamo l’Intelligenza artificiale per ottimizzare attentamente l’illuminazione artificiale e altri sistemi energetici”.

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Adozione dell’IA: l’Italia tra i paesi “big”

L’Italia si colloca al terzo posto tra i principali paesi dell’Unione Europea e la Svizzera per quanto riguarda l’adozione dell’intelligenza artificiale, superata solo da Spagna e Svizzera. Attualmente, il 24% dei lavoratori italiani utilizza già l’intelligenza artificiale nel proprio ambito professionale, e il 46% prevede una crescita significativa di questa tecnologia nei prossimi tre anni.

Questi dati emergono dalla prima edizione dello studio “EY Italy AI Barometer”, condotto da EY, che ha coinvolto oltre 4700 manager provenienti da nove paesi europei.

Le aziende italiane puntano sull’intelligenza artificiale 

L’intelligenza artificiale si sta affermando come una delle priorità di investimento per le aziende italiane: una su tre prevede di destinare risorse significative a questa tecnologia nel corso del prossimo anno. I settori che si distinguono per il maggiore impegno in questo ambito includono i servizi finanziari, il settore immobiliare e il comparto del retail e dei beni di consumo.

In particolare, i settori dell’energia, della finanza e delle telecomunicazioni si mostrano più avanzati nell’adozione dell’intelligenza artificiale, con il 52% dei manager che si dichiara pronto a implementarla in modo efficace. Di contro, nel settore pubblico si riscontra una maggiore incertezza riguardo alle competenze necessarie per una corretta integrazione dell’AI.

Il 60% dei manager “premia” l’IA

Quasi il 60% dei manager intervistati ritiene che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale contribuisca a incrementare i profitti e a ridurre i costi operativi. In Italia, la maggior parte degli utenti sfrutta l’intelligenza artificiale principalmente nella sfera privata (43%), mentre il 12% lo fa esclusivamente in ambito lavorativo; il 20% utilizza l’AI in entrambe le situazioni.

Quale futuro? 

Giuseppe Santonato, AI Transformation Leader di EY Italia, sottolinea come l’intelligenza artificiale stia diventando una priorità strategica, con l’Italia posizionata tra i primi tre paesi per livello di adozione, preceduta solo da Spagna e Svizzera. Santonato evidenzia l’importanza di investire in intelligenza artificiale per le aziende, poiché permette loro di consolidare la propria posizione in un mercato in continua evoluzione e sempre più competitivo.

Le previsioni per il prossimo anno indicano che i settori in prima linea nell’adozione dell’intelligenza artificiale saranno, oltre a quelli già citati, anche il settore immobiliare e quello dei beni di consumo.

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Viaggiare e collegarsi alla rete: come proteggersi dai rischi del Wi-Fi pubblico

Soprattutto se si viaggia all’estero, capita spesso di collegarsi a Wi-Fi pubblici in bar, hotel e aeroporti. Un’opportunità sicuramente comoda, ma non esente da rischi. Nonostante il vantaggio di esser essere sempre connessi, queste situazioni richiedono una buona dose di attenzione per proteggere i dati personali.

La ricerca “Cybersecurity in viaggio, come evitare le truffe in vacanza”, realizzata da Kaspersky, mappa le abitudini tech degli italiani in viaggio ed evidenzia i possibili rischi di cyber security. Gli esperti Kaspersky offrono anche suggerimenti per evitare i pericoli delle reti non private.

Le insidie del Wi-Fi libero

Il Wi-Fi pubblico permette di rimanere comodamente connessi in viaggio, evitando di pagare i costi spesso elevati delle tariffe dati all’estero. Tuttavia, che si tratti di bar, centri commerciali o aeroporti, è importante conoscere i rischi a cui si può andare incontro e le misure di sicurezza da adottare. I cyber criminali possono creare reti Wi-Fi false o compromettere quelle esistenti, utilizzando nomi molto simili a quelli delle reti legittime. Una volta connessi, le informazioni personali come login ai social media, dati bancari e indirizzi e-mail rischiano di essere compromessi e utilizzati in modo improprio.

Consigli per la sicurezza online

Per evitare di correre inutili rischi, gli esperti Kaspersky suggeriscono di: connettersi al Wi-Fi pubblico solo quando necessario; verificare l’autenticità della rete, chiedendo al personale della struttura per evitare connessioni a reti ingannevoli; fare attenzione alla pagina di login della rete Wi-Fi pubblica, evitando le situazioni in cui si devono fornire credenziali; evitare le transazioni sensibili sul Wi-Fi pubblico, come l’accesso all’home banking; usare una VPN per migliorare privacy e sicurezza. Le moderne VPN criptano i dati e proteggono le attività online da accessi non autorizzati, senza influire sulla velocità di Internet, rendendole adatte a un uso continuativo.

Utilizzare una VPN protegge dai rischi

Seguendo questi consigli e utilizzando una VPN affidabile, l’esperienza di navigazione sulle reti Wi-Fi pubbliche rimane privata. Oltre a garantire la crittografia dei dati, alcune soluzioni di sicurezza proteggono da vari rischi informatici come il phishing e lo spoofing DNS.

La crittografia VPN aiuta anche a difendersi dagli attacchi mirati che possono sfruttare la cronologia di navigazione e altre informazioni sensibili, offrendo una solida protezione contro i potenziali pericoli delle reti Wi-Fi aperte.

Un terzo degli utenti è consapevole dei pericoli 

“Dalla ricerca di Kaspersky emerge che oltre un terzo degli intervistati è consapevole della maggiore sicurezza garantita dalle VPN nella connessione. Complice anche la crescente abitudine allo smart working, quasi la metà degli italiani afferma di utilizzare una VPN per collegarsi in modo più sicuro a internet e alla rete dell’ufficio da remoto, anche in vacanza. Questo dimostra l’importanza riconosciuta alle VPN come misura di cyber sicurezza quotidiana,” ha commentato Cesare D’Angelo, General Manager Italy di Kaspersky.

Grazie alla VPN, gli utenti migliorano la loro sicurezza e assicurano una protezione continua della privacy, migliorando la loro difesa contro i rischi presenti nello spazio digitale.

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Whistleblowing: cos’è e perchè le aziende italiane aprono un canale per le segnalazioni?

A quanto emerge dalla seconda edizione dell’Indagine Europea sul Whistleblowing 2024, pubblicata da EQS Group, con l’arrivo della legge italiana sul whistleblowing nel marzo 2023 la percentuale di aziende che dispongono di un canale digitale interno di segnalazione è salita al 92%, rispetto al 76% dell’anno precedente.

Per il 93% delle aziende il rispetto delle leggi è stato il fattore chiave per implementare un sistema di segnalazione. Tuttavia, il 47% delle imprese utilizza il sistema di segnalazione da almeno tre anni. Ciò suggerisce che abbiano implementato la soluzione ancor prima che la Direttiva UE dovesse essere recepita nel diritto nazionale entro dicembre 2021.

La base di una cultura aziendale trasparente

Dopo la conformità alle normative in vigore, lo sviluppo di una cultura aperta alla segnalazione (‘Speak Up Culture’) è il secondo motivo per implementare una soluzione di whistleblowing (59%), mentre per un altro 24%, è la prevenzione di sanzioni economiche o danni alla reputazione dell’organizzazione.
Circa un terzo (34%) delle aziende ha ricevuto almeno una segnalazione attraverso il proprio sistema di segnalazione. Il 12% ha ricevuto 10 o più segnalazioni.

La maggior parte delle aziende che hanno ricevuto 50 o più segnalazioni sono aziende con oltre 10.000 dipendenti.
Circa un quinto delle segnalazioni riguarda casi legati alla gestione HR (21%), seguito da frode e corruzione (14%), protezione dei dati (8%) e violazioni delle norme sociali/diritti umani (7%). 

L’anonimato garantito

Sebbene la legislazione italiana non imponga alle organizzazioni di ricevere segnalazioni anonime, 9 aziende su 10 (91%) consentono ai whistleblower di inviare segnalazioni senza rivelare l’identità.

“Data la crescente complessità del panorama globale della compliance, le aziende dovrebbero anche guardare oltre le singole leggi e adottare una visione più olistica e integrata – commenta Mimmo Santonicola, country manager EQS Group Italia -. In questo, la tecnologia può giocare un ruolo centrale. Le soluzioni digitali possono aiutare a soddisfare i requisiti normativi in modo più efficiente, mitigare i rischi e comunicare in modo trasparente con gli stakeholder interni ed esterni. Sono anche l’unico canale in grado di garantire il completo anonimato ai segnalanti”.

Accesso per gli stakeholder esterni

Quasi 9 aziende su 10 (90%) consentono l’accesso ai canali di segnalazione a stakeholder esterni, clienti, fornitori e partner.
Questo approccio proattivo è particolarmente importante per le organizzazioni che devono rispettare le normative circa la catena di fornitura. La Direttiva UE (maggio 2024) sulla due diligence della catena di fornitura (CSDDD), richiede infatti che i canali di segnalazione siano accessibili a stakeholder esterni lungo la catena di approvvigionamento.

“Molti casi di cattiva condotta potrebbero non essere notati dai dipendenti dell’azienda, ma piuttosto dai clienti, dai fornitori o dai partner commerciali – aggiunge Santonicola -. Alcune aziende temono di essere inondate di segnalazioni infondate se aprono il loro sistema di segnalazione a stakeholder esterni, ma l’esperienza dimostra che questa preoccupazione è infondata e che le aziende invece traggono grandi vantaggi”.

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Europa, retail unificato: i numeri della crescita

L’analisi “Unified Commerce Benchmark for Specialty Retail in Europe 2024”, presentata da Manhattan Associates e commissionata a Incisiv in collaborazione con Google Cloud e Zebra Technologies, ha rivelato una previsione di crescita significativa per il mercato del retail unificato. Si stima che il fatturato crescerà con un incremento annuo di 1,3 punti percentuali, passando dagli 80,4 miliardi di euro del 2022 agli 88,3 miliardi di euro nel 2028.

Questo approfondimento ha coinvolto i settori dell’abbigliamento e calzature, casa e fai-da-te, e lusso in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, evidenziando le potenzialità e le criticità di crescita in quattro aree specifiche: Search & Discovery, Cart & Checkout, Promising & Fulfillment e Service & Support.

Le performance del mercato italiano

In Italia, i retailer specializzati si dimostrano allineati con il resto dei paesi europei, anche se permangono aree di miglioramento. Roberto Vismara, sales director di Manhattan Associates, sottolinea che i retailer italiani stanno compiendo progressi significativi nelle competenze digitali e nella customer experience. Tuttavia, ci sono margini di miglioramento in settori come il Promising & Fulfillment e il Cart & Checkout. Investire in queste aree potrebbe soddisfare meglio le aspettative degli acquirenti in continua evoluzione.

Vismara afferma che migliorare queste funzionalità digitali può incrementare l’engagement dei clienti, la visibilità dello stock, l’evasione degli ordini, le pratiche ecologiche e le esperienze di shopping personalizzate sia online che in negozio. Affrontando questi punti deboli, i retailer italiani possono migliorare significativamente la customer satisfaction e la brand loyalty.

I vantaggi di essere leader 

La ricerca evidenzia un’importante domanda: i leader del commercio unificato hanno un reale vantaggio competitivo? La risposta è affermativa. I leader mostrano tassi di crescita due o tre volte superiori rispetto alla concorrenza e registrano tassi di conversione più alti. Questo vantaggio competitivo è dovuto all’alto livello di maturità nel commercio unificato. Vismara sottolinea che la maturità non si misura solo dalla disponibilità di determinate funzionalità, ma anche dalla profondità e completezza con cui queste funzionalità vengono utilizzate.

Un’altra area di attenzione riguarda il Fulfillment and Promising, dove il livello di maturità medio è più basso rispetto ad altre aree funzionali.

I brand che eccellono nel customer engagement

Marchi come Gucci e Calzedonia/Oniverse si distinguono per l’eccezionale engagement del cliente fin dalle prime fasi del contatto. Altri brand, come Moncler e Valentino, spiccano per le loro capacità di coinvolgimento, mentre Benetton e Dolce&Gabbana si fanno notare per l’efficacia nel post-vendita e nelle soluzioni di packaging sostenibile. La tecnologia e la sostenibilità giocano un ruolo sempre più importante nelle aspettative dei consumatori. Integrare pratiche sostenibili e adottare tecnologie all’avanguardia non solo migliora l’esperienza del cliente ma rafforza anche la lealtà al brand.

In particolare, i clienti italiani apprezzano il supporto personalizzato e l’accesso a un customer service di qualità, considerato un fattore chiave di fidelizzazione. L’innovazione tecnologica, soprattutto grazie all’intelligenza artificiale, permetterà un’evoluzione nel servizio di assistenza, con MaxMara e Prada che attualmente registrano le performance migliori in questo ambito.

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Competenze digitali: perchè gli italiani sono in ritardo rispetto agli europei?

Nel panorama europeo, l’Italia è uno dei Paesi con la quota più bassa di persone con competenze digitali almeno di base. Con una distanza dalla media Ue27 di quasi 10 punti percentuali si colloca in 23a posizione.
In coordinamento con gli altri Istituti europei di statistica, l’Istat da quasi vent’anni documenta lo sviluppo della società dell’informazione in Italia.

Se uno degli obiettivi del programma europeo è di portare entro il 2030 all’80% la quota di popolazione tra 16-74 anni ad avere competenze digitali almeno di base, nel 2023 in Italia solo il 45,9% degli adulti possiede competenze digitali adeguate, il 36,1% insufficienti, e il 5,1%, pur essendo utente di Internet, non ne ha alcuna.

Formazione del personale: in cinque anni +19% 

La quota più elevata di occupati con competenze digitali almeno di base si osserva nei Servizi di informazione/comunicazione e nelle Attività finanziarie/assicurative (circa 80%), mente i settori in cui si osserva il maggior ritardo sono quelli dell’Agricoltura (32,5%) e delle Costruzioni (43,8%).

Nel settore ICT emergono ritardi da parte delle imprese italiane, che durante il 2021 hanno erogato formazione ICT al personale per il 54,7% contro il 65,3 di quelle europee.
La quota di personale che ha seguito attività di formazione in questo ambito tra il 2018-2022 è passata però dal 16,9% al 23,9%. Il progresso è stato notevole (155mila specialisti ICT, +19% rispetto al 2019), ma inferiore rispetto all’insieme dell’Ue27 (+24,1%).

Il Digital gender gap non solo in Italia

Anche in Italia le competenze digitali sono associate alle caratteristiche socioculturali della popolazione.
In particolare, hanno competenze almeno di base il 59,1% dei giovani tra 16-24 anni, contro il 19,4% degli adulti tra 65-74 anni. La distanza tra i più giovani e i più anziani è in linea con la media europea, ma l’Italia presenta valori nettamente inferiori all’Ue27 in tutte le classi d’età. 

Le competenze digitali, poi, sono caratterizzate da una disparità di genere a favore degli uomini in quasi tutti i Paesi europei (Italia, 3,1%). Lo svantaggio femminile, tuttavia, è presente solamente a partire dai 45 anni, mentre fino ai 44 anni le donne risultano possedere maggiori competenze digitali rispetto agli uomini.

Età e grado di istruzione i fattori discriminanti

La diffusione delle competenze digitali è poi più elevata tra gli occupati (Italia 56,9%, media Ue27 64,7%). Ma il principale fattore discriminante insieme all’età è il grado di istruzione: tra le persone con titolo di studio di livello universitario il 74,1% ha competenze digitali almeno di base. Per questo segmento di popolazione il divario con la media Ue27 si riduce a -5,7%, mentre tra chi ha un titolo di studio basso (22,6%) la distanza è di 11 punti percentuali.

L’avere competenze digitali adeguate è un prerequisito per poter cogliere appieno le opportunità offerte dalle ICT nella vita privata, ma anche un elemento essenziale per l’accesso al lavoro e alla riqualificazione professionale. In Italia nel 2023 i disoccupati in possesso di competenze digitali erano il 38,7% rispetto al 47,7% della media Ue27.

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Cybercrime: Facebook usato come esca per “pescare” account business

Lo ha scoperto Kaspersky: i cybercriminali hanno ideato un nuovo metodo per catturare dati degli utenti business e infiltrarsi nei sistemi. Ovvero, sfruttare le funzionalità ufficiali di Facebook e inviare falsi avvisi di sospensione agli account aziendali.
Più in dettaglio, con questo nuovo schema di phishing, i criminali informatici prendono di mira gli account aziendali di Facebook, utilizzando infrastrutture legittime della piattaforma social per inviare e-mail ingannevoli in cui si minaccia di sospendere l’account. Le e-mail malevole, inviate da Facebook, contengono messaggi intimidatori, come ad esempio: “Restano 24 ore per richiedere una revisione. Scopri perché”.

Cliccando sul link dell’e-mail si accede a una pagina Facebook reale che visualizza un avviso simile. L’obiettivo dei criminali è far ‘cadere’ la vittima  dalla pagina Facebook reale a un finto sito Meta.

Un sito di phishing a marchio Meta

Successivamente, l’utente viene infatti reindirizzato a un sito di phishing con il marchio Meta. A questo punto, il tempo a disposizione per risolvere il problema viene ridotto da 24 a 12 ore.
In seguito, il sito di phishing chiede in un primo momento informazioni generiche, seguite dalla richiesta dell’e-mail o del numero di telefono e della password dell’account.

Gli aggressori utilizzano account Facebook compromessi per inviare queste notifiche. Cambiano il nome dell’account con un messaggio minaccioso e l’immagine del profilo con un punto esclamativo, dopodiché creano post che riportano gli account aziendali presi di mira.

Anche le notifiche provenienti da una fonte affidabile potrebbero essere ingannevoli

Poiché la consegna avviene tramite l’infrastruttura di Facebook, le notifiche raggiungono sicuramente i destinatari.
“Anche le notifiche che sembrano legittime e provengono da una fonte affidabile come Facebook possono essere ingannevoli – ha commentato Andrey Kovtun, Security Expert di Kaspersky -. È fondamentale esaminare attentamente i link che vi vengono inviati, soprattutto quando si tratta di inserire dati o effettuare pagamenti. Questo può contribuire in modo significativo alla protezione degli account aziendali dagli attacchi di phishing”.

È infatti fondamentale evitare di aprire i link ricevuti in e-mail sospette. Se è necessario accedere al proprio account aziendale, digitare manualmente l’indirizzo o utilizzare un bookmark.

Mantenere al passo i dipendenti 

Per proteggere l’azienda da un’ampia gamma di minacce, sono disponibili le soluzioni della linea di prodotti Kaspersky Next che offrono protezione in tempo reale, visibilità delle minacce, funzionalità di analisi e risposta EDR e XDR per organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore.
In base alle esigenze attuali, e alle risorse disponibili, è possibile scegliere il livello di prodotto più adatto e migrare facilmente a un altro nel caso in cui i requisiti di cybersecurity dovessero cambiare.

È anche utile investire in ulteriori corsi di cybersecurity per il personale e mantenerlo al passo con le ultime conoscenze.
Grazie alla formazione Kaspersky Expert orientata alla pratica, i professionisti dell’InfoSec possono migliorare le competenze e difendere le aziende da attacchi sofisticati.

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