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Podcast: gli italiani amano “ascoltare” il True Crime

Secondo la ricerca ‘Gli italiani, i podcast e il True Crime’, commissionata da glo, brand di BAT Italia, ad AstraRicerche, l’83,5% degli italiani ogni tanto ascolta un podcast, il 35% li ascolta 4 o più giorni a settimana e il 17,9% ogni giorno. Soprattutto, prima di dormire (34,9%), durante una passeggiata (34,6%), in auto o sui mezzi pubblici (33,1%), mentre cucinano o sbrigano le faccende domestiche (32,5%), durante la pausa pranzo (25,4%), la beauty routine (17%), lo studio o il lavoro (16,4%), o ancora, mentre fanno sport (14,5%).

Grazie alla sua incredibile versatilità il podcast sta conquistando sempre più ascoltatori, trasformando, al contempo, il modo di consumare contenuti. Tra i generi più popolari, il True Crime emerge come il vero protagonista.

Crimine e misteri irrisolti, che passione!

Il True Crime è il secondo genere più apprezzato (37,4%) dopo le storie di vita e crescita personale (42,3%). Tra gli altri argomenti, news e attualità (37,4%), intrattenimento e lifestyle (34,6%), cultura, iibri e cinema (34,4%), scienza (32,0%), viaggi (26,8%), e cucina (22,0%).

Un italiano su 3 è appassionato di storie di crimine e misteri irrisolti, e il 58% ammette di adorare particolarmente questo genere o di essere interessato ad ascoltarlo in futuro.
La passione per il True Crime è particolarmente forte tra le donne, che con il 45% superano gli uomini (30%) nell’ascolto di racconti da brivido. Inoltre, le donne tra 18 e 29 anni sono le vere detective, con il 61% che ascolta regolarmente podcast di questo tipo.

L’importanza della voce narrante

In generale, la comodità del podcast è sicuramente al primo posto, con il 42,8% degli intervistati che apprezza la possibilità di ascoltarli ovunque e in qualsiasi momento.

Un altro aspetto riguarda la varietà dei contenuti, con il 36,5% che li sceglie per scoprire nuove storie e punti di vista diversi. Il 34,5%, poi, trova vantaggioso il fatto che non sia necessario guardare uno schermo per ascoltarli, mentre il 27,7% apprezza la vasta gamma di temi trattati, oltre a considerarli un modo semplice e pratico per restare aggiornati sugli eventi (27,0%).
Anche la qualità della narrazione gioca un ruolo fondamentale, con il 22,5% che è attratto dalla narrazione coinvolgente e il 16,2% che apprezza la voce narrante.

A caccia di novità sul web

Le piattaforme di streaming sono la principale fonte di scoperta di nuovi podcast. Il 52,0% degli utenti si affida infatti a consigli automatizzati, classifiche e pubblicità proposte dalle piattaforme per trovare nuovi contenuti. Seguono i social media, utilizzati dal 45,6% degli ascoltatori, con una prevalenza tra donne nella fascia di età tra 18 e 29 anni.

Anche il passaparola gioca un ruolo importante: il 33,6% degli utenti trova nuovi podcast grazie ai consigli di amici, familiari o conoscenti.
Non meno importante è la ricerca online tramite motori di ricerca, utilizzata dal 29% degli ascoltatori. In particolare, da quelli nella fascia d’età 30-50 anni.

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Mutui, cosa succede? Crescono importi medi, scendono i tassi di interesse 


Nel 2024, il mercato dei mutui ha registrato segnali di ripresa importanti dopo anni di difficoltà. L’importo medio richiesto per un mutuo è cresciuto del 2,5%, arrivando a 148.305 euro, con un picco di 154.021 euro nel mese di dicembre. Secondo i dati del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, la domanda complessiva ha segnato un aumento medio del 12,1% rispetto al 2023, toccando punte del 30% a novembre.

La ripresa è stata favorita dalla riduzione dei tassi di interesse, in particolare sui mutui a tasso fisso, grazie ai tagli progressivi operati dalla Banca Centrale Europea (BCE).

Il ruolo delle surroghe nella riduzione dei costi

Molte famiglie italiane hanno scelto di alleggerire il peso delle rate ricorrendo alle surroghe, che nei primi nove mesi del 2024 hanno registrato un aumento del 19,5%. Questo fenomeno è stato determinato dalla necessità di rinegoziare mutui contratti a tassi variabili durante i periodi di rialzo dei tassi.

Parallelamente, i nuovi mutui erogati hanno subito una lieve contrazione del 4,1%.

Prospettive per il 2025

Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, sottolinea che il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie, accompagnato dalla progressiva riduzione dei tassi di interesse, preannuncia un’ulteriore crescita del mercato dei mutui. Questi fattori, uniti alla stabilizzazione macroeconomica, potrebbero riportare in crescita anche le consistenze complessive.

Importi richiesti e profili dei richiedenti

Nel 2024, la fascia di importo più richiesta è stata quella tra 100.000 e 150.000 euro, rappresentando il 30,6% del totale, seguita dalla fascia 150.000-300.000 euro (28,5%). Soltanto il 5,1% delle famiglie ha optato per mutui superiori a 300.000 euro. Per quanto riguarda la durata, oltre l’80% delle famiglie ha preferito piani di rimborso superiori ai 15 anni, così da mantenere un equilibrio nel bilancio familiare.

Le fasce d’età dei richiedenti

L’analisi demografica mostra che più della metà dei mutuatari appartiene alla fascia di età compresa tra i 25 e i 44 anni. Seguono i richiedenti tra i 45 e i 64 anni, che rappresentano il 32,6% del totale.

Il 2024 segna dunque un punto di svolta per il mercato dei mutui in Italia, con prospettive di ulteriore crescita nel 2025, trainata da tassi di interesse favorevoli e da una ritrovata fiducia dei consumatori.

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Autonoleggio: nel 2024 a breve termine +19%, a lungo termine -17%

Secondo le statistiche elaborate da Dataforce, il 2024 si è rivelato un anno particolarmente complesso per il settore del noleggio a lungo termine (NLT), che registra una flessione significativa rispetto al 2023. Con un calo complessivo di 66.728 unità, -17,68%, il settore passa da 377.429 a 310.701 veicoli.
In netto contrasto, il noleggio a breve termine (NBT), che mostra una performance decisamente positiva.

In sostanza, nel 2024 il settore dell’autonoleggio evidenzia una dicotomia tra il segmento del noleggio a lungo termine e quello a breve termine, con trend opposti che potrebbero segnalare un cambiamento nelle preferenze dei consumatori e nelle strategie aziendali.

Il declino del NLT

Il declino del noleggio a lungo termine interessa quasi tutte le sottocategorie del comparto. Il segmento Top composto dai top player in termine assoluti soffre il maggior calo di immatricolazioni, trascinando al ribasso di fatto l’intero NLT. Su 66.728 immatricolazioni in meno 49.800 sono TOP.Case di qualità in affitto.
Anche il Captive subisce una flessione considerevole (-15.138 unità, -11,62%), mentre la diminuzione del Medium è pari a 3.900 unità (-26,79%).

L’unica nota positiva in questo panorama è rappresentata dalla categoria ‘Altro’, che registra un incremento di 2.110 unità (+103,13%).
Tuttavia, dato il volume relativamente ridotto di questo segmento, l’aumento non è sufficiente a compensare le perdite.

E il successo del NBT

Il comparto NBT registra una crescita complessiva di 12.634 unità (+19,58%), passando da 64.517 a 77.151 veicoli.
Un risultato trainato principalmente dal segmento Top, che vede un aumento di 15.026 unità (+33,24%).
Al netto delle minori immatricolazioni degli altri operatori, rappresenta il 100% dell’incremento di immatricolazioni dei mezzi.
Anche il segmento Medium contribuisce positivamente alla crescita, con un incremento di 1.016 unità (+12,18%). L’unico elemento in controtendenza il segmento ‘Altro’, che registra una flessione di 3.408 unità (-31,08%).

Nonostante questa parziale contrazione, la quota di mercato complessiva del NBT aumenta, raggiungendo il 4,93%, +0,83% rispetto al 2023.
Un risultato positivo, ma ancora lontano dal livello pre-Covid, con 173.172 immatricolazioni nel 2019.

Un comparto in profonda trasformazione

La marcata differenza tra l’andamento dei due comparti può essere interpretata come il segnale di una trasformazione più profonda nelle modalità di fruizione della mobilità.
La crescita del NBT riflette una maggiore propensione dei consumatori verso soluzioni più flessibili e meno vincolanti, influenzata dall’incertezza economica e dalla rapida evoluzione del mercato automobilistico.

Il calo nel NLT potrebbe invece essere legato all’impatto delle politiche di elettrificazione del parco auto, alle incertezze normative e agli effetti della transizione energetica sul mercato automotive.
La significativa contrazione nel segmento Top suggerisce un ripensamento delle politiche di fleet management da parte delle aziende.

Il futuro del mercato dell’autonoleggio per il 2025 si gioca su due fattori chiave: l’applicazione del nuovo sistema di calcolo del fringe benefit e la decisione della UE sulle multe per lo sforamento dei limiti di emissioni nelle nuove immatricolazioni.

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Dove sono i paradisi fiscali? Più vicini di quanto si pensi

Quando si parla di paradisi fiscali, spesso si immaginano isole tropicali lontane. In realtà, i principali paradisi fiscali si trovano molto più vicino, in Europa. Secondo uno studio del World Inequality Lab, i primi cinque includono il Principato di Monaco, il Lussemburgo, il Liechtenstein e le Isole del Canale della Manica.

Solo al quinto posto figurano le Bermuda, l’unico paese extraeuropeo. Questi luoghi, pur avendo una popolazione ridotta, vantano redditi pro capite straordinariamente alti, come evidenziato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

Montecarlo tra le mete preferite

Tra le mete più ambite dai contribuenti italiani figurano Montecarlo e il Lussemburgo. Circa 8.000 italiani hanno scelto di risiedere nel Principato di Monaco, attratti dall’assenza di tasse su redditi e proprietà. Tra loro figurano imprenditori, sportivi e personaggi dello spettacolo.

Parallelamente, in Lussemburgo, sono attive sei banche italiane, decine di fondi d’investimento, istituti assicurativi e multinazionali operanti in Italia. Le stime indicano che tra le residenze fiscali all’estero e l’utilizzo dei paradisi fiscali, il fisco italiano perde ogni anno circa 10 miliardi di euro.

L’impatto sull’economia e la società

Il mancato pagamento delle tasse da parte di grandi imprese e super-ricchi impoverisce il Paese. Le multinazionali usufruiscono di infrastrutture pubbliche – come strade, porti, scuole e ospedali – senza contribuire adeguatamente alla realizzazione e manutenzione. Spesso, queste aziende accedono a incentivi statali e, in caso di crisi, ricorrono a fondi pubblici per sostenere la riorganizzazione, aumentando il peso sulle finanze pubbliche.

Questa situazione riduce la base imponibile, costringendo i contribuenti ordinari a sostenere una maggiore pressione fiscale per finanziare servizi che spesso risultano insoddisfacenti. Se tutti pagassero le tasse dovute, lo Stato potrebbe ridurre il carico fiscale complessivo, garantendo una maggiore equità e risorse per le fasce più deboli.

Le big tech in Italia

Un esempio emblematico è quello delle big tech. Secondo Mediobanca, nel 2022 le prime 25 multinazionali del web attive in Italia hanno generato un fatturato di 9,3 miliardi di euro, ma hanno versato solo 206 milioni di euro di tasse.

I dati Istat mostrano che le multinazionali estere controllano oltre 18.400 società in Italia, un fenomeno che richiede maggiore attenzione per garantire un’equità fiscale e salvaguardare il tessuto economico del Paese.

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Pubblicità: quella online supera quella offline. Piattaforme nelle prime posizioni

Come previsto dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 (Tusma), l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha accertato il valore economico complessivo del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) per l’anno 2022. Tale valore è stato stimato in 19,4 miliardi di euro, pari all’1% del PIL.

Quanto alla distribuzione delle fonti di ricavi che compongo il valore complessivo del SIC, per l’anno 2022 emerge il primato della pubblicità online. Con 6,3 miliardi nel 2022, pari al 32,6% del SIC, la pubblicità online evidenzia una crescita che prosegue a ritmi sostenuti (+55% in due anni), mostrando un divario sempre più pronunciato rispetto alle risorse pubblicitarie sui mezzi tradizionali. Che rispetto all’anno precedente rimangono costanti, per un valore di 4,98 miliardi, il 29,6% del SIC.

Aumentano i ricavi delle offerte televisive a pagamento su Internet

I ricavi derivanti dai fondi pubblici incidono per il 12,2% sul valore del SIC, mentre quelli riferibili alla vendita diretta di prodotti e servizi incidono per il 29,4%.

L’aumento consistente dei ricavi delle offerte televisive a pagamento su Internet si contrappone alla dinamica negativa sia dei ricavi generati dagli abbonamenti alla pay tv satellitare sia degli introiti ottenuti dalla vendita di copie di quotidiani.

Nel 2022 nessuno operatore ha realizzato ricavi superiori al 20% del SIC

Ai fini della trasparenza e della conoscibilità del mercato, sulla base delle informazioni raccolte, e tenuto conto della dimensione complessiva e degli assetti nel SIC, nel provvedimento l’Autorità ha determinato la distribuzione delle quote dei soggetti che operano in esso.
Il provvedimento mette quindi in luce le quote relative dei soggetti che nel 2022 detenevano una quota almeno pari all’1% dei ricavi complessivi del SIC.

Dall’analisi dell’Autorità, con riguardo alle ipotesi che a norma dell’articolo 51 del Tusma costituiscono indici sintomatici di posizioni di mercato potenzialmente lesive del pluralismo, emerge come nel 2022 nessuno degli operatori realizzi ricavi superiori alla soglia del 20%.
Al contempo, si rileva come le quote dei primi due operatori si attestino su valori superiori al 10%, e quelle del terzo e quarto operatore superino l’8%.

RAI e Alphabet/Google ai primi due posti

I soggetti che detengono quote almeno pari all’1% sono dodici e con 13,3 miliardi di euro rappresentano congiuntamente il 69% del SIC. Il restante 31% delle risorse complessive è invece caratterizzato dalla presenza di una platea di soggetti piuttosto ampia, con quote pari o inferiori all’1%.

In tale contesto, la RAI si colloca in prima posizione, con un’incidenza dei propri ricavi sul SIC del 13,1%, mentre Alphabet/Google, con un peso del 11,3% sulle risorse complessive, raggiunge il secondo posto.
Seguono il gruppo Comscast/Sky e il Gruppo Fininvest, con quote di poco inferiori al 10%.

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Google: cosa hanno cercato sul web gli italiani nel 2024?

Come di consueto Google, con il suo report annuale ‘Year in Search’, anche nel 2024 offre uno spaccato affascinante di ciò che più ha stuzzicato la curiosità degli italiani, dalle personalità più in voga alle domande che hanno tormentato il popolo italico. E ancora, dalle mete turistiche più ambite alle ricette più appetitose.
Il 2024 è stato un anno ricco di eventi, con personaggi e tendenze che hanno catturato l’interesse degli italiani.

Non sorprende che il mondo dello spettacolo abbia dominato le ricerche, con Angelina Mango, vincitrice di Sanremo, in cima alla classifica della più cliccata sul motore di ricerca.
La giovane cantante, figlia d’arte, ha conquistato il pubblico con il suo talento e la sua personalità, ma è seguita a ruota da altri artisti sanremesi, come Ghali, Geolier e Mahmood, a conferma del grande interesse per il festival della musica italiana.

Un anno di musica, gossip, sport

Ma non solo note e canzoni: anche il gossip ha avuto il suo peso tra le ricerche su Google, con la curiosità intorno alle vicende sentimentali di alcuni personaggi del talent show ‘Amici’ e l’attenzione mediatica rivolta alla principessa britannica Kate Middleton. 

Ovviamente, lo sport nel 2024 ha giocato un ruolo importante. Le Olimpiadi hanno catalizzato l’attenzione su discipline come la ginnastica artistica, il nuoto artistico e l’arrampicata sportiva. Ma come spesso accadde, il calcio ha fatto parlare di sé, con tante ricerche legate a episodi controversi e all’esonero di allenatori.

Dall’attualità ai temi sociali alle… ricette

Quanto all’attualità internazionale, non sono mancate le innumerevoli preoccupazioni. Lo dimostrano le ricerche sul conflitto tra Israele e Iran e le tensioni in Medio Oriente.
Ma gli italiani si sono interrogati anche su temi sociali, come dimostra l’interesse per il significato di termini o frasi come ‘intersessuale’ e ‘stop al genocidio’.

Dalle mete turistiche alle ricette, dalle tendenze moda al make-up, Google ci svela un’Italia desiderosa di esplorare, sperimentare e prendersi cura di sé.
Durazzo, Gubbio, Shanghai: le ricerche di itinerari e consigli di viaggio riflettono la voglia di scoprire nuove culture e paesaggi. E in cucina, la passione per la tradizione si affianca alla curiosità per le novità, con ricerche che spaziano dalle lenticchie ai crumble cookies agli spatzle.

Moda, clima e sostenibilità

E poi c’è la moda: immancabile la ricerca di outfit per ogni occasione, dal matrimonio alle grotte di Frasassi, e il make-up, con tendenze che vanno dal latte make-up al clean-girl-look.

Il report ‘Year in Search’ però non si limita a fotografare il presente, ma offre anche uno sguardo al futuro.
L’interesse per il clima e gli uragani riflette la crescente preoccupazione per l’ambiente, riferisce Adnkronos. E le ricerche sui progressi contro il cambiamento climatico testimoniano la volontà di informarsi e agire per un futuro più sostenibile.

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Richieste di mutui in aumento: +14% nel 2024

La conferma arriva dai risultati dell’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it:  dal mercato dei mutui arrivano nuovamente segnali positivi.

Nei primi dieci mesi del 2024 le richieste di finanziamento per l’acquisto di un immobile raccolte online sono infatti aumentate del 14% rispetto allo stesso periodo del 2023. Ma notizie positive provengono anche dal mercato immobiliare.
Nel secondo trimestre 2024, a quanto riferiscono i dati dell’Agenzia delle Entrate, le compravendite di abitazioni hanno registrato un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Importo medio, +5% e valore medio dell’immobile, +4%

Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi dieci mesi del 2024 è stato pari a 133.923 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Cresce anche il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 208.495 euro (+4%).

In lievissimo incremento anche l’età degli aspiranti mutuatari, dato che va letto anche alla luce dell’incremento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 21% del 2023 al 29% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

Finanziamenti prima casa: stabili età dei richiedenti e durata del piano di ammortamento

Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che l’importo medio richiesto nei primi 10 mesi del 2024 è stato pari a 138.745 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In crescita anche il valore medio dell’immobile, che ha raggiunto 190.861 euro (+2,4%).

Rimangono sostanzialmente stabili, l’età media del richiedente (37 anni e mezzo) e la durata del piano di ammortamento (26 anni).
Dal punto di vista dell’offerta, i primi dieci mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi. Secondo le simulazioni di Facile.it, oggi per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,71%, con rata di 579 euro.

Mutui green sono i più convenienti

Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,40% e una rata di 559 euro. Per la surroga, invece, il miglior TAN disponibile online è pari al 2,49% (rata di 565 euro).

Per quanto riguarda i tassi variabili, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano elevati anche se in lenta discesa. Per un mutuo medio variabile da 126.000 in 25 anni (LTV 70%), a gennaio 2022 la rata era pari a 456 euro, a novembre 2024 è arrivata a 693 euro.

Oggi le migliori offerte online, per un mutuo medio, partono da un tasso (TAN) del 3,81%, con una rata di 645 euro. Per gli immobili di classe A o B i valori partono da 3,61%, con una rata di 631 euro.

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Retail: aspettative e desideri della GenZ nel mondo della distribuzione

Per i giovani dai 14 ai 29 anni il punto vendita fisico ha ancora un ruolo cruciale: è un luogo di ispirazione ed esperienza, deve far ‘respirare’ un’aria di tecnologia e innovazione. E la forte attenzione all’ottimizzazione delle risorse finanziarie non ha tanto il significato di scegliere i prodotti più economici, ma quello di investire al meglio il proprio denaro.

Insomma, con le sue caratteristiche uniche la GenZ sta ridefinendo il panorama dello shopping.
Emerge da ‘La GenZ e i Retailer’, la ricerca condotta da Ipsos in collaborazione con il Retail Institute Italy per fare luce su desideri, sfide, aspettative di questa generazione sfuggente e mutevole. 

Un fondamentale bisogno di essere sorpresi

L’atteggiamento nei confronti dei retailer è influenzato da tre bisogni legati a elementi di contesto: la grande mole di informazioni a cui i giovani accede, il progressivo diminuire del potenziale di spesa, la possibilità di essere creatori di contenuti.
Tutto questo si riflette in un fondamentale bisogno di essere sorpresi e ingaggiati.

In un mondo ricco di informazioni, la GenZ cerca una bussola per navigare le infinite opzioni a disposizione. Passaparola e influencer giocano un ruolo chiave in questo senso, con il 36% che condivide opinioni con amici e familiari.
Tuttavia, è nel negozio fisico che il 57% cerca informazioni e acquista prodotti per la cura personale, mentre il 49% si lascia guidare dall’istinto, esplorando gli spazi, e mosso dalla pura curiosità.

Informarsi e programmare: due passaggi rilevanti

Nei negozi la GenZ cerca competenze specifiche e un approccio personalizzato con una preferenza per il personale giovane, ritenuto più aggiornato sulle ultime novità. Questo dimostra come il rapporto umano sia ancora fondamentale per guidare le scelte di acquisto.

Inoltre, la GenZ pianifica gli acquisti: la ricerca di informazioni ha infatti anche l’obiettivo di trovare le modalità per ottimizzare il budget. La pianificazione diventa, quindi, cruciale. Tanto che l’88% consulta i volantini promozionali prima di fare la spesa, e il 55% sceglie il negozio proprio in base a queste informazioni.
Questa attenzione al risparmio si traduce anche in comportamenti volti a ridurre gli sprechi, come la preferenza per frutta e verdura sfusa (58%) o l’acquisto di prodotti freschi ai banchi serviti (50%).

Bisogno di personalizzazione

Nel settore tecnologico, cresce l’interesse per i prodotti ricondizionati, ma il 36% dei GenZ ritiene che l’area dedicata a questi prodotti sia sottodimensionata. Nell’abbigliamento, invece, è il second hand a guadagnare popolarità, apprezzato sempre dal 36% per l’unicità e la sostenibilità.

Quanto ai brand, i giovani consumatori si aspettano che offrano esperienze di acquisto su misura poiché desiderano essere ‘conosciuti’ a fondo.
Nel settore alimentare, ad esempio, cercano programmi fedeltà personalizzati e offerte calibrate su esigenze specifiche. Nell’ambito dell’abbigliamento e della cura personale, più di un giovane su tre desidera un’offerta più ampia dedicata all’uomo. Anche le catene di ristorazione sono chiamate a rispondere a questa esigenza, proponendo menu inclusivi che tengano conto delle diverse scelte etiche e culturali.

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Cosa vogliono oggi i consumatori? Efficienza e servizi digitali

Cosa cercano oggi i consumatori? Vogliono esperienze d’acquisto efficienti, rapide e digitalmente integrate. Lo scenario emerge dall’indagine condotta da BVA Doxa sui “Consumer trend e le evoluzioni dei bisogni nel retail”, presentata in occasione del Forum Retail, evento di IKN Italy per i professionisti del settore.

La ricerca evidenzia che il 70% degli italiani desidera, in futuro, esperienze d’acquisto innovative, capaci di offrire non solo praticità ma anche coinvolgimento emotivo.

Creare “momenti epic”

Uno degli elementi chiave per garantire la soddisfazione dei clienti è creare esperienze che superino le loro aspettative, i cosiddetti “momenti EPIC”. L’obiettivo è quello di instaurare una relazione stabile tra il consumatore e il marchio, puntando su momenti memorabili che possano lasciare un’impressione positiva e duratura.

Questa attenzione verso la qualità dell’esperienza è cruciale per costruire una relazione di lungo termine con il cliente.

L’esperienza d’acquisto deve essere fluida e personalizzata 

Il consumatore moderno si aspetta un’esperienza fluida e coerente lungo tutte le fasi del processo d’acquisto, dall’online al negozio fisico, con un’attenzione speciale alla continuità tra i diversi canali. L’88% degli intervistati ha espresso l’esigenza di una maggiore integrazione, con particolare attenzione alla possibilità di muoversi agevolmente tra online e offline.

Inoltre, il 75% dei clienti richiede proposte sempre più personalizzate; per ottenerle, il 63% degli utenti è disposto a condividere i propri dati, ma solo con quei brand di cui si fida, riconoscendo la necessità di uno scambio reciproco di valore.

Servizi digitali nel retail

L’analisi della ricerca rivela che l’adozione di un ampio ventaglio di servizi digitali è fondamentale per migliorare l’esperienza d’acquisto. Nel settore fashion e in quello pet, i consumatori richiedono opzioni di pagamento digitali, sistemi di pagamento veloci o senza cassa, smart display, totem informativi e servizi di consegna a domicilio.

Questi strumenti contribuiscono a semplificare e arricchire l’esperienza di acquisto, rendendo indispensabili per i retailer la facilità e la completezza dell’ecosistema di servizi offerti.

Il ruolo centrale del fattore umano  

Un aspetto rilevante emerso dalla ricerca è l’importanza del fattore umano, soprattutto in settori specifici come fashion e pet. Nel settore della moda, l’86% dei consumatori ritiene che la preparazione e l’empatia del personale di vendita siano determinanti nella scelta del punto vendita.

Tale percentuale cresce al 92% per il settore pet, dove l’interazione personale risulta essenziale per soddisfare le esigenze dei clienti, ormai sempre più attenti alla cura e al benessere degli animali domestici, considerati a tutti gli effetti membri della famiglia.

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Perché le imprese green affrontano meglio le crisi?

Nel quinquennio 2019-2023 sono state 571.040 le imprese che hanno effettuato eco-investimenti, pari al 38,6% del totale, quindi, più di 1 su 3.
Sotto il profilo dell’occupazione, alla fine dello scorso anno le figure professionali legate alla green economy rappresentavano il 13,4% degli occupati totali (3.163mila unità).

Secondo i dati emersi dalla quindicesima edizione del Rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola, nel 2023 i nuovi contratti attivati di queste figure sono stati 1.918.610, il 34,8% dei contratti totali previsti nell’anno (circa 5,5 milioni), +102.490 unità rispetto alla precedente rilevazione.
Quanto alla richiesta di competenze e cultura green, nel 2023, le conoscenze green sono state ritenute necessarie nel 79,4% dei contratti attivati.

L’area più interessata è la logistica

Tra le aree aziendali più interessate sul totale delle attivazioni rientrano le aree di logistica (88,8%), progettazione e sviluppo (86,7%) e aree tecniche (80,2%).

A livello territoriale, la rilevazione 2023 evidenzia la marcata crescita delle attivazioni di green jobs nel Centro, +12,6% rispetto al 2022, pari a 40.910 unità in più.
Il primato per numero di attivazioni resta però al Nord-Ovest, con 622.270 attivazioni green nel 2023 (+4,0%), seguito da Sud e Isole (475.720 attivazioni, +4,9%) e dal Nord-Est (456.110, +3,5%). 

Italia in testa sul fronte recupero di materia

Secondo Eurostat, la capacità nell’avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) in Italia ha raggiunto il 91,6% (2022), un tasso di gran lunga superiore alle altri grandi economie europee, Germania (75,3%), Francia (79,9%) e Spagna (73,4%), e alla media UE-27 (57,9%).
Con un tasso di riciclo effettivo al 75,3%, l’Italia si conferma leader del riciclo in Europa per i rifiuti di imballaggio, raggiungendo in anticipo gli obiettivi fissati dalla normativa.

Quanto alle filiere più virtuose nel riciclo, nel 2023 primeggiano la carta (tasso di riciclo al 92,3%), il vetro (77,4%) e l’acciaio (87,8%).
La filiera degli imballaggi in plastica e bioplastica (48%) è il settore con il più rapido tasso di crescita. Con il riciclo organico della plastica biodegradabile e compostabile sono state riciclate oltre 44 mila tonnellate. 

Al top per fonti rinnovabili

Per quanto riguarda l’avvio a riciclo, di particolare interesse l’attività di recupero di pneumatici fuori uso, che ha permesso nel 2023 di risparmiare oltre 81 milioni di euro sull’importazione di materie prime ed evitare emissioni in atmosfera per 297 mila tonnellate di CO2.
Trend positivo per l’Italia anche nelle installazioni da fonti rinnovabili che nel 2023 toccano 5,7 GW.

Importante la spinta del fotovoltaico, che ha contribuito a far entrare l’Italia nella top 10 dei migliori mercati fotovoltaici al mondo per nuovi impianti installati. Una crescita ulteriormente supportata dal completamento a fine 2025 del più grande impianto di produzione di celle e moduli PV bifacciali ad alte prestazioni d’Europa a Catania.

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