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Mutui, cosa succede? Crescono importi medi, scendono i tassi di interesse 


Nel 2024, il mercato dei mutui ha registrato segnali di ripresa importanti dopo anni di difficoltà. L’importo medio richiesto per un mutuo è cresciuto del 2,5%, arrivando a 148.305 euro, con un picco di 154.021 euro nel mese di dicembre. Secondo i dati del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, la domanda complessiva ha segnato un aumento medio del 12,1% rispetto al 2023, toccando punte del 30% a novembre.

La ripresa è stata favorita dalla riduzione dei tassi di interesse, in particolare sui mutui a tasso fisso, grazie ai tagli progressivi operati dalla Banca Centrale Europea (BCE).

Il ruolo delle surroghe nella riduzione dei costi

Molte famiglie italiane hanno scelto di alleggerire il peso delle rate ricorrendo alle surroghe, che nei primi nove mesi del 2024 hanno registrato un aumento del 19,5%. Questo fenomeno è stato determinato dalla necessità di rinegoziare mutui contratti a tassi variabili durante i periodi di rialzo dei tassi.

Parallelamente, i nuovi mutui erogati hanno subito una lieve contrazione del 4,1%.

Prospettive per il 2025

Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, sottolinea che il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie, accompagnato dalla progressiva riduzione dei tassi di interesse, preannuncia un’ulteriore crescita del mercato dei mutui. Questi fattori, uniti alla stabilizzazione macroeconomica, potrebbero riportare in crescita anche le consistenze complessive.

Importi richiesti e profili dei richiedenti

Nel 2024, la fascia di importo più richiesta è stata quella tra 100.000 e 150.000 euro, rappresentando il 30,6% del totale, seguita dalla fascia 150.000-300.000 euro (28,5%). Soltanto il 5,1% delle famiglie ha optato per mutui superiori a 300.000 euro. Per quanto riguarda la durata, oltre l’80% delle famiglie ha preferito piani di rimborso superiori ai 15 anni, così da mantenere un equilibrio nel bilancio familiare.

Le fasce d’età dei richiedenti

L’analisi demografica mostra che più della metà dei mutuatari appartiene alla fascia di età compresa tra i 25 e i 44 anni. Seguono i richiedenti tra i 45 e i 64 anni, che rappresentano il 32,6% del totale.

Il 2024 segna dunque un punto di svolta per il mercato dei mutui in Italia, con prospettive di ulteriore crescita nel 2025, trainata da tassi di interesse favorevoli e da una ritrovata fiducia dei consumatori.

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Autonoleggio: nel 2024 a breve termine +19%, a lungo termine -17%

Secondo le statistiche elaborate da Dataforce, il 2024 si è rivelato un anno particolarmente complesso per il settore del noleggio a lungo termine (NLT), che registra una flessione significativa rispetto al 2023. Con un calo complessivo di 66.728 unità, -17,68%, il settore passa da 377.429 a 310.701 veicoli.
In netto contrasto, il noleggio a breve termine (NBT), che mostra una performance decisamente positiva.

In sostanza, nel 2024 il settore dell’autonoleggio evidenzia una dicotomia tra il segmento del noleggio a lungo termine e quello a breve termine, con trend opposti che potrebbero segnalare un cambiamento nelle preferenze dei consumatori e nelle strategie aziendali.

Il declino del NLT

Il declino del noleggio a lungo termine interessa quasi tutte le sottocategorie del comparto. Il segmento Top composto dai top player in termine assoluti soffre il maggior calo di immatricolazioni, trascinando al ribasso di fatto l’intero NLT. Su 66.728 immatricolazioni in meno 49.800 sono TOP.Case di qualità in affitto.
Anche il Captive subisce una flessione considerevole (-15.138 unità, -11,62%), mentre la diminuzione del Medium è pari a 3.900 unità (-26,79%).

L’unica nota positiva in questo panorama è rappresentata dalla categoria ‘Altro’, che registra un incremento di 2.110 unità (+103,13%).
Tuttavia, dato il volume relativamente ridotto di questo segmento, l’aumento non è sufficiente a compensare le perdite.

E il successo del NBT

Il comparto NBT registra una crescita complessiva di 12.634 unità (+19,58%), passando da 64.517 a 77.151 veicoli.
Un risultato trainato principalmente dal segmento Top, che vede un aumento di 15.026 unità (+33,24%).
Al netto delle minori immatricolazioni degli altri operatori, rappresenta il 100% dell’incremento di immatricolazioni dei mezzi.
Anche il segmento Medium contribuisce positivamente alla crescita, con un incremento di 1.016 unità (+12,18%). L’unico elemento in controtendenza il segmento ‘Altro’, che registra una flessione di 3.408 unità (-31,08%).

Nonostante questa parziale contrazione, la quota di mercato complessiva del NBT aumenta, raggiungendo il 4,93%, +0,83% rispetto al 2023.
Un risultato positivo, ma ancora lontano dal livello pre-Covid, con 173.172 immatricolazioni nel 2019.

Un comparto in profonda trasformazione

La marcata differenza tra l’andamento dei due comparti può essere interpretata come il segnale di una trasformazione più profonda nelle modalità di fruizione della mobilità.
La crescita del NBT riflette una maggiore propensione dei consumatori verso soluzioni più flessibili e meno vincolanti, influenzata dall’incertezza economica e dalla rapida evoluzione del mercato automobilistico.

Il calo nel NLT potrebbe invece essere legato all’impatto delle politiche di elettrificazione del parco auto, alle incertezze normative e agli effetti della transizione energetica sul mercato automotive.
La significativa contrazione nel segmento Top suggerisce un ripensamento delle politiche di fleet management da parte delle aziende.

Il futuro del mercato dell’autonoleggio per il 2025 si gioca su due fattori chiave: l’applicazione del nuovo sistema di calcolo del fringe benefit e la decisione della UE sulle multe per lo sforamento dei limiti di emissioni nelle nuove immatricolazioni.

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Richieste di mutui in aumento: +14% nel 2024

La conferma arriva dai risultati dell’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it:  dal mercato dei mutui arrivano nuovamente segnali positivi.

Nei primi dieci mesi del 2024 le richieste di finanziamento per l’acquisto di un immobile raccolte online sono infatti aumentate del 14% rispetto allo stesso periodo del 2023. Ma notizie positive provengono anche dal mercato immobiliare.
Nel secondo trimestre 2024, a quanto riferiscono i dati dell’Agenzia delle Entrate, le compravendite di abitazioni hanno registrato un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Importo medio, +5% e valore medio dell’immobile, +4%

Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi dieci mesi del 2024 è stato pari a 133.923 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Cresce anche il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 208.495 euro (+4%).

In lievissimo incremento anche l’età degli aspiranti mutuatari, dato che va letto anche alla luce dell’incremento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 21% del 2023 al 29% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

Finanziamenti prima casa: stabili età dei richiedenti e durata del piano di ammortamento

Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che l’importo medio richiesto nei primi 10 mesi del 2024 è stato pari a 138.745 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In crescita anche il valore medio dell’immobile, che ha raggiunto 190.861 euro (+2,4%).

Rimangono sostanzialmente stabili, l’età media del richiedente (37 anni e mezzo) e la durata del piano di ammortamento (26 anni).
Dal punto di vista dell’offerta, i primi dieci mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi. Secondo le simulazioni di Facile.it, oggi per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,71%, con rata di 579 euro.

Mutui green sono i più convenienti

Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,40% e una rata di 559 euro. Per la surroga, invece, il miglior TAN disponibile online è pari al 2,49% (rata di 565 euro).

Per quanto riguarda i tassi variabili, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano elevati anche se in lenta discesa. Per un mutuo medio variabile da 126.000 in 25 anni (LTV 70%), a gennaio 2022 la rata era pari a 456 euro, a novembre 2024 è arrivata a 693 euro.

Oggi le migliori offerte online, per un mutuo medio, partono da un tasso (TAN) del 3,81%, con una rata di 645 euro. Per gli immobili di classe A o B i valori partono da 3,61%, con una rata di 631 euro.

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Perché le imprese green affrontano meglio le crisi?

Nel quinquennio 2019-2023 sono state 571.040 le imprese che hanno effettuato eco-investimenti, pari al 38,6% del totale, quindi, più di 1 su 3.
Sotto il profilo dell’occupazione, alla fine dello scorso anno le figure professionali legate alla green economy rappresentavano il 13,4% degli occupati totali (3.163mila unità).

Secondo i dati emersi dalla quindicesima edizione del Rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola, nel 2023 i nuovi contratti attivati di queste figure sono stati 1.918.610, il 34,8% dei contratti totali previsti nell’anno (circa 5,5 milioni), +102.490 unità rispetto alla precedente rilevazione.
Quanto alla richiesta di competenze e cultura green, nel 2023, le conoscenze green sono state ritenute necessarie nel 79,4% dei contratti attivati.

L’area più interessata è la logistica

Tra le aree aziendali più interessate sul totale delle attivazioni rientrano le aree di logistica (88,8%), progettazione e sviluppo (86,7%) e aree tecniche (80,2%).

A livello territoriale, la rilevazione 2023 evidenzia la marcata crescita delle attivazioni di green jobs nel Centro, +12,6% rispetto al 2022, pari a 40.910 unità in più.
Il primato per numero di attivazioni resta però al Nord-Ovest, con 622.270 attivazioni green nel 2023 (+4,0%), seguito da Sud e Isole (475.720 attivazioni, +4,9%) e dal Nord-Est (456.110, +3,5%). 

Italia in testa sul fronte recupero di materia

Secondo Eurostat, la capacità nell’avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) in Italia ha raggiunto il 91,6% (2022), un tasso di gran lunga superiore alle altri grandi economie europee, Germania (75,3%), Francia (79,9%) e Spagna (73,4%), e alla media UE-27 (57,9%).
Con un tasso di riciclo effettivo al 75,3%, l’Italia si conferma leader del riciclo in Europa per i rifiuti di imballaggio, raggiungendo in anticipo gli obiettivi fissati dalla normativa.

Quanto alle filiere più virtuose nel riciclo, nel 2023 primeggiano la carta (tasso di riciclo al 92,3%), il vetro (77,4%) e l’acciaio (87,8%).
La filiera degli imballaggi in plastica e bioplastica (48%) è il settore con il più rapido tasso di crescita. Con il riciclo organico della plastica biodegradabile e compostabile sono state riciclate oltre 44 mila tonnellate. 

Al top per fonti rinnovabili

Per quanto riguarda l’avvio a riciclo, di particolare interesse l’attività di recupero di pneumatici fuori uso, che ha permesso nel 2023 di risparmiare oltre 81 milioni di euro sull’importazione di materie prime ed evitare emissioni in atmosfera per 297 mila tonnellate di CO2.
Trend positivo per l’Italia anche nelle installazioni da fonti rinnovabili che nel 2023 toccano 5,7 GW.

Importante la spinta del fotovoltaico, che ha contribuito a far entrare l’Italia nella top 10 dei migliori mercati fotovoltaici al mondo per nuovi impianti installati. Una crescita ulteriormente supportata dal completamento a fine 2025 del più grande impianto di produzione di celle e moduli PV bifacciali ad alte prestazioni d’Europa a Catania.

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Whistleblowing: cos’è e perchè le aziende italiane aprono un canale per le segnalazioni?

A quanto emerge dalla seconda edizione dell’Indagine Europea sul Whistleblowing 2024, pubblicata da EQS Group, con l’arrivo della legge italiana sul whistleblowing nel marzo 2023 la percentuale di aziende che dispongono di un canale digitale interno di segnalazione è salita al 92%, rispetto al 76% dell’anno precedente.

Per il 93% delle aziende il rispetto delle leggi è stato il fattore chiave per implementare un sistema di segnalazione. Tuttavia, il 47% delle imprese utilizza il sistema di segnalazione da almeno tre anni. Ciò suggerisce che abbiano implementato la soluzione ancor prima che la Direttiva UE dovesse essere recepita nel diritto nazionale entro dicembre 2021.

La base di una cultura aziendale trasparente

Dopo la conformità alle normative in vigore, lo sviluppo di una cultura aperta alla segnalazione (‘Speak Up Culture’) è il secondo motivo per implementare una soluzione di whistleblowing (59%), mentre per un altro 24%, è la prevenzione di sanzioni economiche o danni alla reputazione dell’organizzazione.
Circa un terzo (34%) delle aziende ha ricevuto almeno una segnalazione attraverso il proprio sistema di segnalazione. Il 12% ha ricevuto 10 o più segnalazioni.

La maggior parte delle aziende che hanno ricevuto 50 o più segnalazioni sono aziende con oltre 10.000 dipendenti.
Circa un quinto delle segnalazioni riguarda casi legati alla gestione HR (21%), seguito da frode e corruzione (14%), protezione dei dati (8%) e violazioni delle norme sociali/diritti umani (7%). 

L’anonimato garantito

Sebbene la legislazione italiana non imponga alle organizzazioni di ricevere segnalazioni anonime, 9 aziende su 10 (91%) consentono ai whistleblower di inviare segnalazioni senza rivelare l’identità.

“Data la crescente complessità del panorama globale della compliance, le aziende dovrebbero anche guardare oltre le singole leggi e adottare una visione più olistica e integrata – commenta Mimmo Santonicola, country manager EQS Group Italia -. In questo, la tecnologia può giocare un ruolo centrale. Le soluzioni digitali possono aiutare a soddisfare i requisiti normativi in modo più efficiente, mitigare i rischi e comunicare in modo trasparente con gli stakeholder interni ed esterni. Sono anche l’unico canale in grado di garantire il completo anonimato ai segnalanti”.

Accesso per gli stakeholder esterni

Quasi 9 aziende su 10 (90%) consentono l’accesso ai canali di segnalazione a stakeholder esterni, clienti, fornitori e partner.
Questo approccio proattivo è particolarmente importante per le organizzazioni che devono rispettare le normative circa la catena di fornitura. La Direttiva UE (maggio 2024) sulla due diligence della catena di fornitura (CSDDD), richiede infatti che i canali di segnalazione siano accessibili a stakeholder esterni lungo la catena di approvvigionamento.

“Molti casi di cattiva condotta potrebbero non essere notati dai dipendenti dell’azienda, ma piuttosto dai clienti, dai fornitori o dai partner commerciali – aggiunge Santonicola -. Alcune aziende temono di essere inondate di segnalazioni infondate se aprono il loro sistema di segnalazione a stakeholder esterni, ma l’esperienza dimostra che questa preoccupazione è infondata e che le aziende invece traggono grandi vantaggi”.

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Italiani e salute: un equilibrio difficile da raggiungere

Per quasi un italiano su due (48%), la salute rappresenta un complesso equilibrio da raggiungere, che include non solo il benessere fisico, ma anche quello mentale. Oggi, più della metà della popolazione (52%) si dichiara soddisfatta del proprio stato di salute, sia fisico sia psicologico, dimostrando grande attenzione alla prevenzione.

Questo è il quadro emerso dalla IV edizione dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030”, realizzato da Groupama Assicurazioni in collaborazione con l’istituto di ricerca BVA Doxa.

Prevenzione e attività fisica

Secondo il report, il 66% degli intervistati effettua periodicamente analisi del sangue e delle urine; il 47% segue percorsi di screening e il 44% pratica regolare attività fisica. Tuttavia, solo il 16% considera il medico di base come unico riferimento per la salute, mentre il 36% lo vede come una figura centrale ma non esclusiva. Infatti, quasi 9 italiani su 10 (88%) dichiarano di aver consultato anche medici specialistici negli ultimi anni, tra cui fisioterapisti (34%), nutrizionisti (27%) e psicologi (21%).

Fiducia nel sistema sanitario nazionale

La fiducia nel sistema sanitario nazionale è alta, ma si avverte la mancanza di alcuni servizi necessari. Il 60% desidera un maggiore accesso alle prestazioni sanitarie digitali, il 38% richiede migliori servizi di assistenza nelle scuole e il 35% vorrebbe uno psicologo di base accanto al medico di famiglia.

La survey, condotta ad aprile 2024 su un campione di 1.000 persone, ha analizzato l’approccio degli italiani alla salute e al benessere, evidenziando le principali paure e aspettative per il futuro.

Timori e assicurazioni 

Guardando al futuro, il 42% degli italiani teme un peggioramento delle proprie condizioni fisiche senza poter accedere alle cure necessarie. Questo timore spinge il 59% degli intervistati a sottoscrivere o considerare un’assicurazione sanitaria. Secondo Pierre Cordier, amministratore delegato di Groupama Assicurazioni, negli ultimi anni è emersa l’importanza di un equilibrio tra benessere fisico e psicologico, con nuove figure professionali come nutrizionisti e psicoterapeuti che diventano essenziali.

Le professioni del futuro

Nel prossimo decennio, i tele-chirurghi e i personal wellness trainer saranno tra le figure più importanti in ambito sanitario. Secondo il 64% degli italiani, un sistema alimentare più sano è fondamentale per mantenere una buona salute, mentre il 63% riconosce l’importanza dell’attività fisica regolare.

Tuttavia, persistono paure legate al peggioramento delle condizioni fisiche e alla difficoltà di accesso alle cure, rendendo le assicurazioni sanitarie sempre più cruciali.

Soluzioni ad personam

Per rispondere a questi bisogni emergenti, le compagnie assicurative come Groupama Assicurazioni hanno sviluppato prodotti ad hoc. Come quello modulare “Groupama Benessere InSalute”, che facilita l’accesso alle prestazioni sanitarie, evita lunghe liste d’attesa e integra nuovi servizi di supporto come psicologi e osteopati. Questo approccio inclusivo mira a garantire protezione e benessere a 360 gradi, con soluzioni personalizzate per ogni individuo.

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Riforma del Catasto 2024: cosa cambia per IMU e ISEE

Obiettivo principale, migliorare l’accuratezza dei dati catastali degli immobili e adeguare la tassazione in base ai valori di mercato attuali: la tanto attesa riforma del Catasto, annunciata per il 2024, porta con sé una serie di conseguenze significative per i proprietari di immobili. Con particolare riguardo all’IMU e all’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente.
Secondo le previsioni degli esperti, l’aumento medio dell’IMU potrebbe essere significativo, pari a un incremento medio di circa 1150 euro.

Questo porterebbe la media dell’IMU da 896 a 2.046 euro. Si tratta di un aumento dovuto principalmente all’incremento del valore catastale della prima casa, che si stima possa aumentare di circa 75.000 euro.

Un impatto significativo sui bilanci delle famiglie

L’aumento del valore catastale delle proprietà avrà sicuramente delle ricadute sull’ISEE, e di conseguenza limiterà, per molte famiglie, la possibilità di accesso a bonus e agevolazioni.
È importante sottolineare che gli effetti di questa riforma dipenderanno da vari fattori, tra cui le caratteristiche specifiche dell’immobile e le dinamiche del mercato immobiliare locale.

Tuttavia, è evidente che la riforma del catasto avrà un impatto significativo sui bilanci delle famiglie, e potrebbe richiedere un adeguamento delle politiche fiscali e sociali per mitigare le conseguenze negative per i ceti più vulnerabili.

La rendita media salirà del 128%

L’aumento delle rendite catastali potrebbe variare non solo da città a città, ma anche da Comune a Comune. Se si parla della media nazionale, infatti, l’aumento della rendita sarà del 128%. Appare evidente, però, che le impennate degli aumenti delle rendite catastali che si registreranno nelle città nevralgiche come Roma (+183%) e Milano (+123%) non sono assolutamente paragonabili con quelle che si verificheranno in piccoli Comuni montani.
Le differenze, quindi, si avranno in base alla Regione, ma saranno influenzate anche da dinamiche del mercato immobiliare e dalle decisioni degli enti locali.

Del resto, la riforma del Catasto è un cambiamento necessario, dato che l’ultima revisione risale a circa 30 anni fa.
I dati catastali, di fatto non solo in linea con quelli del mercato immobiliare e quanto si annuncia, ormai, da diversi anni, è un obiettivo primario di ogni governo che si è succeduto nell’ultimo periodo.
Ora la riforma sembra essere alle porte e anche se il 2024 non sarà l’anno buono, molto probabilmente il cambiamento, annunciato, ci sarà nei prossimi anni, riporta Money.it.

Come consultare i documenti catastali

La consultazione dei documenti catastali può essere effettuata comodamente online. Grazie alle moderne tecnologie, è possibile accedere alle banche dati catastali tramite piattaforme web dedicate. Questo permette ai cittadini di ottenere informazioni aggiornate e precise sulle proprietà immobiliari senza doversi recare fisicamente presso gli uffici. Attraverso procedure telematiche intuitive e sicure, è possibile richiedere visure catastali, mappe e altre informazioni pertinenti al Catasto in modo rapido ed efficiente, garantendo una maggiore accessibilità e comodità per tutti i cittadini.

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La Gen Z sceglie uno stile di vita più sostenibile

Le nuove generazioni si dimostrano molto più attente alla tutela dell’ambiente rispetto a chi le ha precedute. E i comportamenti sostenibili sono sempre più diffusi nella fascia di età fra gli 11 e i 25 anni. Lo rivela Skuola.net che, in occasione dell’Earth Day 2024, ha presentato i risultati più significativi emersi dalle sue recenti indagini.

Azioni concrete, non solo parole

La Generazione Z non si limita a parole, ma si impegna con azioni concrete, grandi e piccole, per prendersi cura dell’ambiente. Ad esempio, circa il 90% presta attenzione per evitare lo spreco di acqua e risorse energetiche, mentre più dell’80% cerca di limitare l’uso di plastica e di ridurre l’impatto ambientale delle proprie azioni. Inoltre, molti si rivolgono al mercato dell’usato per evitare di sostenere produzioni inquinanti.

Acqua ed energia: la maggioranza degli studenti riduce gli sprechi

Cominciamo con una delle questioni più urgenti: la scarsità di risorse idriche. I giovani rispondono attivamente a questa sfida: la metà di loro fa del proprio meglio per consumare meno acqua possibile durante la doccia, lo spazzolamento dei denti, e così via. Un altro 38% è attento all’uso responsabile dell’acqua. Solo il 13% spreca acqua senza considerare le conseguenze. Lo stesso impegno si nota riguardo all’elettricità proveniente da fonti non rinnovabili. Quasi due terzi della Generazione Z fa sempre attenzione a spegnere luci e interruttori quando non servono, mentre il 26% si impegna in questo senso. Solo il 10% non fa nulla per ridurre gli sprechi energetici.

Lotta contro la plastica: un terzo ha eliminato gli oggetti in questo materiale 

La tutela dell’ambiente include anche la riduzione dell’inquinamento causato dalla plastica. Circa un terzo dei giovani dichiara di aver eliminato, per quanto possibile, gli oggetti in plastica dalla propria vita, come bottiglie, piatti, bicchieri e posate. Il 50% sta cercando di farlo, anche se ammette le difficoltà. Solo il 9% continua ad utilizzare la plastica senza preoccuparsi delle conseguenze.

Il 54% evita di utilizzare riscaldamento e aria condizionata quando non è necessario

La Generazione Z preferisce ridurre l’uso di riscaldamento e aria condizionata per limitare le emissioni di gas serra. Il 54% gestisce in modo oculato il riscaldamento e il condizionamento dell’aria, utilizzandoli solo quando necessario, mentre il 31% lo fa occasionalmente. Solo il 15% privilegia il proprio comfort rispetto alla tutela ambientale.

“Second hand”: quattro giovani su dieci preferiscono abiti usati

Molte piccole azioni possono fare la differenza nell’ambiente, come l’acquisto di abiti usati anziché nuovi. Per questo motivo, il 40% dei giovani preferisce esplorare mercatini fisici e online prima di acquistare capi nuovi, con il 15% che lo fa sempre e il 24% spesso. Anche nell’ambito della tecnologia, la Generazione Z si orienta verso soluzioni più sostenibili, come l’acquisto di dispositivi ricondizionati. Quasi il 90% dei giovani accoglie positivamente questa pratica: il 28% lo considera come la prima scelta quando deve cambiare telefono, mentre il 18% lo ha già fatto almeno una volta. Il 43% non ha ancora optato per questa soluzione, ma non esclude di farlo in futuro.

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RC auto, sempre più cara. Perchè?

A gennaio 2024, il prezzo medio dell’assicurazione per la Responsabilità Civile auto (la cosiddetta RC) è stato di 389 euro. Si tratta di un aumento del 7,5% su base annua in termini nominali e del 6,7% in termini reali, anche se si registra una lieve decelerazione rispetto al +7,9% di dicembre. Questi dati sono stati resi noti dall’Ivass, l’autorità di vigilanza assicurativa. Anche se le cifre sembrano altissime, l’Ivass sottolinea che i prezzi medi attuali rimangono inferiori rispetto al periodo pre-pandemico, quando a gennaio 2019 si attestavano a 406 euro.

Incrementi di prezzi diversi a seconda delle province

Analizzando le province, si osserva che gli incrementi di prezzo variano tra il +3,3% a Catanzaro e il +10,0% ad Alessandria. Il differenziale di premio tra Napoli e Aosta è di 250 euro, in aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Per gli assicurati appartenenti a classi di merito superiori alla prima, riferisce Adnkronos, l’incremento di prezzo è del 10,4%.

Una stangata da 877 milioni di euro

In risposta ai dati forniti dall’Ivass, il Codcons sottolinea che l’aumento delle tariffe Rc Auto rappresenta una maxi-stangata di circa 877 milioni di euro annui a carico degli automobilisti italiani. Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, afferma che gli aumenti delle tariffe siano ingiustificati, poiché non sono in linea con un analogo aumento dell’incidentalità in Italia. Rienzi esorta il governo a intervenire per limitare il potere delle compagnie assicurative e frenare l’escalation delle tariffe.

Le preoccupazioni delle associazioni dei consumatori

Anche Assoutenti esprime preoccupazione per i rincari dell’Rc auto a gennaio, sottolineando un aumento della spesa di +27 euro a polizza rispetto alle tariffe medie dello stesso periodo del 2023. “Napoli – analizza l’associazione – si conferma la città con le polizze più pesanti, con un a tariffa media di 560 euro, seguita da Prato (553,7 euro) e Caserta (500 euro). Dal lato opposto della classifica Enna è la città con la Rc auto più economica (287 euro), seguita da Oristano (297 euro) e Potenza (299 euro). Gli incrementi annui più pesanti si registrano ad Alessandria, Biella, Lecco e Vercelli, che vedono a gennaio le tariffe salire del 10%, mentre a Catanzaro le polizze salgono solo del +3,3%”. 

Furio Truzzi, presidente onorario di Assoutenti, denuncia incrementi immotivati che non rispondono a un aumento dei costi per le compagnie assicurative o dell’incidentalità, ma sono causati da anomalie nel settore assicurativo. L’associazione sottolinea la necessità di una radicale riforma nel settore assicurativo per introdurre maggiore concorrenza e tutela per gli assicurati.

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Scuola: 55,63% di iscrizioni per i licei, ma crescono istituti tecnici e professionali

Il 10 febbraio si sono chiuse le iscrizioni online all’anno scolastico 2024/2025 sulla piattaforma online Unica (unica.istruzione.gov.it). E secondo i dati rilevati sono ancora i licei a essere preferiti da oltre la metà delle studentesse e degli studenti italiani che devono effettuare la scelta della scuola secondaria di II grado.

Con il 55,63% di domande sul totale delle iscrizioni, il liceo continua infatti a essere considerato la prima scelta per gli studenti italiani.
Gli istituti tecnici e i professionali mostrano però un trend in crescita. I primi rilevano il 31,66% delle iscrizioni (contro il 30,9% dello scorso anno) e i secondi il 12,72% (contro il 12,1 % dello scorso anno).

Due novità: l’istituto professionale 4+2 e il liceo del Made in Italy

Quest’anno per il mondo della scuola sono due le novità. La prima è l’avvio della sperimentazione della filiera tecnico professionale “4+2”, che ha raggiunto 1.669 iscrizioni, e la seconda riguarda i nuovi licei del “Made in Italy”, le cui iscrizioni sono 375.

“La filiera del 4+2 ha registrato un interesse significativo da parte delle famiglie, si tratta di un risultato importante e non scontato – ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara -. Gli studenti da settembre potranno contare su un percorso e su programmi fortemente innovativi e su una maggiore sinergia con il mondo produttivo”.

È importante ampliare l’offerta formativa per gli studenti italiani

“Il Made in Italy è la nuova offerta formativa messa in campo dai licei che avevano già attivo l’indirizzo Scienze Umane con opzione Economico-sociale, pensata per una formazione tesa a valorizzare le eccellenze italiane riconosciute a livello internazionale – ha aggiunto il ministro -. Una opzione che dal prossimo anno potrà rafforzarsi nell’alveo dei licei più tradizionali. È importante – ha proseguito Valditara – avere ampliato l’offerta formativa a disposizione degli studenti italiani venendo incontro alle esigenze e alle nuove sfide del mondo del lavoro. È la strada giusta per una scuola di successo per i nostri ragazzi”.

La nuova piattaforma Unica semplifica e velocizza le procedure

Quest’anno, inoltre, le famiglie hanno mostrato un notevole apprezzamento per la nuova piattaforma Unica, per semplicità e velocità delle procedure anche da dispositivo mobile. Il 92% circa degli utenti ha infatti affermato di ritenere efficiente il funzionamento del servizio offerto, mentre il 93% degli stessi ha gradito la semplicità di utilizzo del servizio.

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