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PA digitale: il ruolo del Cloud nell’adozione dei software gestionali

Nel 2023 il 94% dei Comuni italiani ha presentato piani di migrazione al Cloud nell’ambito del PNRR. Secondo la ricerca realizzata dall’Osservatorio Agenda Digitale in collaborazione con AssoSoftware, il 68% degli enti comunali detiene tutto il proprio portafoglio di software gestionali sul Cloud.

Il PNRR ha segnato un punto di svolta, ma la strada è ancora lunga per una piena trasformazione della PA. E i software gestionali sono un tassello fondamentale nell’erogazione di servizi digitali efficaci a cittadini e imprese.
Ma qual è il livello di maturità della PA nell’utilizzo di soluzioni gestionali? E quale il rapporto con il livello di digitalizzazione dei servizi erogati a cittadini e imprese dal comune?

La maturità digitale dei Comuni italiani

L’Osservatorio Agenda Digitale ha identificato tre gruppi di Comuni: il 36% risulta in uno stadio iniziale del percorso, con alcuni processi ancora non completamente digitalizzati e poca visione sulla necessità di un cambiamento organizzativo. Il 28% è invece nel pieno del percorso di adozione dei software gestionali e trasformazione dei processi, probabilmente anche su spinta dei fondi PNRR per la digitalizzazione.
Un ulteriore 36% è già in una fase di utilizzo avanzato delle soluzioni.

L’Osservatorio Agenda Digitale ha elaborato un indice che analizza la capacità degli enti territoriali di erogare servizi completamente digitalizzati a cittadini e imprese. In particolare, sono state identificate tre classi di Comuni in base alla digitalizzazione del front office e del back office dei servizi all’utente: un 35% di comuni trainanti, un 33% di comuni in transizione e il restante 32% all’inizio della propria trasformazione digitale.

Un percorso di adozione a due velocità

Insomma, la PA si muove a due velocità differenti nel percorso di adozione di software gestionali. A quanto è emerso durante il convegno Il software gestionale in Italia: la fotografia della Pubblica Amministrazione, a cura degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, AssoSoftware e Osservatorio Agenda Digitale, nel 2023 solo un terzo dei Comuni di piccole dimensioni ha formato tutto il personale a questo riguardo, contro il 46% di quelli medio-grandi.

I Comuni con più di 20.000 abitanti tendono a personalizzare maggiormente le soluzioni software per rispondere a esigenze di processo, ma solo nel 26% dei casi hanno rivisto tutti o parte dei processi per adattarli ai flussi di attività proposti dalle applicazioni. Oltre la metà dei piccoli Comuni, invece, non ritiene necessari cambiamenti a seguito dell’introduzione di software gestionali.

Gli applicativi più diffusi

In generale, nella PA i software di gestione amministrativa e contabile superano l’80% di diffusione, seguiti da gestione documentale&workflow e gestione risorse umane (oltre il 60%).
Meno frequente l’utilizzo di soluzioni per la gestione della relazione con il cittadino (56%) e la pianificazione e controllo (36%)

Per il 71% dei Comuni i principali benefici derivanti dall’adozione di queste soluzioni, riguardano una maggiore visibilità e tracciabilità dei processi la qualità e l’efficienza degli stessi (69%). E la riduzione degli errori (63%) con impatti diretti sulla rapidità di risposta al cittadino.

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Intelligenza artificiale in azienda? Sì, ma i dipendenti non la sanno usare

Il 17% dei lavoratori italiani ammette di utilizzare strumenti di Intelligenza Artificiale generativa sul luogo di lavoro. Tuttavia, il 49% di questi lo fa senza aver ottenuto l’approvazione formale da parte del datore di lavoro. Un’analisi più approfondita rileva che molte persone utilizzano tali strumenti senza ricevere formazione, supporto o approvazione aziendale adeguati.

Insomma, i dipendenti usano l’intelligenza artificiale, ma senza conoscerla e soprattutto senza avere consapevolezza dei rischi e dei limiti di questa tecnologia. Sono alcuni dei risultati dell’ultima indagine condotta da Salesforce, denominata “Le promesse e le insidie dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro”. La ricerca ha coinvolto oltre 14.000 lavoratori dipendenti in 14 paesi, di cui 1.002 rispondenti provenienti dall’Italia.

Etica e sicurezza

I temi più dibattuti sono l’etica e la sicurezza nell’uso dell’Intelligenza Artificiale. Anche chi impiega questi strumenti senza le dovute autorizzazioni, riconosce la necessità di un utilizzo “corretto” della tecnologia e auspica l’adozione di programmi ufficialmente approvati dalle rispettive aziende.

Ancora oggi, però, non sono rari i casi di pratiche discutibili, come attribuirsi indebitamente il lavoro svolto dall’Intelligenza Artificiale o mentire sulle proprie competenze nell’uso di tali tecnologie.

La metà dei lavoratori italiani “mente”

In Italia, il 54% degli intervistati ha presentato come proprio il lavoro svolto dall’IA, mentre il 29% simula competenze più avanzate per ottenere nuove opportunità professionali. La responsabilità, però, non è solo dei dipendenti: a livello globale  quasi sette lavoratori su dieci non hanno ricevuto una formazione adeguata sull’utilizzo sicuro ed etico degli strumenti di Intelligenza Artificiale generativa. In Italia, solo il 23% dei lavoratori ha ricevuto tale formazione.

Mancano le policy aziendali…

Un’ulteriore criticità è rappresentata dalla mancanza o dall’ambiguità delle policy aziendali in materia di Intelligenza Artificiale generativa. A livello globale, l’87% dei lavoratori nel settore sanitario lamenta politiche poco chiare o addirittura inesistenti. Si tratta di un problema particolarmente rilevante in questo ambito, poichè si “maneggiano” dati sensibili.

… e servono competenze specifiche

La ricerca indica anche che i lavoratori riconoscono l’importanza di acquisire competenze specifiche per migliorare la propria posizione professionale. Il 37% degli intervistati italiani crede che ciò renderebbe il proprio profilo più appetibile, mentre il 46% è attratto da aziende all’avanguardia nell’uso dell’IA.
Vanessa Fortarezza, Country Leader di Salesforce per l’Italia, sottolinea che, nonostante l’adozione crescente dell’Intelligenza Artificiale, è cruciale investire nella formazione dei dipendenti e stabilire linee guida chiare. Solo così i lavoratori potranno affrontare i rischi associati all’Intelligenza Artificiale e sfruttarne le innovazioni per potenziare la propria carriera. 

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Nuove regole per gli influencer: l’Agcom avvia un tavolo tecnico

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di intervenire per regolamentare l’attività degli influencer.
A seguito di una consultazione pubblica ampiamente partecipata, nella riunione del 10 gennaio 2024 il Consiglio dell’Agcom ha approvato all’unanimità le Linee guida volte a garantire il rispetto da parte degli influencer delle disposizioni del Testo unico sui servizi di media audiovisivi. 

Definiti dall’Autorità soggetti che creano, producono e diffondono al pubblico contenuti audiovisivi tramite piattaforme per la condivisione di video e social media, e sui quali esercitano responsabilità editoriale, gli influencer sono sempre più rilevanti nel mercato audiovisivo italiano. Per questo motivo, si è reso necessario intervenire soprattutto per tutelare i consumatori.

Linee guida specifiche

Ferma restando la disciplina nazionale e la regolamentazione dell’Autorità in materia di contenuti generati dagli utenti distribuiti su piattaforme di condivisione video, le Linee guida definiscono un insieme di norme indirizzate agli influencer operanti in Italia.

Nel nostro paese gli influencer raggiungono almeno un milione di follower sulle varie piattaforme o social media su cui operano, e hanno superato su almeno una piattaforma o social media un valore di engagement rate medio pari o superiore al 2%.
In pratica, hanno suscitato reazioni da parte degli utenti, tramite commenti o like, in almeno il 2% dei contenuti pubblicati.

Stabilito un codice di condotta

Le previsioni delle Linee guida, riguardano, in particolare, le misure in materia di comunicazioni commerciali, tutela dei diritti fondamentali della persona, dei minori e dei valori dello sport, prevedendo un meccanismo di richiami e ordini volti alla rimozione o adeguamento dei contenuti. 

In caso di contenuti con inserimento di prodotti, gli influencer sono tenuti a riportare una scritta che evidenzi la natura pubblicitaria del contenuto in modo prontamente e immediatamente riconoscibile. 

Le Linee guida dispongono, inoltre, l’avvio di un Tavolo tecnico per l’adozione di un codice di condotta che definisca le misure a cui gli influencer si dovranno attenere.
Il codice sarà redatto nel rispetto dei principi che informano le Linee guida, e prevedrà sistemi di trasparenza e riconoscibilità degli influencer che dovranno essere chiaramente individuabili e contattabili. 

Adattarsi alle norme europee

Al Tavolo tecnico parteciperanno anche soggetti che solitamente non rientrano nel perimetro normativo e regolamentare dell’Autorità, quali quelli che popolano il mondo dell’influencer marketing, quindi non solo influencer, ma anche soggetti che operano quali intermediari tra questi e le aziende.

Ciò permetterà di recepire le istanze di questi soggetti e di indirizzarne l’azione, avvalendosi delle buone prassi in materia, verso il rispetto delle regole.
L’iniziativa è in linea con altre iniziative nazionali adottate da altri Stati membri dell’Unione, e con le analisi e le soluzioni proposte in relazione alle attività degli influencer dal Gruppo dei regolatori europei dell’audiovisivo – ERGA. 

I vantaggi dell’aria condizionata canalizzata

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione ideale per le abitazioni di grandi dimensioni, un sistema che permette di distribuire l’aria climatizzata in modo uniforme in tutti gli ambienti.

A breve ci concentreremo sui vantaggi di un impianto di questo tipo, ma cominciamo con lo spiegare meglio cosa sia un l’aria condizionata canalizzata e come sia possibile far installare questo tipo di soluzione in casa.

Cosa è un impianto di aria condizionata canalizzata?

Un impianto di aria condizionata canalizzata è un sistema di climatizzazione che utilizza una rete di canali per distribuire l’aria climatizzata in tutti gli ambienti di un’abitazione, ufficio o locale commerciale.

L’impianto è composto da un’unità esterna, che contiene il compressore e il condensatore, e da una unità interna, che distribuisce l’aria climatizzata nelle varie stanze.

L’unità esterna è solitamente posizionata sul tetto o in un locale tecnico. L’unità interna, invece, è da posizionare in casa in un vano “nascosto” ma facilmente accessibile per un eventuale tecnico che dovrà effettuare una manutenzione.

I canali sono realizzati in materiale isolante, in modo da evitare la dispersione di calore o di freddo, e sono sono collegati all’unità interna attraverso delle bocchette di ventilazione.

Per installare un impianto di aria condizionata canalizzata è necessario realizzare un controsoffitto, ovvero una struttura che viene installata sul soffitto esistente, in modo da creare un vano dove possano essere posizionati i canali e le bocchette.

Il controsoffitto “riduce” l’altezza del soffitto, ma è necessaria per poter installare l’impianto di aria condizionata canalizzata.

Distribuzione uniforme dell’aria

L’aria condizionata canalizzata è l’unica soluzione che permette di distribuire l’aria climatizzata in modo uniforme in tutti gli ambienti di un’abitazione.

A differenza dei sistemi split, che richiedono un’unità esterna per ogni stanza, l’aria condizionata canalizzata ha un’unica unità esterna che distribuisce l’aria attraverso una rete di canali.

Questo sistema garantisce una temperatura costante in tutta la casa, senza sbalzi termici tra una stanza e l’altra.

Il grande vantaggio è quello di avere una temperatura uniforme in tutta la casa, senza quei fastidiosi sbalzi termici quando si passa da una stanza all’altra.

Silenziosità

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione molto silenziosa, grazie alla presenza di un’unica unità esterna che è posizionata in un locale isolato. Questo permette di godere del comfort dell’aria condizionata senza essere disturbati dal alcun tipo di rumore.

Tra l’altro quello della silenziosità è un vantaggio non indifferente soprattutto se vivi in condominio e vuoi evitare di disturbare i vicini.

Risparmio energetico

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione più efficiente rispetto ai sistemi split, in quanto richiede meno energia per distribuire l’aria climatizzata in tutta la casa. Ciò si traduce in un risparmio economico non indifferente, oltre che in un minor quantitativo di CO2 prodotta.

Design moderno

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione dal design moderno, in quanto prevede la presenza di controsoffitti che sono in grado di dare un aspetto più moderno e accattivante ad ogni ambiente. Dunque possiamo dire che la climatizzazione canalizzata è in grado di influire positivamente anche sul design di casa.

Filtrazione dell’aria

Gli impianti di aria condizionata canalizzata sono dotati di filtri che bloccano il polline e le sostanze inquinanti. Questo contribuisce a migliorare la qualità dell’aria all’interno di un appartamento o ufficio, riducendo il rischio di allergie e altri problemi respiratori.

Si tratta di un aspetto non indifferente considerando che l’aria ad essere filtrata e “ripulita” sarà quella dell’intero immobile e non soltanto quella di una singola stanza.

Conclusione

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione che offre numerosi vantaggi per abitazioni di grandi dimensioni, uffici e locali commerciali.

Se stai pensando di far installare un impianto di climatizzazione, l’aria condizionata canalizzata è certamente una scelta da prendere in considerazione.

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Gli italiani al ristorante vogliono la doggy bag

Mentre alla Camera si discute la proposta di legge per rendere obbligatorie le doggy bag nei ristoranti, secondo i i nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, quasi un italiano su 2, il 47% degli intervistati, chiede di trovare di default la doggy bag al ristorante.
Uno su 3, il 32%, consiglia di dotarsi di bag riutilizzabili ed eco-compatibili. E il 26% suggerisce ai ristoratori di fornire un opuscolo con consigli per il consumo a casa degli avanzi e la creazione di nuovi piatti a partire dal cibo avanzato.

Solo una minima parte dei consumatori italiani, il 5 %, suggerisce invece di ridurre le porzioni servite.
Soltanto il 3% non accetterebbe di portarsi a casa il cibo avanzato. Ma per la maggioranza degli italiani la doggy bag non è più un tabù.

“Non chiamiamole borse per il cane”

I dati della ricerca sono stati resi pubblici da Andrea Segré, l’economista e divulgatore, fondatore del movimento e della campagna Spreco Zero. Con una raccomandazione importante: “non chiamiamole doggy bag, borse per il cane – spiega all’Ansa Segré – perché si rischia di togliere valore al gesto del recupero del cibo e di scoraggiare il recupero. Con il Ministero dell’Ambiente, qualche anno fa, abbiamo proposto il termine family bag, che restituisce una visione anche domestica della prevenzione dello spreco alimentare”.

Una buona pratica comune contro lo spreco di cibo

I dati Waste Watcher International del 2023 stimano uno spreco domestico pro-capite settimanale di circa 500 grammi.
I tempi sono quindi maturi perché questa pratica diventi consuetudine nei ristoranti italiani, senza bisogno di chiederla, come appunto una buona pratica comune.

La parola chiave, anche in questo caso, è prevenzione, ovvero, evitare di lasciare gli avanzi nel piatto. Si pone però un problema di cui nessuno parla: chi paga i costi della bag?
Se si vuole essere sostenibili la bag dovrà essere in materiale perfettamente riciclabile, e è a totale carico del ristoratore “la vedo assai difficile”, commenta Segré.

Ma chi paga il costo del contenitore?

“Mentre se la deve pagare il consumatore, con l’incremento dei costi, è ancora peggio – aggiunge l’economista -. Per evitare costi troppo elevati nella fornitura della family bag un’idea condivisa dal 32% degli intervistati è proporre confezioni, buste che possono essere riutilizzate dal cliente, ad esempio sacchetti di stoffa. Prima di presentare questo tipo di progetti bisognerebbe interrogarsi perché finora gli altri non hanno funzionato”.

Intanto, il 5 febbraio sarà la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, durante la quale sarà lanciato il nuovo Osservatorio sugli sprechi nella ristorazione italiana, attraverso l’app istituzionale ‘Sprecometro’, scaricabile gratuitamente da tutti.

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Tecnologia di consumo, primi segni di ripresa

Il Consumer Electronics Show (CES), tra gli eventi più significativi nel panorama tech globale, inaugura il nuovo anno delineando prospettive incoraggianti per il mercato dei beni di consumo tecnologici e durevoli (T&D). Gli esperti di GfK hanno fatto un’analisi sulle performance dell’anno precedente e sulle tendenze emergenti, annunciando un’aspettata inversione di tendenza positiva per il 2024.

Le sfide del 2023 e le prospettive per il 2024 

Il 2023, caratterizzato da crisi su più fronti, non ha rispettato le aspettative di ripresa per il mercato globale della Tecnologia di Consumo. L’inflazione in crescita, la saturazione post-pandemica, le tensioni geopolitiche e la persistente incertezza dei consumatori hanno contribuito a un declino del mercato Tech globale del -3% rispetto al 2022.

Nonostante ciò, il fatturato complessivo rimane sopra i livelli pre-pandemici del 2019, grazie alle solide performance dei settori IT & Office (+16%) e Piccolo Elettrodomestico (+21%), mentre l’Elettronica di Consumo ha mostrato una tenuta più debole.

Trend del mercato T&D

Il prezzo e la fascia premium sono emersi come driver di crescita nel 2023. L’indagine internazionale GfK Consumer Life ha evidenziato l’importanza crescente del prezzo nelle decisioni d’acquisto. Retailer e produttori hanno risposto con periodi promozionali più estesi e una maggiore offerta di prodotti scontati, consentendo ai consumatori di accedere a prodotti premium a prezzi più accessibili.

Si sono viste coesistere fasce di mercato sensibili al prezzo con consumatori top spending, mantenendo elevate le performance dei prodotti premium.

Previsioni positive per il nuovo anno

Dopo due anni di declino, le proiezioni GfK indicano una moderata ripresa del mercato globale della Tecnologia di Consumo nel 2024. L’ottimismo si deve ad alcuni fattori chiave. Il primo, è il ciclo di sostituzione. A quasi quattro anni dall’inizio della pandemia, i cicli di sostituzione dei prodotti, in particolare smartphone e PC portatili, potrebbero spingere la crescita del comparto Telecom, con un’attenzione maggiore verso i dispositivi di fascia alta.

In secondo luogo, i grandi eventi sportivi come i Giochi Olimpici e i Campionati europei di calcio nel 2024 potrebbero stimolare una maggiore domanda di Elettronica di Consumo, in particolare televisori. Ancora, le differenze regionali nel settore Tech, già evidenti nel 2023, potrebbero accentuarsi nel 2024, con il PIL in crescita in aree emergenti come l’India, mentre Cina e Stati Uniti potrebbero rallentare.

Quarto e ultimo fattore è l’inflazione. Un previsto calo dell’inflazione a livello internazionale nel 2024 potrebbe migliorare la fiducia dei consumatori, sebbene i tassi di interesse rimangano elevati.

Raccomandazioni per il futuro

Ines Haaga, esperta GfK per il settore Tech & Durables, suggerisce che, nonostante il prezzo rimarrà un criterio di acquisto fondamentale, non sarà l’unico ago della bilancia nella concorrenza.
Retailer e produttori dovrebbero concentrarsi sul valore del proprio brand agli occhi dei consumatori e puntare su prodotti che offrano un giusto rapporto qualità-prezzo.

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e-commerce: i consigli per uno shopping natalizio sicuro

L’anno passato l’FBI ha riferito che 10,3 miliardi di dollari sono stati persi a causa della criminalità online.
Proteggersi dalle potenziali minacce online è essenziale anche, e soprattutto, durante gli acquisti per le festività. Lo shopping sul web è una delle modalità più innovative e convenienti per acquistare prodotti. Tuttavia, l’e-commerce può risultare anche una scelta rischiosa.

Se non si presta molta attenzione si può facilmente cadere vittime di truffe e attacchi cyber, che mirano a rubare dati personali e denaro.
Non solo, è possibile farsi ingannare da false offerte e non ottenere il regalo acquistato in tempo per Natale.
Insomma, con il progredire della tecnologia, aumentano anche i rischi di truffe. Per questo Acronis ha pensato di condividere alcuni consigli per poter acquistare online in sicurezza.

Prima regola: installare un antivirus completo e affidabile

Per garantire una protezione completa su tutti i dispositivi collegati la prima regola e dotarli di un antivirus completo e affidabile. La seconda, è controllare due volte l’URL del venditore e visitare solo siti web sicuri e affidabili.
I siti web sicuri mostrano un lucchetto prima dell’URL nel browser, a dimostrazione dell’installazione della crittografia SSL (Secure Sockets Layer). In questo caso, l’indirizzo del sito web inizia con HTTPS.

È importante anche utilizzare password non banali, l’autenticazione a due fattori, e tutelare i propri dati personali utilizzando la protezione dell’identità.

I ladri informatici sono pronti a rubare tutto ciò che possono, quindi, tenere al sicuro tutti i dati, non solo quelli della carta di credito.

Pagare solo con servizi di pagamento accertati

Dubitare poi delle e-mail che affermano di provenire da rivenditori famosi, come Amazon, Walmart o Mediaworld. Verificare sempre la loro autenticità prima di cliccare su qualsiasi link, poiché potrebbe trattarsi di phishing.
Fare anche attenzione alle e-mail inaspettate di vecchi amici che contengono link e allegati, perché potrebbero portare a qualcosa di ‘diverso’: non aprirle mai!

E assicurarsi di avere una protezione attiva e aggiornata sui dispositivi: spesso infatti l’antivirus è installato, ma non è aggiornato.
Utilizzare, poi, sempre e solo servizi di pagamento online sicuri, come PayPal, Stripe, carte di credito prepagate o che offrono una protezione aggiuntiva.

Verificare le condizioni di spedizione

Per evitare l’accesso non autorizzato alle informazioni sensibili non utilizzare reti Wi-Fi pubbliche. Assicurarsi, quindi, di avere una connessione Wi-Fi privata e protetta.

Ricordarsi di verificare le condizioni di spedizione della specifica azienda o del venditore: alcuni commercianti addebitano spese di spedizione esorbitanti, trasformando un potenziale affare in un errore costoso. Verificare anche se il venditore fornisca tracciabilità della spedizione e assicurazione. E informarsi sui loro vettori. Se l’articolo non viene spedito entro due settimane è il caso di insospettirsi.

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Finanziamenti alle startup: nel 2023 superano 1,1 miliardi

Secondo i dati dell’Osservatorio Startup Hi-tech, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem, gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia nel 2023 ammontano a 1,13 miliardi di euro.  Ma risultano in contrazione del -39% rispetto ai 1,86 miliardi del 2022, e sono leggermente inferiori anche ai 1,39 miliardi del 2021.

Alla luce del calo generalizzato degli investimenti a livello globale i dati confermano comunque la solidità dell’ecosistema italiano, evidenziando al contempo l’assenza dei grandi round di finanziamento sopra i 100 milioni che avevano caratterizzato lo scorso biennio.

Dati in linea con quelli internazionali

“È necessario – commenta Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Hi-Tech – inquadrare la significativa decrescita registrata nel 2023 nello scenario macroeconomico nazionale e internazionale in cui si collocano”. Il dato italiano è infatti in linea con quello internazionale, che ad esempio, vede il valore del mercato del Venture Capital Europeo diminuire del -49% nei primi 9 mesi dell’anno.

In ogni caso, gli investimenti da parte di attori formali (fondi Venture Capital indipendenti, Corporate Venture Capital aziendali e governativi) confermano il tradizionale ruolo guida per l’intero ecosistema, limitando la decrescita a -14%. Un dato che conferma il ruolo infrastrutturale assunto dal comparto formale, che nel 2023 vede anche la nascita di nuovi attori.
Continuano invece a giocare un ruolo marginale gli investimenti Corporate, strutturati o meno, nonostante la crescente attenzione degli esperti di settore.

Finanziamenti da attori informali: -43%

I finanziamenti da attori informali (Venture Incubator, Family Office, Club Deal, Angel Network, Independent Business Angel, piattaforme di Equity Crowdfunding, aziende non dotate di fondo strutturato di Corporate Venture Capital, e nuove forme di venturing quali Startup Studio e Venture Builder) registrano una contrazione del -43% circa.

Tale decremento è specchio della situazione contestuale, dove l’incertezza economica e l’aumento dei tassi d’interesse rendono gli investitori informali più riluttanti a investire a causa dell’alto rischio e dell’incertezza associati a tali investimenti, soprattutto se paragonati ad altre asset class più sicure.

Non sorprende, quindi, che anche il segmento Equity Crowdfunding registri una significativa contrazione.

Investimenti internazionali: -55%

Con un calo del -55% è la componente dei finanziamenti internazionali a determinare in maniera significativa il decremento rispetto al 2022. Un risultato che riflette soprattutto l’assenza dei grandi mega round, tradizionalmente alimentati da grandi player internazionali.
Peraltro, il calo ricalca una situazione comune a livello europeo, segnata da un costante declino dei finanziamenti late-stage e l’ormai cronica scarsità di exit, in particolare in termini di IPO.

Rispetto al benchmark internazionale, che compara gli investimenti da parte di attori formali in Italia con quelli dii altri ecosistemi europei più maturi ed economie comparabili, si mantiene il gap consolidato negli anni precedenti, con una dimensione relativa dell’ecosistema italiano pari a circa 1/6 rispetto a quello francese, 1/4 rispetto a quello tedesco, e comparabile rispetto a quello spagnolo.

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Lavoro, previsti quasi 4 milioni di occupati in 4 anni

Nel prossimo futuro, a discapito di quanto si sente dire, nel nostro Paese ci sarà un grandissimo bisogno di figure professionali. Le previsioni di Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior, indicano che nel periodo 2023-2027, le imprese tricolori avranno un fabbisogno occupazionale complessivo di oltre 3.800.000 unità, equivalenti a circa 760.000 nuove entrate all’anno.

Circa 73mila nuove assunzioni nel comparto IT

In particolare, il settore dell’Information and Communication Technology (ICT) in Italia sta vivendo una continua espansione. In questo campo, infatti, si prevedono oltre 72.600 nuove assunzioni nel campo dell’Informatica e delle telecomunicazioni nel quadriennio preso in esame.
Tuttavia, sussiste una significativa discrepanza tra le necessità occupazionali delle imprese e la disponibilità effettiva di professionisti e manager IT sul mercato.

Dalla Blockchain all’Intelligenza Artificiale, gli ambiti in maggiore espansione

Nel contesto specifico dell’Informatica e delle telecomunicazioni, il Sistema Informativo Excelsior stimata un fabbisogno di 72.600 unità nei prossimi quattro anni.

L’evoluzione costante in diversi settori dell’IT, come Data Science, Cyber Security, Blockchain, Intelligenza Artificiale e Machine Learning, genera una crescente richiesta da parte delle aziende di figure altamente specializzate.
Attualmente, tra i professionisti più ricercati dalle imprese italiane figurano ICT Security Manager, Cyber Security Architect, Sviluppatori, Business Intelligence Analyst e Network Engineer, insieme a esperti del Cloud e specialisti di SAP ed ERP in generale.

Divario tra le esigenze occupazionali delle imprese e il numero di professionisti disponibili 

Nonostante questa crescente domanda di competenze IT avanzate, persiste un rilevante divario tra le esigenze occupazionali delle imprese e il numero reale di professionisti e manager IT disponibili sul mercato. Secondo le stime del Sistema Informativo Excelsior, nel prossimo trimestre le aziende potrebbero affrontare una difficoltà di reperimento pari al 55,3% delle assunzioni programmate.
Questo scenario rende più complesso il processo di ricerca e selezione di professionisti nel campo dell’Information Technology, evidenziando la necessità di iniziative volte a colmare questa disparità e garantire una forza lavoro adeguata alle crescenti richieste del settore ICT.

Superare le criticità di reperimento

Per superare tale criticità, molte aziende si rivolgono a società di recruiting specializzate in IT recruitment, come Techyon. Obiettivo è quello di supportare le imprese nel delicato processo di ricerca di professionisti IT qualificati, in tempi brevi e in modo efficace.

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Gender pay gap: in Italia è ancora troppo elevato

Purtroppo, a quanto rilevano i dati INPS, il gender pay gap o differenza di stipendio, in Italia è ancora molto elevato.
Eppure, uno dei pilastri della parità di genere nel mondo del lavoro riguarda proprio la possibilità di allineare gli stipendi tra uomini e donne.

Dall’ultimo Osservatorio INPS sui lavoratori dipendenti del settore privato emergono notevoli differenze salariali, quasi 8 mila euro di stipendio in meno all’anno per le donne.
E il gender pay gap risulta addirittura in aumento, anche se di poco, rispetto al 2021.
Due anni fa era infatti pari a 7.908 euro, mentre nel 2022 è salito a 7.922. 

Le cause della disparità salariale

Più in dettaglio, la retribuzione media annua a livello nazionale per i dipendenti uomini del settore privato è 26.227 euro, mentre per le loro colleghe scende a 18.305.
Una delle motivazioni a parziale giustificazione della disparità di trattamento salariale va vista nella maggiore presenza di lavoratrici part-time, formula pagata meno rispetto al tempo pieno.

A tale proposito, nel 2022 le donne con lavoro part-time sono state oltre 3,5 milioni, contro poco più di 2 milioni di uomini.
D’altronde, il divario di stipendio non è solo legato al genere, ma anche all’età anagrafica e all’area territoriale.
Nel primo caso, gli stipendi dei giovani oggi sono decisamente bassi rispetto al costo della vita e al potere d’acquisto. Inoltre, risulta improbabile che domani i giovani possano raggiungere gli stipendi degli attuali profili senior. 

Ma c’è anche il gap geografico

Per quel che riguarda, invece, le diverse zone del Paese, l’Osservatorio INPS evidenzia che gli stipendi medi delle aziende private delle regioni del Nord Ovest sono decisamente più elevati di quelli delle altre aree territoriali.

In particolare, se la media al Nord Ovest si attesta a 26.933 euro annui, al Nord Est scende a 23.947 euro, e al Centro raggiunge 22.115 euro, quasi 5 mila euro in meno.
Differenza che aumenta ancora più rispetto agli stipendi medi delle regioni del Sud, pari a 16.959 euro e delle Isole, 16.641 euro.
Insomma, oltre 10 mila euro in meno.

Una giornata europea per la parità retributiva

I dati sulla disparità retributiva giungono a pochi giorni dall’Equal Pay Day istituito dalla UE per sensibilizzare gli Stati membri a operare per ridurre il gender pay gap.
Nel 2021 in Europa la differenzia salariale di genere si è attestata al 12,7%, calcolato sulla retribuzione oraria lorda media. Una percentuale che si traduce per le lavoratrici in circa un mese e mezzo di stipendio in meno all’anno.

Non a caso, riferisce Adnkronos, nel 2023 la giornata europea per la parità retributiva è caduta il 15 novembre, che corrisponde idealmente al giorno in cui le donne smettono di percepire salario fino alla fine dell’anno.

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