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Matrimoni: perché gli italiani si sposano sempre meno?

C’è stato un tempo in cui il matrimonio sembrava una tappa naturale, quasi obbligata. Oggi non è più così. La statistica parla chiaro, ma lo si capisce anche dalle esperienze quotidiane di ognuno di noi. Nel 2024, secondo i dati Istat, in Italia sono stati celebrati 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto all’anno precedente.

Una flessione che non sorprende, ma che conferma un andamento ormai consolidato. E le prime indicazioni sul 2025 non lasciano spazio a illusioni: nei primi nove mesi dell’anno, le nozze continuano a diminuire con la stessa intensità.

Il fenomeno più marcato al Sud

Il calo non colpisce tutte le aree allo stesso modo. Nel Mezzogiorno la discesa è più evidente, con una riduzione superiore all’8%. Il Centro segue a distanza, mentre il Nord mostra una tenuta relativa, pur restando in territorio negativo.

Dietro questi dati c’è una realtà semplice e complessa allo stesso tempo: meno giovani, meno nascite, ma anche meno certezze. Il matrimonio, per molti, non è più una priorità immediata.

Prime nozze in calo e nuove forme di coppia

A scendere sono soprattutto i primi matrimoni, poco più di 130mila nel 2024. Pesano sempre meno sul totale delle celebrazioni, segno che sempre più coppie scelgono strade diverse. Le convivenze, infatti, sono diventate una presenza stabile nel panorama familiare italiano.

In poco più di vent’anni sono quasi quadruplicate e oggi superano ampiamente il milione e mezzo. Per qualcuno sono una prova generale, per altri una scelta definitiva. In entrambi i casi, raccontano un modo diverso di stare insieme.

Il rito civile supera quello in chiesa

Anche il modo di sposarsi è cambiato. Oggi sei matrimoni su dieci vengono celebrati in municipio. Il rito civile ha superato quello religioso e continua a guadagnare terreno, soprattutto tra chi si sposa per la seconda volta e tra le coppie con almeno uno sposo straniero.

Ma la scelta si diffonde anche tra i giovani, specie nel Nord. Cresce, di pari passo, l’attenzione agli aspetti pratici: la separazione dei beni è ormai la norma per quasi tre quarti delle coppie.

Seconde nozze: meno slancio, più concretezza

Dopo anni di crescita, anche le seconde nozze segnano una lieve battuta d’arresto. Nel 2024 se ne contano poco meno di 43mila. Sono matrimoni spesso più sobri, meno rituali e più consapevoli, celebrati da persone che hanno già vissuto una separazione o un divorzio.

Non a caso, tra gli sposi over 50, oltre la metà arriva all’altare dopo aver chiuso un precedente matrimonio.

Matrimoni misti e nuovi italiani

Le nozze con almeno uno sposo straniero restano una componente importante, pur registrando un lieve calo. Sono più diffuse nelle regioni del Centro-Nord e riflettono un Paese sempre più intrecciato. Crescono anche i matrimoni che coinvolgono cittadini italiani per acquisizione, segno di un’integrazione che non passa solo dal lavoro o dalla scuola, ma anche dalle scelte affettive.

Numeri che, messi insieme, raccontano un’Italia diversa da quella di ieri: meno legata ai riti, più prudente, forse più fragile, ma ancora alla ricerca di nuovi equilibri.

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Vacanze invernali: come viaggiano gli italiani? Natale in treno, Capodanno in aereo

I nuovi dati di Trip.com mostrano come nel corso delle festività natalizie, dal 20 al 10 gennaio, la scelta di trasporto e di destinazione evolvano, segnando due momenti distinti nel modo di viaggiare degli italiani.

Tra il 20 e il 26 dicembre i viaggi nazionali rappresentano poco più del 40% di tutte le prenotazioni effettuate sulla piattaforma. All’interno di questi spostamenti, il treno concentra oltre il 75% dei viaggi interni, confermandosi centrale per i ricongiungimenti natalizi.
Dopo il 27 dicembre, le partenze verso l’estero rappresentano quasi tre quarti delle prenotazioni, con l’aereo che diventa il principale alleato di chi prolunga le vacanze fino a Capodanno e l’Epifania.

Settimana natalizia, viaggi nazionali su rotaia

Nel Sud Italia, pur restando prevalente l’outbound, il peso dei viaggi interni è leggermente più elevato, con una ripartizione dell’85% verso l’estero e del 15% all’interno del Paese.

Già durante la settimana di Natale (20–26 dicembre), le principali destinazioni del Sud registrano arrivi esclusivamente domestici, confermando il ruolo del Mezzogiorno come area di rientro familiare durante le festività, più che come punto di partenza per viaggi all’estero.
I dati mostrano, inoltre, come il treno contribuisca ad ampliare la geografia dei viaggi, facilitando l’accesso a città di medie dimensioni e destinazioni meno centrali rispetto ai principali hub aerei.

Dopo il 27 dicembre si guarda oltre confine

Tra il 27 dicembre e il 10 gennaio, i viaggi all’estero rappresentano quasi tre quarti di tutte le prenotazioni. I principali aeroporti italiani continuano a fungere da hub strategici per i viaggi internazionali, evidenziando una elevata connettività durante tutto il periodo.

I viaggi all’estero coinvolgono viaggiatori provenienti da tutte le regioni italiane, ma l’intensità dell’outbound varia in base all’area geografica.
Il 93% delle partenze dei viaggiatori del Nord e del Centro Italia è diretto oltreconfine, contro il 7% dei viaggi nazionali.
Un dato legato alla maggiore disponibilità di aeroporti, collegamenti diretti e frequenze internazionali.

Mete con clima caldo privilegiate per soggiorni più lunghi

Le mete dal clima caldo compaiono con maggiore frequenza nelle prenotazioni alberghiere post-Natale rispetto alle tradizionali località sciistiche, a testimonianza della preferenza per la possibilità di sfruttare al meglio periodi di vacanza più estesi.

Destinazioni nel Sud-Est asiatico e in Medio Oriente, tra cui Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia, suscitano un interesse particolare in questo periodo, grazie ai climi favorevoli durante l’inverno, alle esperienze culturali e a una pianificazione mediamente più anticipata rispetto ai viaggi concentrati nella settimana di Natale.
Tra le Top mete al sole per l’inverno Bangkok, Phuket, Dubai, Bali, Abu Dhabi, Langkawi, Koh Samui e Hurghada.

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Wedding: la consapevolezza ambientale va… a nozze 


Se il matrimonio è l’occasione per celebrare l’amore nei confronti della o del partner, oggi diventa l’occasione anche per testimoniare l’impegno per il futuro del pianeta.

La consapevolezza ambientale preme sul settore del wedding, cambiando le tendenze per il giorno delle nozze con tante soluzioni per realizzare eventi eco-friendly. Cresce quindi la proposta di idee green per il giorno del sì e per il viaggio, particolarmente apprezzate dalle coppie di futuri sposi che richiedono prodotti, servizi e attività a basso impatto ambientale.
A Romasposa, il Salone Internazionale della Sposa, dal 15 al 19 ottobre sono state portate le soluzioni di 200 espositori per matrimoni e Lune di miele non solo memorabili, ma anche sostenibili.

Sì a mete iconiche ma nell’eco-resort certificato

I futuri sposi continuano ad amare le mete iconiche per la Luna di Miele, ma con un approccio più autentico e sostenibile. Le più restano Giappone, Polinesia, Stati Uniti, Indonesia e Islanda. E se Maldive, Bali, Thailandia e Costarica non perdono il loro fascino la scelta ora è per eco-resort certificati. Lo sottolineano gli esperti delle agenzie di viaggio, che rivelano anche una crescita delle domande per tour in treno, un’alternativa slow e a basso impatto per girare i Paesi.

Sempre più richiesto poi è il carbon offset, per ridurre l’impatto di voli aerei, e programmi zero waste, oltre a esperienze nella natura come safari etici, glamping di lusso, tour solidali, lodge in riserve naturali o trekking tra paesaggi incontaminati.
E per gli sposi che amano le crociere green, ci sono le navi progettate per ridurre l’impatto ambientale. È infatti possibile scegliere compagnie di navigazione con propulsione a gas naturale liquefatto.

Dal pranzo km 0 alla bomboniera etica 

Se come location sono sempre più apprezzate quelle in cui il verde è predominante, le soluzioni che rispettano il Pianeta coinvolgono tutti gli ambiti del wedding. Menzione particolare va alla stagionalità dei cibi, che devono essere km 0 e preferibilmente su base vegetale.

Il consiglio dei wedding planner per un matrimonio attento all’ambiente è poi quello di evitare i buffet. Il modo migliore per evitare sprechi è proporre come benvenuto agli ospiti una selezione di aperitivi finger food, a giro braccio, seguita da menu con portate ridotte.
La chiave di un matrimonio indimenticabile è sicuramente l’unicità di tutti i suoi dettagli, e nel “riciclo” creativo. Ecco allora che prendono vita allestimenti con richiami vintage, oppure bomboniere etiche o gastronomiche.

È più green anche il reportage

Occasione per sensibilizzare diventa poi l’intrattenimento artistico. È il caso del live painting, dove gli artisti possono reinterpretare e valorizzare tematiche legate alla natura e alla sostenibilità, trasformando l’intrattenimento in un vero e proprio messaggio artistico, perfettamente in sintonia con lo spirito dell’evento.

Più green anche le foto, che raccontano immagini autentiche lontane dalle pose tradizionali.
I reportage, sempre più richiesti, diventano servizi ambientati in scenari naturali, con sposi e Madre Terra protagonisti.

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Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026: le opinioni degli italiani

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 saranno le più estese di sempre, diffuse su un’area di oltre 22.000 km². Gare e cerimonie si terranno nei luoghi più iconici di Milano, Verona e Cortina d’Ampezzo, ma anche a Bormio e a Livigno in Valtellina, a Predazzo e Tesero in Val di Fiemme e ad Anterselva/Antholz.

I Giochi Olimpici invernali si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio 2026 e i Giochi Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 dal 6 al 15 marzo 2026.
A poco più di sei mesi di distanza, l’ultima edizione dell’Osservatorio Ipsos la consapevolezza degli italiani riguardo le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 è stabile. Il 65% degli italiani ne è a conoscenza.

Conoscenza dell’evento e degli sponsor ufficiali 

Un cittadino su quattro sa che il prossimo anno ci saranno i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, ma non sa che si svolgeranno in Italia.
Nell’ultimo bimestre si è osservata una lieve rivitalizzazione della visibilità degli sponsor, con il 64% degli intervistati che afferma di ricordare almeno uno sponsor ufficiale.
Tuttavia, hanno ancora potenzialità da sfruttare.

La curiosità è alta e anche l’intenzione di seguire i prossimi Giochi Olimpici è elevata, sia per Olimpiadi sia per le Paralimpiadi. Due italiani su tre attendono l’evento con contentezza e curiosità e, in generale, le emozioni positive (63%) prevalgono di gran lunga su quelle negative.

Spirito di squadra e uguaglianza sono i valori chiave

Circa la metà degli italiani è interessata a seguire i Giochi Olimpici invernali 2026., con un interesse più alto (53%) rispetto a quello per le Paralimpiadi (43%).
“Spirito di squadra” e “Uguaglianza e inclusività” sono i valori chiave, associati sia alle Olimpiadi sia alle Paralimpiadi, che in generale colpiscono di più. Altri valori importanti includono amicizia, rispetto per gli altri, determinazione e fratellanza.

Gli effetti positivi più attesi per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 comprendono una maggiore visibilità internazionale per la regione, lo sviluppo di strutture sportive di alta qualità, il miglioramento delle infrastrutture e lo sviluppo di attenzione allo sport e ai suoi valori.

Le discipline più attese

Tuttavia, emergono alcune preoccupazioni riguardanti la possibilità di strutture abbandonate e l’aumento dei prezzi delle abitazioni e del costo della vita.
I residenti all’interno della regione ospitante esprimono leggermente una maggior preoccupazione riguardo alla gestione delle strutture post-giochi rispetto a quelli al di fuori della regione.

Tra chi dichiara di seguire le Olimpiadi, lo sci (salto con gli sci, sci acrobatico, sci alpino, sci di fondo) si posiziona come la disciplina più attesa (76%), seguito dal pattinaggio (artistico e di velocità, 54%).
Per chi dichiara di seguire le Paralimpiadi, lo sci alpino guida la classifica delle discipline più attese (45%), seguito da sci di fondo (38%) e snowboard (35%).

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Pulizie di casa: 19 milioni di uomini le fanno

Sono 19 milioni gli uomini italiani che si occupano personalmente delle faccende domestiche. Lo ha scoperto l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto EMG Different.
Il dato, mediamente pari al 60% del campione maschile, aumenta sensibilmente con le nuove generazioni, tanto è vero che se si guarda alla fascia di età 25-34 anni la percentuale di maschi che si occupano di faccende domestiche arriva a sfiorare l’80%.
Ma quali sono le pulizie domestiche in cui gli uomini si applicano con più frequenza?

Al primo posto, si posiziona spazzare i pavimenti. Un’attività svolta da circa 11 milioni di uomini, pari al 35% del campione intervistato.

Lavare pavimenti sì, stirare no grazie

Altre mansioni spesso eseguite dagli uomini sono caricare e scaricare la lavastoviglie o lavare i pavimenti (8,8 milioni di uomini, pari al 28% del campione).
Continuando a scorrere la graduatoria dei mestieri domestici eseguiti dagli uomini compare lavare a mano le stoviglie (27%), mentre sono 8 milioni coloro che si dedicano a spolverare i mobili (25%).
Di contro, le attività con cui gli uomini si cimentano meno sono stirare (14%), pulire i bagni (18%) e pulire la cucina (20%).
L’indagine però ha scoperto che quando arriva il momento di rassettare la casa in una famiglia su tre si litiga.

Nel 53% dei casi a lamentarsi più spesso sono le donne, perché, a loro dire, quando è l’uomo a fare le pulizie domestiche il risultato non è ‘dei migliori’.

Capitolo spesa ed elettrodomestici

Capitolo spesa. Quando si tratta di comprare prodotti per la pulizia emerge che tra detersivi, spugne, detergenti, igienizzanti e altri materiali per le faccende domestiche il campione maschile spende in media il 62% in più rispetto al campione femminile.
L’indagine ha anche individuato gli elettrodomestici per la pulizia della casa a cui non si può rinunciare. E al primo posto si piazza la lavatrice, oggetto ritenuto irrinunciabile da quasi 9 italiani su 10, seguita, al secondo posto, dalla lavastoviglie, a cui 1 italiano su 3 non può dire di no. Chiude il podio il ferro da stiro (28%).

Quanto costa tenere pulita la casa?

Per calcolare quanto costa tenere pulita la casa, alla spesa per detersivi, spugne e stracci va aggiunta l’energia elettrica utilizzata per alimentare gli elettrodomestici.

Facile.it ha calcolato i consumi dei principali apparecchi e ha scoperto che la spesa in bolletta può arrivare a superare 300 euro l’anno.
Per una lavatrice da 9kg in classe F della nuova etichetta energetica, ad esempio, il costo di ogni ciclo di lavaggio è 25 centesimi. Significa che se si usa la lavatrice tutti i giorni si spendono oltre 90 euro.
Per il ferro da stiro, invece, considerandone uno da 2.200 W, con due ore d’uso a settimana la bolletta annuale arriva a circa 66 euro.
I consumi di un’aspirapolvere invece possono variare notevolmente a seconda del modello, ma considerandone uno da 900 Watt, con due ore d’uso a settimana si spendono circa 14 euro.

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Turismo di lusso: tendenze, preferenze e comportamenti di viaggio per il 2025

Lo rivela il sondaggio annuale di Condé Nast Johansens: anche nel 2025 le destinazioni europee, in particolare il Mediterraneo, restano protagoniste dei viaggi di lusso, insieme a un forte desiderio di esplorare destinazioni internazionali.
Il 91% dei consumatori prevede infatti di viaggiare all’estero, con una netta preferenza per soggiorni di 7-9 notti (37%). E tra le destinazioni più ambite dai viaggiatori internazionali l’Italia continua a esercitare un’attrazione senza tempo, confermandosi una meta di grande fascino.

Il nostro Paese viene scelto dal 26% degli intervistati, preceduto da Regno Unito (50%) e Spagna (30%). Tra le mete più desiderate nel 2025, anche Francia (25%) e Portogallo (16%). 

City break, vacanza al mare o ritiro in campagna?

Tra le esperienze più ricercate si confermano city break (69%), vacanze al mare (58%) e ritiri in campagna (51%), dimostrando un equilibrio tra la voglia di esplorare città cosmopolite e il bisogno di relax immersi nella natura.

I consumatori mostrano poi un marcato interesse per il settore enogastronomico, con il 76% degli intervistati attratto da cibo e bevande. Anche la natura e le attività all’aperto suscitano grande interesse, coinvolgendo il 55% dei consumatori.
Seguono l’arte e la cultura, che affascinano il 48% del pubblico, e il benessere, con il 44% degli intervistati che apprezza esperienze legate a spa e trattamenti rilassanti.

Gli elementi più desiderati: dal letto confortevole alla piscina interna

Quando si parla di viaggi di lusso e benessere, emerge una forte preferenza per strutture indipendenti ed esclusive. Il 60% dei viaggiatori sceglie boutique hotel e resort di lusso. Gli elementi più apprezzati durante il soggiorno includono letti confortevoli (72%), colazione inclusa (69%) e opzioni di ristorazione di qualità (60%). Per chi cerca un’esperienza dedicata al benessere, le strutture più desiderate sono le piscine interne (81%), le vasche idromassaggio (73%) e le saune (68%).

Nel processo di prenotazione, i fattori più determinanti sono il clima e il costo dell’alloggio (67%)
Inoltre, prima di confermare una prenotazione, l’82% dei viaggiatori consulta tra due e cinque siti web, mentre il 70% preferisce finalizzare la prenotazione direttamente sui siti ufficiali degli hotel.

È Instagram il social dei viaggiatori di fascia alta 

Dalla scelta della destinazione fino alla condivisione del soggiorno, i social media rappresentano uno degli strumenti più potenti di influenza, racconto e ispirazione.
Secondo i dati, Instagram si conferma la piattaforma principale per i viaggiatori di fascia alta, con un 69% che lo utilizza per ispirarsi o condividere contenuti legati ai propri viaggi. Seguono Facebook (48%) e TikTok (22%), che registra un incremento costante, in particolare tra le fasce più giovani.

La partecipazione attiva degli utenti si traduce in un elevato livello di engagement: il 36% pubblica contenuti relativi alla struttura, il 30% tagga l’hotel o resort, il 27% scrive recensioni dettagliate, il 22% condivide link, reel o stories menzionando il brand.
Il 21% degli utenti afferma poi di aver scelto una struttura su consiglio di un content creator.

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Italia virtuosa nella raccolta RAEE: i risultati del 2024

Nel 2024 l’Italia ha registrato un aumento del 2,5% nella raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) domestici, raggiungendo un totale di quasi 360mila tonnellate. Il dato emerge dal Rapporto Annuale del Centro di Coordinamento RAEE, che monitora la raccolta nazionale dei sistemi collettivi dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Dal 2022, il report include anche la raccolta diretta effettuata dalle aziende di gestione rifiuti nell’ambito di accordi con il CdC RAEE, offrendo una panoramica più completa della situazione nazionale.

Nel corso del 2024, i sistemi collettivi consorziati hanno gestito 358.138 tonnellate di rifiuti elettronici, con un incremento di circa 9.000 tonnellate rispetto all’anno precedente. A questa cifra si aggiungono 964 tonnellate raccolte volontariamente dai singoli consorzi.
Dopo un biennio di calo, il dato conferma una ripresa, trainata soprattutto dai piccoli elettrodomestici e dall’elettronica di consumo. Al contrario, la raccolta di televisori e monitor continua a diminuire, complice la riduzione della sostituzione incentivata dal Bonus TV.

La raccolta media pro capite è salita a 6,07 kg

Grazie all’aumento dei volumi destinati al riciclo, la raccolta media pro capite è salita a 6,07 kg per abitante. Nonostante l’Italia non abbia ancora raggiunto gli obiettivi di raccolta fissati dall’Unione Europea, i progressi indicano che il sistema è in grado di migliorare e adattarsi alle nuove esigenze.

Giuliano Maddalena, presidente del Centro di Coordinamento RAEE, ha sottolineato l’importanza degli investimenti nella microraccolta e nelle campagne di sensibilizzazione, strategie che hanno portato a risultati positivi, in particolare per i piccoli RAEE. Nel 2024, oltre 29 milioni di euro sono stati destinati a iniziative di miglioramento del sistema, compresi finanziamenti per i Comuni.

Piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo i più riciclati

L’elettronica di consumo e i piccoli elettrodomestici hanno registrato la crescita più significativa, con un aumento del 7,5%, per un totale di 82.471 tonnellate. Anche i grandi elettrodomestici hanno mostrato un incremento, con le apparecchiature per il raffreddamento e la refrigerazione in crescita del 3,3% e i grandi bianchi del 4%.

Al contrario, la raccolta di televisori e monitor ha subito un calo del 10,9%, mentre le sorgenti luminose sono rimaste stabili.

I trend geografici

L’analisi regionale mostra un incremento della raccolta in quasi tutte le regioni italiane, con cinque territori che hanno superato il 5% di crescita: Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Basilicata. Solo Molise, Emilia-Romagna e Calabria hanno registrato una diminuzione. A livello di macroaree, il Nord Italia ha guidato la crescita con un aumento del 4,1%, seguito dal Centro con il +1,8%, mentre il Sud ha registrato un lieve calo dello 0,2%.

Le regioni settentrionali si confermano le più virtuose, con un totale di 188.860 tonnellate raccolte, pari al 52,7% del totale nazionale. La Lombardia è prima per volumi raccolti con 67.577 tonnellate, mentre la Valle d’Aosta si distingue per la più alta raccolta pro capite, con 10,34 kg per abitante.

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Italia bio: modelli di acquisto e prospettive di mercato

Nonostante la complessa congiuntura del momento, con i consumatori che vedono diminuire il potere d’acquisto, l’inflazione ancora in aumento, e la retribuzione media ferma da oltre 20 anni, se non in calo, gli ultimi dati del mercato biologico confermano che in Italia l’attenzione e l’interesse per il comparto restano elevati.

Il mercato del bio cresce infatti anche nel 2024, raggiungendo 5,7 miliardi di euro e segnando un +4,5% rispetto all’anno precedente.
Con 2,46 milioni di ettari destinati a biologico, in crescita del +4,6% rispetto al 2023, e il 19,8% di superficie bio sul totale SAU, l’Italia è in testa al settore europeo. Ma incrementa anche il numero gli operatori attivi (+1,8%), arrivati a circa 94.500 unità.

Il ruolo della Distribuzione Moderna

Questi dati saranno illustrati a Rivoluzione Bio 2025, l’iniziativa realizzata nell’ambito del progetto Being Organic in Eu, promosso da FederBio in collaborazione con Naturland DE e cofinanziato dalla UE
A sostenere la crescita dei consumi è la Distribuzione Moderna, che con un valore complessivo di 2,2 miliardi di euro e un incremento a valore del +4,4% rispetto al 2023 (fonte: NielsenIQ) è il canale di riferimento per gli acquisti bio degli italiani.

La GDO, tra supermercati, ipermercati e discount, rappresenta l’80% del mercato Food in Italia, con una preferenza per supermercati e ipermercati (64,7%), seguiti con distacco dai discount (16,2%, fonte: The European House Ambrosetti). Rilevante poi il ruolo della marca privata (31,5%) che rientra tra le scelte dei consumatori per qualità e prezzo dei prodotti, anche nel segmento bio.

Come cambia la domanda

Oggi, il 93% della popolazione 18-65 anni include consapevolmente almeno un prodotto a marchio biologico nel carrello della spesa (53% nel 2013), per un totale di 24 milioni di famiglie che ‘scelgono il bio’ (13 milioni nel 2012).

Le persone che più facilmente acquistano biologico sono vegetariane e attente alla salute (76%), con figli maggiori di 11 anni (64%), titolo di studio pari o superiore alla laurea (61%) ed età compresa tra 30 e 35 anni (59%).
Sono infatti soprattutto i giovani a voler mangiare sano e sostenibile, nonostante detengano un potere d’acquisto più basso.

Le ragioni della scelta

La preferenza accordata ai prodotti bio, associata alla ricerca di prodotti 100% Made in Italy, di origine locale e certificati all’origine, è riconducibile al desiderio di portare in tavola alimenti e bevande sicuri per la salute, rispettosi dell’ambiente e del benessere animale, ma anche di migliore qualità e migliore gusto.

Ma il biologico orienta i comportamenti di consumo degli italiani anche al di fuori delle mura domestiche. Quasi 8 consumatori su 10 hanno consumato prodotti alimentari biologici anche nelle occasioni fuori casa, ovvero, presso ristoranti, bar o mense, nel corso del 2024.

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Dove sono i paradisi fiscali? Più vicini di quanto si pensi

Quando si parla di paradisi fiscali, spesso si immaginano isole tropicali lontane. In realtà, i principali paradisi fiscali si trovano molto più vicino, in Europa. Secondo uno studio del World Inequality Lab, i primi cinque includono il Principato di Monaco, il Lussemburgo, il Liechtenstein e le Isole del Canale della Manica.

Solo al quinto posto figurano le Bermuda, l’unico paese extraeuropeo. Questi luoghi, pur avendo una popolazione ridotta, vantano redditi pro capite straordinariamente alti, come evidenziato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

Montecarlo tra le mete preferite

Tra le mete più ambite dai contribuenti italiani figurano Montecarlo e il Lussemburgo. Circa 8.000 italiani hanno scelto di risiedere nel Principato di Monaco, attratti dall’assenza di tasse su redditi e proprietà. Tra loro figurano imprenditori, sportivi e personaggi dello spettacolo.

Parallelamente, in Lussemburgo, sono attive sei banche italiane, decine di fondi d’investimento, istituti assicurativi e multinazionali operanti in Italia. Le stime indicano che tra le residenze fiscali all’estero e l’utilizzo dei paradisi fiscali, il fisco italiano perde ogni anno circa 10 miliardi di euro.

L’impatto sull’economia e la società

Il mancato pagamento delle tasse da parte di grandi imprese e super-ricchi impoverisce il Paese. Le multinazionali usufruiscono di infrastrutture pubbliche – come strade, porti, scuole e ospedali – senza contribuire adeguatamente alla realizzazione e manutenzione. Spesso, queste aziende accedono a incentivi statali e, in caso di crisi, ricorrono a fondi pubblici per sostenere la riorganizzazione, aumentando il peso sulle finanze pubbliche.

Questa situazione riduce la base imponibile, costringendo i contribuenti ordinari a sostenere una maggiore pressione fiscale per finanziare servizi che spesso risultano insoddisfacenti. Se tutti pagassero le tasse dovute, lo Stato potrebbe ridurre il carico fiscale complessivo, garantendo una maggiore equità e risorse per le fasce più deboli.

Le big tech in Italia

Un esempio emblematico è quello delle big tech. Secondo Mediobanca, nel 2022 le prime 25 multinazionali del web attive in Italia hanno generato un fatturato di 9,3 miliardi di euro, ma hanno versato solo 206 milioni di euro di tasse.

I dati Istat mostrano che le multinazionali estere controllano oltre 18.400 società in Italia, un fenomeno che richiede maggiore attenzione per garantire un’equità fiscale e salvaguardare il tessuto economico del Paese.

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Retail: aspettative e desideri della GenZ nel mondo della distribuzione

Per i giovani dai 14 ai 29 anni il punto vendita fisico ha ancora un ruolo cruciale: è un luogo di ispirazione ed esperienza, deve far ‘respirare’ un’aria di tecnologia e innovazione. E la forte attenzione all’ottimizzazione delle risorse finanziarie non ha tanto il significato di scegliere i prodotti più economici, ma quello di investire al meglio il proprio denaro.

Insomma, con le sue caratteristiche uniche la GenZ sta ridefinendo il panorama dello shopping.
Emerge da ‘La GenZ e i Retailer’, la ricerca condotta da Ipsos in collaborazione con il Retail Institute Italy per fare luce su desideri, sfide, aspettative di questa generazione sfuggente e mutevole. 

Un fondamentale bisogno di essere sorpresi

L’atteggiamento nei confronti dei retailer è influenzato da tre bisogni legati a elementi di contesto: la grande mole di informazioni a cui i giovani accede, il progressivo diminuire del potenziale di spesa, la possibilità di essere creatori di contenuti.
Tutto questo si riflette in un fondamentale bisogno di essere sorpresi e ingaggiati.

In un mondo ricco di informazioni, la GenZ cerca una bussola per navigare le infinite opzioni a disposizione. Passaparola e influencer giocano un ruolo chiave in questo senso, con il 36% che condivide opinioni con amici e familiari.
Tuttavia, è nel negozio fisico che il 57% cerca informazioni e acquista prodotti per la cura personale, mentre il 49% si lascia guidare dall’istinto, esplorando gli spazi, e mosso dalla pura curiosità.

Informarsi e programmare: due passaggi rilevanti

Nei negozi la GenZ cerca competenze specifiche e un approccio personalizzato con una preferenza per il personale giovane, ritenuto più aggiornato sulle ultime novità. Questo dimostra come il rapporto umano sia ancora fondamentale per guidare le scelte di acquisto.

Inoltre, la GenZ pianifica gli acquisti: la ricerca di informazioni ha infatti anche l’obiettivo di trovare le modalità per ottimizzare il budget. La pianificazione diventa, quindi, cruciale. Tanto che l’88% consulta i volantini promozionali prima di fare la spesa, e il 55% sceglie il negozio proprio in base a queste informazioni.
Questa attenzione al risparmio si traduce anche in comportamenti volti a ridurre gli sprechi, come la preferenza per frutta e verdura sfusa (58%) o l’acquisto di prodotti freschi ai banchi serviti (50%).

Bisogno di personalizzazione

Nel settore tecnologico, cresce l’interesse per i prodotti ricondizionati, ma il 36% dei GenZ ritiene che l’area dedicata a questi prodotti sia sottodimensionata. Nell’abbigliamento, invece, è il second hand a guadagnare popolarità, apprezzato sempre dal 36% per l’unicità e la sostenibilità.

Quanto ai brand, i giovani consumatori si aspettano che offrano esperienze di acquisto su misura poiché desiderano essere ‘conosciuti’ a fondo.
Nel settore alimentare, ad esempio, cercano programmi fedeltà personalizzati e offerte calibrate su esigenze specifiche. Nell’ambito dell’abbigliamento e della cura personale, più di un giovane su tre desidera un’offerta più ampia dedicata all’uomo. Anche le catene di ristorazione sono chiamate a rispondere a questa esigenza, proponendo menu inclusivi che tengano conto delle diverse scelte etiche e culturali.

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