I vantaggi dell’aria condizionata canalizzata

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione ideale per le abitazioni di grandi dimensioni, un sistema che permette di distribuire l’aria climatizzata in modo uniforme in tutti gli ambienti.

A breve ci concentreremo sui vantaggi di un impianto di questo tipo, ma cominciamo con lo spiegare meglio cosa sia un l’aria condizionata canalizzata e come sia possibile far installare questo tipo di soluzione in casa.

Cosa è un impianto di aria condizionata canalizzata?

Un impianto di aria condizionata canalizzata è un sistema di climatizzazione che utilizza una rete di canali per distribuire l’aria climatizzata in tutti gli ambienti di un’abitazione, ufficio o locale commerciale.

L’impianto è composto da un’unità esterna, che contiene il compressore e il condensatore, e da una unità interna, che distribuisce l’aria climatizzata nelle varie stanze.

L’unità esterna è solitamente posizionata sul tetto o in un locale tecnico. L’unità interna, invece, è da posizionare in casa in un vano “nascosto” ma facilmente accessibile per un eventuale tecnico che dovrà effettuare una manutenzione.

I canali sono realizzati in materiale isolante, in modo da evitare la dispersione di calore o di freddo, e sono sono collegati all’unità interna attraverso delle bocchette di ventilazione.

Per installare un impianto di aria condizionata canalizzata è necessario realizzare un controsoffitto, ovvero una struttura che viene installata sul soffitto esistente, in modo da creare un vano dove possano essere posizionati i canali e le bocchette.

Il controsoffitto “riduce” l’altezza del soffitto, ma è necessaria per poter installare l’impianto di aria condizionata canalizzata.

Distribuzione uniforme dell’aria

L’aria condizionata canalizzata è l’unica soluzione che permette di distribuire l’aria climatizzata in modo uniforme in tutti gli ambienti di un’abitazione.

A differenza dei sistemi split, che richiedono un’unità esterna per ogni stanza, l’aria condizionata canalizzata ha un’unica unità esterna che distribuisce l’aria attraverso una rete di canali.

Questo sistema garantisce una temperatura costante in tutta la casa, senza sbalzi termici tra una stanza e l’altra.

Il grande vantaggio è quello di avere una temperatura uniforme in tutta la casa, senza quei fastidiosi sbalzi termici quando si passa da una stanza all’altra.

Silenziosità

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione molto silenziosa, grazie alla presenza di un’unica unità esterna che è posizionata in un locale isolato. Questo permette di godere del comfort dell’aria condizionata senza essere disturbati dal alcun tipo di rumore.

Tra l’altro quello della silenziosità è un vantaggio non indifferente soprattutto se vivi in condominio e vuoi evitare di disturbare i vicini.

Risparmio energetico

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione più efficiente rispetto ai sistemi split, in quanto richiede meno energia per distribuire l’aria climatizzata in tutta la casa. Ciò si traduce in un risparmio economico non indifferente, oltre che in un minor quantitativo di CO2 prodotta.

Design moderno

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione dal design moderno, in quanto prevede la presenza di controsoffitti che sono in grado di dare un aspetto più moderno e accattivante ad ogni ambiente. Dunque possiamo dire che la climatizzazione canalizzata è in grado di influire positivamente anche sul design di casa.

Filtrazione dell’aria

Gli impianti di aria condizionata canalizzata sono dotati di filtri che bloccano il polline e le sostanze inquinanti. Questo contribuisce a migliorare la qualità dell’aria all’interno di un appartamento o ufficio, riducendo il rischio di allergie e altri problemi respiratori.

Si tratta di un aspetto non indifferente considerando che l’aria ad essere filtrata e “ripulita” sarà quella dell’intero immobile e non soltanto quella di una singola stanza.

Conclusione

L’aria condizionata canalizzata è una soluzione che offre numerosi vantaggi per abitazioni di grandi dimensioni, uffici e locali commerciali.

Se stai pensando di far installare un impianto di climatizzazione, l’aria condizionata canalizzata è certamente una scelta da prendere in considerazione.

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Gli italiani al ristorante vogliono la doggy bag

Mentre alla Camera si discute la proposta di legge per rendere obbligatorie le doggy bag nei ristoranti, secondo i i nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, quasi un italiano su 2, il 47% degli intervistati, chiede di trovare di default la doggy bag al ristorante.
Uno su 3, il 32%, consiglia di dotarsi di bag riutilizzabili ed eco-compatibili. E il 26% suggerisce ai ristoratori di fornire un opuscolo con consigli per il consumo a casa degli avanzi e la creazione di nuovi piatti a partire dal cibo avanzato.

Solo una minima parte dei consumatori italiani, il 5 %, suggerisce invece di ridurre le porzioni servite.
Soltanto il 3% non accetterebbe di portarsi a casa il cibo avanzato. Ma per la maggioranza degli italiani la doggy bag non è più un tabù.

“Non chiamiamole borse per il cane”

I dati della ricerca sono stati resi pubblici da Andrea Segré, l’economista e divulgatore, fondatore del movimento e della campagna Spreco Zero. Con una raccomandazione importante: “non chiamiamole doggy bag, borse per il cane – spiega all’Ansa Segré – perché si rischia di togliere valore al gesto del recupero del cibo e di scoraggiare il recupero. Con il Ministero dell’Ambiente, qualche anno fa, abbiamo proposto il termine family bag, che restituisce una visione anche domestica della prevenzione dello spreco alimentare”.

Una buona pratica comune contro lo spreco di cibo

I dati Waste Watcher International del 2023 stimano uno spreco domestico pro-capite settimanale di circa 500 grammi.
I tempi sono quindi maturi perché questa pratica diventi consuetudine nei ristoranti italiani, senza bisogno di chiederla, come appunto una buona pratica comune.

La parola chiave, anche in questo caso, è prevenzione, ovvero, evitare di lasciare gli avanzi nel piatto. Si pone però un problema di cui nessuno parla: chi paga i costi della bag?
Se si vuole essere sostenibili la bag dovrà essere in materiale perfettamente riciclabile, e è a totale carico del ristoratore “la vedo assai difficile”, commenta Segré.

Ma chi paga il costo del contenitore?

“Mentre se la deve pagare il consumatore, con l’incremento dei costi, è ancora peggio – aggiunge l’economista -. Per evitare costi troppo elevati nella fornitura della family bag un’idea condivisa dal 32% degli intervistati è proporre confezioni, buste che possono essere riutilizzate dal cliente, ad esempio sacchetti di stoffa. Prima di presentare questo tipo di progetti bisognerebbe interrogarsi perché finora gli altri non hanno funzionato”.

Intanto, il 5 febbraio sarà la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, durante la quale sarà lanciato il nuovo Osservatorio sugli sprechi nella ristorazione italiana, attraverso l’app istituzionale ‘Sprecometro’, scaricabile gratuitamente da tutti.

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Finanziamenti alle startup: nel 2023 superano 1,1 miliardi

Secondo i dati dell’Osservatorio Startup Hi-tech, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem, gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia nel 2023 ammontano a 1,13 miliardi di euro.  Ma risultano in contrazione del -39% rispetto ai 1,86 miliardi del 2022, e sono leggermente inferiori anche ai 1,39 miliardi del 2021.

Alla luce del calo generalizzato degli investimenti a livello globale i dati confermano comunque la solidità dell’ecosistema italiano, evidenziando al contempo l’assenza dei grandi round di finanziamento sopra i 100 milioni che avevano caratterizzato lo scorso biennio.

Dati in linea con quelli internazionali

“È necessario – commenta Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Hi-Tech – inquadrare la significativa decrescita registrata nel 2023 nello scenario macroeconomico nazionale e internazionale in cui si collocano”. Il dato italiano è infatti in linea con quello internazionale, che ad esempio, vede il valore del mercato del Venture Capital Europeo diminuire del -49% nei primi 9 mesi dell’anno.

In ogni caso, gli investimenti da parte di attori formali (fondi Venture Capital indipendenti, Corporate Venture Capital aziendali e governativi) confermano il tradizionale ruolo guida per l’intero ecosistema, limitando la decrescita a -14%. Un dato che conferma il ruolo infrastrutturale assunto dal comparto formale, che nel 2023 vede anche la nascita di nuovi attori.
Continuano invece a giocare un ruolo marginale gli investimenti Corporate, strutturati o meno, nonostante la crescente attenzione degli esperti di settore.

Finanziamenti da attori informali: -43%

I finanziamenti da attori informali (Venture Incubator, Family Office, Club Deal, Angel Network, Independent Business Angel, piattaforme di Equity Crowdfunding, aziende non dotate di fondo strutturato di Corporate Venture Capital, e nuove forme di venturing quali Startup Studio e Venture Builder) registrano una contrazione del -43% circa.

Tale decremento è specchio della situazione contestuale, dove l’incertezza economica e l’aumento dei tassi d’interesse rendono gli investitori informali più riluttanti a investire a causa dell’alto rischio e dell’incertezza associati a tali investimenti, soprattutto se paragonati ad altre asset class più sicure.

Non sorprende, quindi, che anche il segmento Equity Crowdfunding registri una significativa contrazione.

Investimenti internazionali: -55%

Con un calo del -55% è la componente dei finanziamenti internazionali a determinare in maniera significativa il decremento rispetto al 2022. Un risultato che riflette soprattutto l’assenza dei grandi mega round, tradizionalmente alimentati da grandi player internazionali.
Peraltro, il calo ricalca una situazione comune a livello europeo, segnata da un costante declino dei finanziamenti late-stage e l’ormai cronica scarsità di exit, in particolare in termini di IPO.

Rispetto al benchmark internazionale, che compara gli investimenti da parte di attori formali in Italia con quelli dii altri ecosistemi europei più maturi ed economie comparabili, si mantiene il gap consolidato negli anni precedenti, con una dimensione relativa dell’ecosistema italiano pari a circa 1/6 rispetto a quello francese, 1/4 rispetto a quello tedesco, e comparabile rispetto a quello spagnolo.

Fotovoltaico per i privati: fattori da considerare e incentivi

L’installazione di un impianto fotovoltaico è un investimento che può essere molto vantaggioso per i privati, sia in termini economici che ambientali.

Proprio per i motivi che seguono infatti, tante persone hanno già scelto di passare al fotovoltaico per ridurre i costi in bolletta o in certi casi per eliminarla direttamente, effettuando il distacco dalla rete.

Vantaggi economici e ambientali

Il principale vantaggio economico di un impianto fotovoltaico è chiaramente il risparmio che si ha in bolletta elettrica.

Un impianto produce energia elettrica pulita e rinnovabile da sfruttare per il proprio consumo, riducendo così la quantità di energia acquistata dalla rete elettrica.

Il risparmio può arrivare fino all’80%, a seconda delle dimensioni dell’impianto e del fabbisogno energetico dell’abitazione.

Inoltre, un impianto fotovoltaico può generare un reddito aggiuntivo attraverso la vendita dell’energia in eccesso alla rete elettrica. Il prezzo dell’energia venduta alla rete è stabilito dal mercato, ma è comunque superiore al costo dell’energia acquistata.

Un altro ottimo argomento per passare al fotovoltaico è legato all’ambiente: questo tipo di impianto infatti, non produce emissioni di gas o inquinamento di alcun tipo, contribuendo così a ridurre anche l’effetto serra.

I fattori da considerare

Prima di procedere con l’acquisto e l’installazione dell’impianto fotovoltaico, è importante considerare anche altri fattori che giocano certamente un ruolo primario. Tra questi, i principali sono:

  • L’esposizione solare dell’abitazione: l’impianto fotovoltaico deve essere installato in un luogo dove è possibile ricevere una buona esposizione solare, così da garantire un’adeguata produzione di energia.
  • La dimensione dell’impianto: la dimensione dell’impianto deve essere ragionata in base ai consumi energetici dell’abitazione e degli spazi a disposizione.
  • Il costo dell’installazione: il costo dell’installazione di un impianto fotovoltaico varia a seconda della dimensione e delle caratteristiche dell’impianto.

Per valutare bene tutti questi aspetti, è consigliabile rivolgersi a un installatore qualificato per valutare la fattibilità dell’installazione e ottenere un preventivo accurato.

Incentivi fiscali

Il governo italiano ha introdotto già da qualche anno una serie di incentivi per promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici. Gli incentivi possono essere di natura fiscale, economica o tecnica.

Il principale incentivo fiscale è la detrazione fiscale del 50% delle spese sostenute per l’installazione dei un impianto fotovoltaico. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Un altro incentivo fiscale è il Bonus Mobili, che consente di detrarre il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe A+ o superiore, se acquistati contestualmente alla realizzazione di un intervento di riqualificazione energetica dell’abitazione, tra cui l’installazione di un impianto fotovoltaico.

Incentivi regionali

Oltre agli incentivi statali, anche le singole regioni italiane hanno introdotto una serie di misure per promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici.

Ad esempio, il Piemonte è una regione molto attiva in questo campo. Negli anni, questa regione ha reso disponibili diversi incentivi e bonus per l’installazione di impianti fotovoltaici, sia per i privati che per le imprese.

In particolare, il Piemonte ha recentemente prorogato fino al 31 dicembre 2023 un incentivo che offre una detrazione fiscale pari al 90% dell’investimento (che deve essere volto a migliorare l’efficienza energetica di abitazioni e condomini). A partire dal 2024, tale incentivo diminuirà al 70%, mentre nel 2025 si ridurrà al 65%.

Si tratta certamente di una buona occasione per quanti stanno pensando di far installare un fotovoltaico Torino e iniziare concretamente a risparmiare.

In breve

L’installazione di un impianto fotovoltaico è un investimento che può essere molto vantaggioso per i privati, sia in termini economici che ambientali. Gli incentivi statali e regionali rendono questa soluzione ancora più conveniente.

Se passare al fotovoltaico è un qualcosa che hai sempre pensato di fare e che per un motivo o l’altro hai sempre rimandato, adesso potrebbe essere il momento giusto.

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Mutui: se variabili in 18 mesi 2.300 euro esborsati in più

A gennaio 2022 chi ha sottoscritto un mutuo medio a tasso variabile ha versato in appena un anno e mezzo oltre 2.300 euro in più. A causa del rialzo dei tassi dovuto alla politica monetaria della Bce, e considerando le aspettative di mercato, Facile.it e Mutui.it stimano che a luglio 2024 la spesa possa arrivare a superare 5.300 euro. Per l’analisi il compratore Facile.it ha preso in riferimento un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro, con piano di restituzione in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022. Facile.it ha analizzato come sono cresciute le rate da inizio 2022 a oggi e come potrebbero variare nuovamente nei prossimi mesi in base ai Futures sugli Euribor, gli indici di riferimento dei tassi variabili.

Oggi si paga il 60% in più rispetto a inizio 2022

Il tasso (TAN) di partenza di gennaio 2022 era pari allo 0,67%, corrispondente a una rata mensile di 456 euro. A seguito degli aumenti del costo del denaro messi in atto dalla Bce per contrastare l’inflazione, il tasso è salito arrivando a sfiorare il 4,95% ad agosto 2023, con una rata di circa 726 euro. Di fatto, oggi il mutuatario paga il 60% in più rispetto a inizio 2022 (+270 euro).
Sommando le cifre aggiuntive pagate ogni mese rispetto alla rata di partenza è emerso come da gennaio 2022 ad agosto 2023 l’esborso totale per il mutuatario sia stato di oltre 2.300 euro.

Le previsioni del mercato: picco a dicembre

Nelle ultime settimane l’Euribor a 3 mesi ha rallentato la sua salita, ma da qui alla fine dell’anno continuerà a crescere raggiungendo il picco tra novembre e dicembre 2023, quando toccherà il 3,86%.
Ciò porterebbe il tasso del mutuo medio preso in esame a superare il 5,10%, con una rata di circa 734 euro, ovvero oltre 275 euro in più rispetto a quella di gennaio 2022. La buona notizia è che con l’inizio del nuovo anno la tendenza potrebbe finalmente invertirsi, tanto che guardando alle quotazioni di marzo 2024, il tasso del mutuo preso in esame dovrebbe scendere al 5,02% per poi calare addirittura al 4,83% a giugno 2024.

Buone notizie per gli under 36

I giovani alle prese con l’acquisto della prima casa possono continuare a godere delle condizioni agevolate di garanzia fino all’80% almeno fino al 30 settembre, dopo la proroga di 3 mesi decisa dal governo. Secondo le simulazioni di Facile.it, oggi per un mutuo fisso al 100% senza agevolazione i tassi (Tan) fissi disponibili online per un finanziamento da 180.000 euro in 25 anni partono dal 4,75%, con una rata di circa 1.026 euro. Chiedendo la stessa tipologia di mutuo, ma godendo delle agevolazioni riservate ai giovani under 36, online si possono trovare tassi che partono dal 3,60%, corrispondente a una rata di 911 euro. Accedendo quindi alle condizioni agevolate è possibile risparmiare quasi 115 euro al mese rispetto a chi sottoscrive il medesimo mutuo, ma senza godere delle agevolazioni.

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Un cappotto verde sugli edifici per contrastare l’afa estiva

Durante l’estate, il “cappotto verde” sugli edifici riduce di oltre 1 °C la temperatura dell’aria nelle città. Questo è quanto emerso da uno studio condotto dall’ENEA e pubblicato su Energy and Buildings, il quale ha valutato l’efficacia di utilizzare tetti e pareti esterne coperti di vegetazione contro le isole di calore nelle zone densamente abitate di Roma e Torino, concentrandosi principalmente su una tipica giornata estiva.
I ricercatori dell’ENEA, appartenenti al Dipartimento di Efficienza Energetica, hanno simulato tre scenari di mitigazione che prevedevano diverse combinazioni di soluzioni “green”. A Roma, il miglior scenario per abbattere le temperature includeva 12.000 metri quadrati di tetti verdi in combinazione con 60.000 metri quadrati di facciate verdi, ottenendo una riduzione media della temperatura di 0,33 °C, con picchi fino a 1,17 °C alle 15:00.

Più l’edificio è alto, più la copertura green “funziona”

Secondo la ricercatrice ENEA Tiziana Susca, che ha collaborato allo studio insieme ai colleghi Fabio Zanghirella e Vincenzo Del Fatto, il merito di questa riduzione della temperatura è principalmente attribuibile alle pareti verdi, che risultano più efficaci in proporzione all’altezza dell’edificio. D’altro canto, i tetti verdi estensivi si dimostrano inefficaci nel mitigare direttamente il riscaldamento urbano quando vengono installati su edifici alti, ma sono molto utili per ridurre la temperatura interna dell’abitazione e, di conseguenza, l’uso di climatizzatori.
A Torino, sono state registrate riduzioni della temperatura esterna dell’aria di circa 0,5 °C in due scenari che prevedevano rispettivamente 6.000 metri quadrati di “living wall” (pareti verdi) e altrettanti di facciate verdi sugli edifici. In entrambi i casi, le abitazioni si trovavano lungo un “canyon urbano”, ovvero un’area urbanizzata parallela alla direzione principale del vento che favorisce la dissipazione del calore accumulato.

Gli aspetti che influenzano la resa del cappotto vegetale

Gli esperti hanno evidenziato che l’efficacia delle soluzioni “green” è influenzata da diversi fattori, come il clima, le condizioni meteorologiche, la geometria urbana, la scala di applicazione, le tecnologie e le specie vegetali utilizzate. Nel corso delle ondate di calore, si è riscontrata una leggera riduzione dell’efficacia delle soluzioni green, poiché le piante chiudono gli stomi, piccole aperture presenti sulle foglie che consentono lo scambio gassoso tra l’interno e l’esterno della pianta, durante questo fenomeno climatico estremo.

Una strada ecologica per il futuro dell’urbanizzazione

La ricerca dell’ENEA assume un’importanza cruciale, poiché le previsioni indicano un aumento dell’urbanizzazione e un conseguente aumento delle temperature urbane superficiali. Nel 2016, le aree urbane coprivano l’1,29% della superficie terrestre occupata, ma secondo le stime dell’ONU, entro il 2050 la percentuale della popolazione urbana raggiungerà il 68,36%. Ciò comporterà una maggiore urbanizzazione che altererà l’equilibrio termico naturale e porterà a un ulteriore aumento delle temperature urbane. Le proiezioni relative agli scenari di espansione urbana suggeriscono che, se si continua a utilizzare combustibili fossili come finora, entro il 2100 l’Europa registrerà un ulteriore aumento medio delle temperature superficiali di 0,12 °C in estate.

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Mobilità: auto e Tpl restano centrali, e avanzano i costruttori cinesi

Il settore automotive è destinato a cambiare molto più di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni. Non solo nuovi modelli, anche nuove motorizzazioni (BEV, HEV), produttori, modelli di business, mix di segmenti, e nuovi canali, come il noleggio.
Complici la crisi dei chip e la guerra in Ucraina, stiamo assistendo a un ulteriore invecchiamento del parco circolante, con emissioni in aumento. Ma le auto elettriche arretrano, confermandosi la soluzione giusta per pochi, principalmente nelle grandi città. Grazie a costi di produzione più competitivi, i costruttori dell’Est Europa e asiatici conquisteranno nei prossimi anni crescenti fette di mercato. Dal 2015 a oggi l’Europa ha perso la produzione sul proprio territorio di 5 milioni e 300mila vetture, oggi prodotte per lo più in Cina. Emerge dallo studio Il vento dell’Est soffia sull’automotive, condotto da ANIASA e Bain & Company.

Il parco circolante invecchia

Gli italiani rimandano l’acquisto dell’auto e per lo più finiscono per tenersi la propria, come confermato dal drastico crollo delle rottamazioni: nel 2022 quasi mezzo milione in meno.
La naturale conseguenza di questi fattori è una crescita continua del parco circolante, nonché della sua età media, che ormai raddoppia i livelli di 20 anni fa, superando i 12 anni di età per vettura. E quando gli italiani devono proprio cambiare l’auto, preferiscono sempre più noleggiarla anziché acquistarla.
In questo contesto, dunque, incentivi e sconti aggiuntivi, se ben orchestrati, sono l’unico elemento che potrebbe far prendere in considerazione l’acquisto di un’auto nuova.

L’elettrico costa e convince pochi

Almeno per il momento crolla il mito delle piccole elettriche da città. La progressiva elettrificazione sta portando infatti a un graduale disimpegno dei costruttori tradizionali dal segmento delle utilitarie. A oggi, i veicoli elettrici ottengono la quota maggiore nei segmenti di vetture medio-grandi.
Nelle immatricolazioni del primo trimestre 2023, la quota BEV nelle vetture medie/grandi è pari a circa il 13% del totale, contro il 2,6% nelle compatte. Le BEV si confermano, inoltre, più concentrate nelle grandi città. A vincere sono sempre i motori benzina e le auto ibride mild. Si conferma poi la centralità della sostenibilità economica come fattore determinante nelle abitudini di consumo degli italiani. Auto e trasporto pubblico sono vincenti grazie alla loro convenienza e flessibilità per tutti i fini di mobilità. 

Soffia il vento dell’Est

In risposta alle esigenze di sostenibilità economica, il mercato italiano sta diventando sempre più appannaggio di costruttori dell’Est, in grado di produrre auto a costi più competitivi. Dalla Cina si affacciano nuovi attori nativi EV, non solo nella parte di mercato mainstream, ma anche nei segmenti top. Non a caso, alcuni brand asiatici hanno già scalato molte delle prime posizioni nelle vendite globali di vetture elettrificate, scavalcando anche Tesla. L’Europa ha poi ceduto lo scettro di principale produttore alla Cina, che già oggi raggiunge il 4° posto tra i Paesi che hanno registrato il maggior numero di brevetti in Europa. L’Italia è undicesima.

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Con il caro vita italiani più attenti agli sprechi domestici

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2023 Finish in collaborazione con Ipsos ha sviluppato uno studio su comportamenti, abitudini e consapevolezza in tema di sprechi domestici. E il 77% degli intervistati dichiara di provare a ridurre il più possibile lo spreco d’acqua nella propria quotidianità, aumentando l’attenzione anche ai costi legati ai consumi domestici. Il 94% ha infatti modificato le proprie abitudini domestiche in relazione agli elettrodomestici, riducendo l’uso dei sistemi di riscaldamento (52%) e lavatrice (46%), e prestando maggiore attenzione ai consumi di energia/gas (50%) e acqua (38%). Il 62% inoltre è preoccupato dai costi di questa risorsa.

Più coscienti della scarsità dell’acqua

 Insomma, gli italiani sono più coscienti della scarsità dell’acqua in Italia (41%) rispetto al 2022 (25%). Aumenta anche la consapevolezza rispetto alle aspettative future: il 31% si dichiara d’accordo con le previsioni del World Resources Institute, secondo cui l’Italia entro il 2040 vivrà in una condizione di profondo stress idrico. Se attenzione e consapevolezza sul tema sono per la prima volta in crescita dal 2020 rimangono alcuni comportamenti da migliorare. Gli italiani si confermano infatti tra i più spreconi in Europa, con 220 litri giornalieri pro-capite contro i 165 di media europea, a cui si aggiunge una scarsa consapevolezza. Solo il 46% è infatti cosciente di questa situazione.

Come ridurre i consumi?

Quanto al consumo medio per famiglia, il consumo medio giornaliero in Italia è di circa 500 litri, ma questo dato è riconosciuto solo dal 4% degli italiani. Più del 68% è invece convinto che il consumo medio giornaliero per famiglia sia inferiore ai 100 litri.
Ma quali sono i comportamenti che gli italiani mettono in atto per provare a ridurre il proprio impatto sull’acqua? Il 68% dichiara di chiudere i rubinetti quando non necessario, il 71% di utilizzare la lavastoviglie solo a pieno carico, il 53% si impegna a fare docce più brevi, il 60% preferisce la doccia alla vasca. Il 33%, poi, sceglie di non sciacquare più i piatti a mano prima di metterli in lavastoviglie.

Usare “meglio” la lavastoviglie

Un dato, questo, che pone in evidenza l’impegno di sensibilizzazione portato avanti da Finish negli ultimi anni, e in linea con l’aumento del 3% registrato nel 2022 rispetto al 2021 e del 7% rispetto al 2020. Tutto ciò si traduce in una stima circa il numero di famiglie (oltre 1.300.000 in tre anni) che hanno scelto di adottare questo comportamento. Con un risparmio d’acqua di 38 litri a ogni lavaggio e calcolando la media di utilizzo della macchina in una settimana (4,56 volte), questo comportamento ha determinato un risparmio complessivo di oltre 16,6 miliardi di litri d’acqua in tre anni, pari circa a 6.800 piscine olimpiche.

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Guidare “green” si può, anche senza cambiare automobile

Nel 2035 le auto con motore termico non verranno più immatricolate, ma è comunque possibile inquinare meno anche se si possiede una vettura ad alimentazione a benzina o diesel: basta seguire i 10 consigli “green” di Midas, la rete internazionale di officine meccaniche. Prima di tutto, attenzione al proprio stile di guida. Guidare bene non è solo importante per la sicurezza di autista e passeggeri, ma può consentire anche di risparmiare fino al 30% di carburante. Una guida senza frenate improvvise o brusche accelerazioni, e mantenere una velocità di crociera moderata e costante, permette di abbassare i consumi. Ridurre la velocità di 10 km/h sulle autostrade infatti consente un risparmio fino a cinque litri di benzina su una distanza di 500 km.

Finestrini aperti: sì o no?

Se si viaggia in città, o a una velocità al di sotto dei 50 km/h, abbassare i finestrini è da prediligere rispetto al condizionatore, ma in autostrada o su strade extraurbane i finestrini aperti possono causare un maggior attrito e aumentare anche il consumo di carburante. In ogni caso, l’utilizzo del condizionatore è da limitare, poiché ha un’azione molto impattante sui consumi, che in autostrada aumentano fino al 10%, per passare addirittura al 25% in città. Altro consiglio: no alle discese in folle. Spesso si pensa che percorrere una discesa in folle possa aiutare a contenere i consumi, ma non è così. Il motore continua infatti a essere acceso, comportando un continuo afflusso di carburante, oltre a consumare eccessivamente i freni.

Controllare la pressione degli pneumatici

Qualora la vettura non disponesse del sistema Start&Stop, che spegne e riaccende in automatico il motore, Midas consiglia di spegnere manualmente il motore durante le soste prolungate. Inoltre, ricorda di fare attenzione alla pressione degli pneumatici. Avere pneumatici sgonfi aumenta l’attrito con il suolo e la resistenza al rotolamento, causando, oltre a rischi per la sicurezza, un’usura più rapida e un maggior aumento dei consumi. In ogni caso, una vettura sana ed efficiente riduce il consumo di benzina: ecco perché è fondamentale effettuare controlli periodici sul proprio veicolo (livello dell’olio motore, pulizia dei filtri dell’aria e dell’olio) con una manutenzione accurata e costante.

Viaggiare leggero

Occhio al bagagliaio poi e ai carichi inutili: un peso extra grava sui consumi, in quanto il motore avrà bisogno di un’iniezione aggiuntiva di energia per tenere in movimento la vettura.  Ma uno dei momenti in cui l’automobile utilizza più energia è durante i momenti di coda o di sosta. Ecco perché è utile evitare più possibile il traffico, pianificando percorsi alternativi o cambiando i propri orari usuali. Talvolta modificare anche di poco le proprie attività e abitudini quotidiane può aiutare a spendere meno, e diminuire le emissioni di CO2 dell’auto.

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Come utilizzare il roaming quando si va in vacanza

II nuovo regolamento sul roaming all’interno dell’Unione europea è entrato in vigore il 1º luglio. In pratica, il principio del Roam-like-at-home è stato esteso per altri 10 anni, e sono anche state migliorate alcune condizioni per i consumatori, soprattutto in termini di trasparenza e protezione. Cosa significa? Che si potrà continuare a chiamare, inviare sms e navigare alle stesse tariffe che ognuno paga con il proprio abbonamento, come avviene finora, grazie appunto al principio del Roam-like-at-home coniato nel 2017. Prima di partire per una vacanza in un Paese dell’Unione però è bene verificare i dettagli del proprio piano dati, ovvero controllare le condizioni e le tariffe del proprio operatore.

Meglio non connettersi a reti aperte o pubbliche

In caso di viaggi in nave, è consigliabile disattivare i dati mobili e il roaming oppure attivare la modalità aereo fino all’arrivo. Se necessario, usare la connessione satellitare, e informarsi bene su costi e limiti. In caso di viaggi extra UE, è preferibile attivare un pacchetto speciale del proprio operatore invece di connettersi a reti aperte o pubbliche. Queste reti possono essere pericolose e i propri dati potrebbero non essere al sicuro. L’UE continua a proteggere gli interessi dei cittadini nel mondo della telefonia mobile, sperando che questi attuino comportamenti responsabili, non solo controllando bene le condizioni dei servizi in uso, ma anche le impostazioni di sicurezza informatica.

Pianificare quali dispositivi portare e come utilizzarli 

È bene sempre ricordare che gli hacker non vanno in vacanza ed è necessario mantenere sempre alta la guardia. Se quando si è connessi da casa o al lavoro si ha più o meno la situazione sotto controllo, lo stesso non si può dire quando, ad esempio, si accede al proprio home banking dalla rete Wi-Fi pubblica dell’aeroporto o dell’hotel. Il modo migliore per difendersi da cyberattacchi e malware è prevedere e pianificare: prevedere dove e quando si avrà bisogno della connessione a Internet, e pianificare quali dispositivi portare e come utilizzarli.

Nessuna connessione è sicura se utilizzata in modo rischioso

Spesso però, soprattutto in vacanza, non è possibile rispettare questa programmazione. Panda Security ha elaborato alcuni consigli per mettere in sicurezza i dati quando ci si connette da altre reti: evitare le reti Wi-Fi pubbliche, e quando necessario, utilizzare una rete privata virtuale (VPN), acquistare una Sim prepagata e utilizzarla per connettersi, e se si usa un laptop, connettersi tramite il telefono come hotspot. Ovviamente nessuna connessione è davvero sicura se viene utilizzata in modo rischioso. Per questo motivo, quando si è in vacanza è bene seguire norme di comportamento digitale più severe. Quindi, evitare di scaricare file, soprattutto da reti P2P, limitare la condivisione di file, non inviare dati personali, specialmente se connessi a una rete pubblica, e cercare di connettersi solo a siti che utilizzano il protocollo HTTPS.

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