Perché ho sempre sete?

Avere sempre sete,  e dunque bere molto più di quei due litri d’acqua al giorno che i medici consigliano, può essere sinonimo di qualche tipo di patologia e per questo tale necessità merita un approfondimento dal punto di vista medico.

Soprattutto nel caso in cui le origini di questa sete anomala siano inspiegabili, e non vi sia dunque un reale motivo per bere così tanto, potrebbe essere utile effettuare un teleconsulto medico e ricevere il parere di un esperto in merito.

Solitamente infatti, può capitare di avere la necessità di bere più del solito, ma il più delle volte ciò accade quando si verificano determinate condizioni.

Parliamo ad esempio di una giornata in cui andiamo a sudare più del normale, momenti in cui consumiamo dei pasti particolarmente piccanti o salati,  l’aver mangiato una pizza oppure avere la febbre.

In questi casi infatti può essere normale avvertire la necessità di bere più del solito, e nel momento in cui andiamo a reintrodurre il giusto livello di liquidi tale irrefrenabile voglia di bere si arresta.

Perché beviamo acqua?

Bere acqua è una condizione naturale per la quale andiamo ad introdurre dei liquidi all’interno del nostro organismo.

Tali liquidi sono fondamentali per il corretto funzionamento dei nostri organi ed il benessere del corpo in generale, considerando tra l’altro che esso è costituito al 70% da acqua.

È bene ricordare infatti che introducendo liquidi nel corpo andiamo ad introdurre anche importantissimi sali minerali, dei quali abbiamo un notevole bisogno.

Bisogna comunque dire che in determinate condizioni la necessità di bere si avverte meno. Ciò è vero soprattutto per gli anziani, i quali tendono a bere meno di quanto dovrebbero, o si verifica in determinati i soggetti che assumono degli specifici farmaci i quali possono fare avvertire molto di meno la necessità di bere.

Vi sono dunque alcuni casi in cui è nota la reticenza nel bere a sufficienza proprio perché il soggetto non ne avverte la necessità.

Quali possono essere i motivi per i quali si beve troppa acqua?

Sicuramente i motivi possono essere di origine psichiatrica, ma non solo. Potrebbe trattarsi di una diminuzione dei liquidi presenti nel corpo dovuti ad esempio ad un diabete o al consumo eccessivo di alcolici.

Ad alimentare questo fenomeno possono essere anche dei farmaci diuretici, gli antidepressivi, una insufficienza renale o una emorragia.

Cosa succede se si beve troppa acqua?

Come accennato, il 70% del nostro corpo è costituito da acqua e per questo abbiamo grande bisogno di assumerla quotidianamente.

Il consiglio è dunque quello di bere almeno due litri d’acqua ogni giorno, così da permettere all’organismo di funzionare al meglio.

Cosa succede invece se si beve una quantità decisamente superiore? Soprattutto se grandi quantità d’acqua vengono ingerite nell’arco di poco tempo, senza che in realtà il nostro organismo ne abbia realmente bisogno, è possibile andare incontro a determinate problematiche e tra queste la diminuzione della concentrazione di sodio, la quale può avere conseguenze dannose.

In questo caso i sintomi più lievi possono essere quelli della nausea o diarrea, mentre quelli più importanti possono essere anche pericolosi.

Conclusione

Quando si riscontra una necessità eccessiva di bere, constatando che in effetti si va ben oltre 2 litri giornalieri consigliati, è bene chiedere un parere al proprio medico per cercare di capire quali potrebbero essere le cause.

Se i motivi non sono momentanei, e dunque relativi a qualcosa ad esempio che si è appena mangiato, il problema potrebbe essere patologico ed in questo caso è bene individuare esattamente la natura di tale necessità, così da poter rimediare.

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Trasloco che stress: l’8% di chi fa da solo si pente

Il trasloco è un evento stressante e faticoso a cui ognuno di noi va incontro almeno una volta nella vita. Ma come lo fanno i nostri connazionali? Da soli, con l’aiuto di professionisti, lasciando l’incombenza a società specializzate? Per la grandissima parte gli italiani si arrangiano, come evidenzia una recente indagine condotta per Facile.it dall’istituto EMG Different su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

Fai da te per quasi 10 milioni di italiani

Degli oltre 15 milioni di italiani che negli ultimi 5 anni hanno affrontato un trasloco, il 61% lo ha fatto senza ricorrere all’aiuto di una ditta e, fra loro, il 68% ha preso questa decisione per ragioni economiche, ma fra i traslocatori “fai da te” oltre 700mila (8%) hanno dichiarato di essersi pentiti. I dati emergono dall’indagine realizzata per Facile.it in occasione del lancio della sezione Trasloco che segna l’ingresso del comparatore in un nuovo settore.
Per quali motivi si è scelto di farlo in autonomia? E perché ci si è pentiti? Secondo l’indagine, il tempo impiegato mediamente per traslocare è di 7 giorni, mentre i mesi preferiti per mettere mano a pluriball e scatoloni sono maggio, (14%), aprile e giugno (12%), e settembre (11%). Guardando all’ultimo trasloco fatto, per il 28% dei rispondenti lo ha fatto per spostarsi da una casa in affitto a una di proprietà.
«Quando si cambia casa,» spiega Stefano Arossa, responsabile della sezione Trasloco di Facile.it «le cose a cui pensare sono tantissime, lo stress arriva alle stelle e per risparmiare qualche euro si rischia di fare scelte delle quali, poi, ci si pente. Proprio per questo abbiamo creato un servizio gratuito che guidi gli utenti, non solo nella gestione e nell’organizzazione del trasloco, ma anche nell’attivazione delle utenze di luce, gas ed internet, aiutandoli a risparmiare, senza dover però rinunciare all’aiuto di professionisti».

Le criticità di fare tutto da soli
Tra chi ha deciso di non rivolgersi ad una ditta specializzata, l’attività più problematica è stata fare gli scatoloni (36%) e trasportarli dalla vecchia alla nuova abitazione (32%). Ma tanti, 2,9 milioni (31%), anche coloro che hanno trovato difficoltà nell’attivare o cambiare le utenze domestiche.
Circa 1 rispondente su 3 (33%) ha avuto almeno un inconveniente, percentuale che raggiunge il 44% fra coloro che hanno svolto un trasloco completo, con anche, quindi, lo spostamento dei mobili. Tra i contrattempi più diffusi c’è la perdita di alcuni oggetti durante il trasporto (15%) e l’aver danneggiato quanto spostato (12%); l’8%, invece, ha ammesso di aver addirittura…litigato con i nuovi vicini prima ancora di essere entrato in casa!

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La classifica delle Università italiane

Per supportare l’orientamento di migliaia di studenti pronti a intraprendere la carriera universitaria, ogni anno il Censis elabora la Classifica delle Università italiane, un’analisi del sistema universitario basata sulla valutazione degli atenei relativamente a strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità. Complessivamente si tratta di 69 graduatorie, a partire da 924 variabili considerate, che possono aiutare i giovani e le famiglie a individuare con consapevolezza il percorso di formazione.

Mega atenei statali e grandi atenei statali 

La prima posizione tra i mega atenei statali (oltre 40.000 iscritti) è occupata anche quest’anno dall’Università di Bologna, con un punteggio complessivo di 89,8, seguita dall’Università di Padova e La Sapienza di Roma (rispettivamente 88,0 e 86,5 punti), dall’Università di Pisa (85,2), l’Università di Firenze (84,3), l’Università Statale di Milano (82,7), l’Università di Palermo, ex aequo con l’Università di Torino (80,8), l’Università di Bari (80,2) e la Federico II di Napoli (72,3). La posizione di vertice tra i grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti) è occupata dall’Università di Pavia (91,0 punti), seguita dall’Università di Perugia, (90,8), l’Università della Calabria e l’Università di Venezia Ca’ Foscari (90,3 e 88,7), l’Università di Milano Bicocca e l’Università di Cagliari (88,5 e 87,8). Chiudono la classifica l’Università di Roma Tre (78,8), l’Università di Catania (78,3) e di Messina (75,8).

Medi atenei statali

Apre la classifica dei medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti) l’Università di Siena (96,7), che guadagna la prima posizione detenuta lo scorso anno dall’Università di Trento (94,8), scesa in terza posizione a causa della perdita di 10 punti nell’indicatore relativo all’occupabilità, e preceduta dall’Università di Sassari (96,0), che guadagna una posizione grazie all’incremento di 15 punti nell’indicatore relativo a borse di studio e altri servizi in favore degli studenti. Stabile in quarta posizione l’Università di Trieste (94,5), che precede l’Università di Udine (94,0), l’Università Politecnica delle Marche (91,2), l’Università di Brescia (88,5), l’Università del Salento (87,0), l’Università di Urbino Carlo Bo (84,8), l’Università dell’Insubria (83,3). Chiude il ranking l’Università di Napoli Parthenope (77,3).

Piccoli atenei statali, politecnici, atenei non statali

Nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti) l’Università di Camerino occupa la prima posizione (99,5), seguita dall’Università di Macerata (87,2), e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria (86,5). La classifica dei politecnici è guidata anche quest’anno dal Politecnico di Milano (97,0), seguito dal Politecnico di Torino (91,5), ora in seconda posizione, occupata lo scorso anno dallo Iuav di Venezia (90,5). Chiude la classifica il Politenico di Bari (87,7).
Tra i grandi atenei non statali (oltre 10.000 iscritti) in prima posizione anche quest’anno l’Università Bocconi (92,6 punti) e in seconda l’Università Cattolica (76,2), tra i medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) si colloca in testa la Luiss (93,2), seguita dallo Iulm (80,2), mentre tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti) è prima la Libera Università di Bolzano (94,6), seguita dall’Università di Roma Europea (86,8).

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Si viaggiare, anche con un prestito: gli italiani hanno chiesto 160 milioni di euro per le vacanze

Ben 160 milioni di euro: è il valore dei prestiti richiesti (ed erogati) dagli italiani nel primo semestre del 2022 con il preciso scopo di investirli in viaggi e vacanze. E’ questa la stima evidenziata dal sondaggio di Facile.it e Prestiti.it. La voglia di tornare a spostarsi era già stata rilevata dall’indagine, commissionata da Facile.it ad EMG Different, secondo cui il 27,5% di chi partirà farà un viaggio programmato prima del Covid ma rimandato a causa della pandemia, e questa tendenza trova conferma anche nell’aumento delle richieste di finanziamento tanto è vero che, come evidenziato dallo studio recentemente reso noto, nei primi 6 mesi dell’anno il peso percentuale dei prestiti per le vacanze è aumentato del 96% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Tra voglia di partire e viaggi di nozze

“Dopo due anni di forti limitazioni alla mobilità, finalmente molti italiani potranno tornare a viaggiare e, in alcuni casi, lo faranno sfruttando le opportunità offerte dal mondo del credito al consumo”, spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it. “L’aumento delle richieste di prestiti per viaggiare è però anche strettamente legato ai numerosi matrimoni e viaggi di nozze che, causa pandemia, sono stati rimandati a quest’anno”.

Chi richiede un prestito per le vacanze

Dall’analisi, realizzata su un campione di oltre 70.000 domande di finanziamento raccolte nel primo semestre 2022*, è emerso che chi ha presentato domanda di credito per pagare spese legate ad un viaggio ha cercato di ottenere, in media, 5.597 euro da restituire in 52 rate (poco più di 4 anni).
Se si guarda al profilo del richiedente emerge che questa tipologia di prestito è particolarmente diffusa tra i giovani – altro dato legato alla ripresa dei matrimoni e relativi viaggi di nozze. Se, in media, chi si rivolge ad una società di credito in Italia ha 41 anni, quando si parla di prestiti per le vacanze, chi presenta domanda di finanziamento ha, sempre in media, 36 anni; un valore su cui pesano gli under 30, che oggi rappresentano circa il 35% della domanda.
Nel 75% dei casi a presentare domanda di finanziamento per viaggi e vacanze è stato un uomo, mentre se si analizza la posizione lavorativa del richiedente emerge che il 72% delle richieste arriva da un lavoratore dipendente a tempo indeterminato.

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