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Cyberattacchi, le PMI nel mirino: i virus si “fingono” app

Per le piccole e medie imprese il 2025 è un anno complicato anche sul fronte della sicurezza digitale. Secondo Kaspersky, quasi 8.500 PMI hanno subito attacchi informatici.
I criminali usano un trucco sempre più diffuso: nascondere virus dietro le sembianze di applicazioni che tutti conosciamo e utilizziamo.

Zoom, Office e le nuove trappole legate all’AI

Le app più imitate sono quelle della quotidianità lavorativa: Zoom, Teams, Word, Excel, PowerPoint. Ma a crescere sono soprattutto i falsi legati all’intelligenza artificiale. ChatGPT, ad esempio, è stato copiato da quasi 200 file pericolosi solo nei primi mesi dell’anno, il doppio rispetto al 2024. Anche DeepSeek, lanciato da poco, è finito subito nel mirino.

La logica è semplice: più un’applicazione è popolare e se ne parla, più diventa un’esca perfetta per chi vuole colpire gli utenti meno attenti.

Email ingannevoli e link fasulli

Il metodo resta quello classico. Una mail con un link che sembra sicuro, un sito che imita quello originale, un abbonamento offerto a prezzo stracciato. In pochi secondi si scarica un file che porta con sé trojan, adware o altri software malevoli.

Per le PMI, che spesso non hanno un reparto IT dedicato, il rischio di blocchi o furti di dati è alto.

Phishing sempre più credibile

Non ci sono solo i virus. I truffatori puntano anche al phishing, rubando password e credenziali di accesso a banche, piattaforme di consegna o account aziendali. Alcuni finti messaggi promettono addirittura visibilità su X (l’ex Twitter), spingendo le vittime a fornire i propri dati.

Lo spam, nel frattempo, si è fatto più sofisticato: email costruite con l’intelligenza artificiale offrono pacchetti di marketing, prestiti o servizi di gestione aziendale. Tutto studiato per sembrare reale e convincente, soprattutto per chi gestisce piccole imprese.

Come difendersi

Gli esperti consigliano alcune regole semplici: affidarsi a software di sicurezza aggiornati, controllare sempre l’indirizzo dei siti prima di scaricare qualcosa, fare backup regolari e fissare procedure chiare per l’uso dei programmi in azienda.

Perché alla fine, ricordano gli analisti, la differenza la fa l’attenzione. Basta un clic sbagliato per aprire la porta ai cybercriminali.

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Gestione digitale dei documenti: un mercato da 2,3 miliardi

Emerge da una ricerca dell’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano: il mercato della gestione digitale dei documenti aziendali (Digital Document Management & Exchange) vale 2,3 miliardi, +13% rispetto al 2021.

Il 54% del valore del mercato è determinato da soluzioni per la gestione documentale interna (creazione, acquisizione, archiviazione, ricerca e conservazione dei documenti), mentre il 39% da soluzioni per lo scambio elettronico dei documenti con i business partner, incluse tecnologie come EDI e PEC.
Quello della gestione digitale dei documenti aziendali è un mercato maturo, cresciuto in media del 4% l’anno, ma in grado di svilupparsi ancora.
Il 41% delle imprese prevede una crescita moderata nei prossimi 3-5 anni, con un incremento del fatturato nell’ordine del 5-9%.

Il 42% delle aziende adotta soluzioni di DMS

Tra le principali soluzioni per digitalizzazione i progetti interni c’è il Document Management System (DMS, un sistema software che crea, archivia, organizza e gestisce documenti digitali), oggi adottato dal 42% delle grandi aziende e Pmi. Nei processi di interfaccia, però, lo scambio documentale con clienti e fornitori avviene prevalentemente tramite strumenti tradizionali come email, PEC, SFTP, FTP (55%).

La principale priorità per le imprese di tutte le dimensioni nella digitalizzazione dei processi B2b interni è la Gestione Elettronica Documentale (GED), su cui però gli investimenti restano limitati.
Il 50% delle aziende dedica meno dell’1% del fatturato a questi progetti. E se l’AI è strategica per il 63% delle aziende, solo il 13% la sfrutta già nei processi documentali.

L’AI avanza ma nel B2b i progetti significativi sono pochi

“La digitalizzazione del B2b in Italia si trova in una ‘terra di mezzo’- afferma Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital B2b -: dopo l’obbligo di fatturazione elettronica del 2019, non ci sono più stati impulsi significativi. L’AI avanza, ma nel B2b i progetti di impatto significativo sono ancora pochi, la sostenibilità resta spesso una buzzword, l’automazione è ferma da anni e le startup che si occupano di gestione documentale faticano ad attrarre investimenti.
Nei prossimi cinque anni l’evoluzione del quadro normativo europeo in materia digitale spingerà certamente la digitalizzazione, ma le imprese non possono permettersi di attendere così a lungo per avviare o consolidare i processi di digitalizzazione: è il momento di agire, per il bene e la competitività delle nostre imprese”.

Non basta attendere le normative

“L’attenzione dell’Europa alla digitalizzazione e alla creazione di un mercato unico digitale offre un’occasione preziosa – aggiunge Paola Olivares, Direttrice dell’Osservatorio Digital B2b -. Normative e regolamenti, infatti, si moltiplicano: eIDAS 2.0 introduce l’eArchiving come nuovo servizio fiduciario, eFTI mira a digitalizzare i documenti logistici entro il 2027 e la Direttiva ViDA rivoluzionerà la fatturazione elettronica intra-UE dal 2030.
In ambito nazionale, viene introdotto l’invio digitale dei corrispettivi via software, la piena operatività della lettera di vettura internazionale e l’obbligo di digitalizzazione dei documenti sui rifiuti. Ma non possiamo limitarci ad attendere le normative. Serve una spinta decisa da parte delle imprese e delle associazioni di categoria”.

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Gen Z e comunicazione: verità, responsabilità e fiducia nell’era digitale

Nell’ambito del seminario ‘Avere vent’anni. Comunicazione responsabile e nuove generazioni. Tra parole e algoritmi: comunicare con etica nell’era digitale’, organizzato da FERPI – e FERPI Emilia-Romagna, Vilma Scarpino, ceo di BVA Doxa, ha presentato una ricerca sulle generazioni più giovani.

La ricerca restituisce una fotografia dettagliata delle opinioni, dei comportamenti e delle aspettative della Gen Z su temi chiave come sostenibilità, Intelligenza artificiale e fiducia nella comunicazione.
Ed evidenzia come per costruire un dialogo fondato su verità, inclusione e responsabilità con le nuove generazioni sia necessario ascoltarle davvero, abbandonando stereotipi e semplificazioni. 

La ricerca rappresenta, quindi, un’occasione per riflettere sul ruolo della comunicazione responsabile nell’ecosistema contemporaneo, e sul rapporto, tutt’altro che scontato, tra le nuove generazioni e i messaggi che le attraversano.

Disposti a premiare le aziende che dimostrano impegno reale

Dalla ricerca emerge una generazione consapevole, attiva e informata. Il 95% dei 14-17enni e il 92% dei 18-34enni ha sentito parlare di ESG (Environmental, Social, Governance), e l’80% considera la sostenibilità una necessità concreta. Tuttavia, i giovani non si accontentano più di dichiarazioni generiche, vogliono coerenza, concretezza, e sono disposti a premiare, anche economicamente, le aziende che dimostrano impegno reale e misurabile.

La sostenibilità è vista non più come un ‘nice to have’, ma come un imperativo  per le aziende, per le Istituzioni e per i cittadini. In particolare, i giovani manifestano attese per un impegno in prima linea da parte delle Istituzioni.
I giovani chiedono trasparenza nella comunicazione e coerenza tra promesse e fatti.

Tecnologia e AI: un rapporto ambivalente

Per i ventenni di oggi la relazione con la tecnologia è ambivalente: il 66% riconosce i benefici dell’Intelligenza artificiale in termini di efficienza, ma il 72% teme che possa superare e sostituire ‘l’umano’.
Manipolazione delle informazioni, perdita di autenticità e disinformazione sono le principali paure segnalate dai Gen Z.

Nonostante la grandissima diffusione, c’è infatti una certa inquietudine verso l’AI, che tocca temi profondi, come la perdita di controllo, le minacce alla privacy, e la manipolazione delle informazioni. È quindi fondamentale sviluppare una cultura critica e consapevole dell’AI, specialmente tra i più giovani.

L’informazione viaggia sui social

I social media (68%) restano il canale informativo privilegiato tra i giovani, confermandosi come il più adatto per comunicare, ma anche eventi e convegni possono giocare un ruolo importante nel coinvolgere il target. Gi eventi dal vivo (33%) si collocano infatti al secondo posto tra i canali utilizzati per informarsi, mentre calano televisione, radio e stampa.

A sorprendere è anche l’approccio finanziario dei giovanissimi. Il 76% dei 14-17enni conosce almeno uno strumento di risparmio, e oltre la metà sarebbe disposta a usarlo per investire in modo responsabile.
Per comunicare efficacemente con questa generazione, e costruire relazioni significative, è quindi essenziale adottare un approccio comunicativo, che combini valori condivisi, innovazione tecnologica e autenticità.

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Podcast: gli italiani amano “ascoltare” il True Crime

Secondo la ricerca ‘Gli italiani, i podcast e il True Crime’, commissionata da glo, brand di BAT Italia, ad AstraRicerche, l’83,5% degli italiani ogni tanto ascolta un podcast, il 35% li ascolta 4 o più giorni a settimana e il 17,9% ogni giorno. Soprattutto, prima di dormire (34,9%), durante una passeggiata (34,6%), in auto o sui mezzi pubblici (33,1%), mentre cucinano o sbrigano le faccende domestiche (32,5%), durante la pausa pranzo (25,4%), la beauty routine (17%), lo studio o il lavoro (16,4%), o ancora, mentre fanno sport (14,5%).

Grazie alla sua incredibile versatilità il podcast sta conquistando sempre più ascoltatori, trasformando, al contempo, il modo di consumare contenuti. Tra i generi più popolari, il True Crime emerge come il vero protagonista.

Crimine e misteri irrisolti, che passione!

Il True Crime è il secondo genere più apprezzato (37,4%) dopo le storie di vita e crescita personale (42,3%). Tra gli altri argomenti, news e attualità (37,4%), intrattenimento e lifestyle (34,6%), cultura, iibri e cinema (34,4%), scienza (32,0%), viaggi (26,8%), e cucina (22,0%).

Un italiano su 3 è appassionato di storie di crimine e misteri irrisolti, e il 58% ammette di adorare particolarmente questo genere o di essere interessato ad ascoltarlo in futuro.
La passione per il True Crime è particolarmente forte tra le donne, che con il 45% superano gli uomini (30%) nell’ascolto di racconti da brivido. Inoltre, le donne tra 18 e 29 anni sono le vere detective, con il 61% che ascolta regolarmente podcast di questo tipo.

L’importanza della voce narrante

In generale, la comodità del podcast è sicuramente al primo posto, con il 42,8% degli intervistati che apprezza la possibilità di ascoltarli ovunque e in qualsiasi momento.

Un altro aspetto riguarda la varietà dei contenuti, con il 36,5% che li sceglie per scoprire nuove storie e punti di vista diversi. Il 34,5%, poi, trova vantaggioso il fatto che non sia necessario guardare uno schermo per ascoltarli, mentre il 27,7% apprezza la vasta gamma di temi trattati, oltre a considerarli un modo semplice e pratico per restare aggiornati sugli eventi (27,0%).
Anche la qualità della narrazione gioca un ruolo fondamentale, con il 22,5% che è attratto dalla narrazione coinvolgente e il 16,2% che apprezza la voce narrante.

A caccia di novità sul web

Le piattaforme di streaming sono la principale fonte di scoperta di nuovi podcast. Il 52,0% degli utenti si affida infatti a consigli automatizzati, classifiche e pubblicità proposte dalle piattaforme per trovare nuovi contenuti. Seguono i social media, utilizzati dal 45,6% degli ascoltatori, con una prevalenza tra donne nella fascia di età tra 18 e 29 anni.

Anche il passaparola gioca un ruolo importante: il 33,6% degli utenti trova nuovi podcast grazie ai consigli di amici, familiari o conoscenti.
Non meno importante è la ricerca online tramite motori di ricerca, utilizzata dal 29% degli ascoltatori. In particolare, da quelli nella fascia d’età 30-50 anni.

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Google: cosa hanno cercato sul web gli italiani nel 2024?

Come di consueto Google, con il suo report annuale ‘Year in Search’, anche nel 2024 offre uno spaccato affascinante di ciò che più ha stuzzicato la curiosità degli italiani, dalle personalità più in voga alle domande che hanno tormentato il popolo italico. E ancora, dalle mete turistiche più ambite alle ricette più appetitose.
Il 2024 è stato un anno ricco di eventi, con personaggi e tendenze che hanno catturato l’interesse degli italiani.

Non sorprende che il mondo dello spettacolo abbia dominato le ricerche, con Angelina Mango, vincitrice di Sanremo, in cima alla classifica della più cliccata sul motore di ricerca.
La giovane cantante, figlia d’arte, ha conquistato il pubblico con il suo talento e la sua personalità, ma è seguita a ruota da altri artisti sanremesi, come Ghali, Geolier e Mahmood, a conferma del grande interesse per il festival della musica italiana.

Un anno di musica, gossip, sport

Ma non solo note e canzoni: anche il gossip ha avuto il suo peso tra le ricerche su Google, con la curiosità intorno alle vicende sentimentali di alcuni personaggi del talent show ‘Amici’ e l’attenzione mediatica rivolta alla principessa britannica Kate Middleton. 

Ovviamente, lo sport nel 2024 ha giocato un ruolo importante. Le Olimpiadi hanno catalizzato l’attenzione su discipline come la ginnastica artistica, il nuoto artistico e l’arrampicata sportiva. Ma come spesso accadde, il calcio ha fatto parlare di sé, con tante ricerche legate a episodi controversi e all’esonero di allenatori.

Dall’attualità ai temi sociali alle… ricette

Quanto all’attualità internazionale, non sono mancate le innumerevoli preoccupazioni. Lo dimostrano le ricerche sul conflitto tra Israele e Iran e le tensioni in Medio Oriente.
Ma gli italiani si sono interrogati anche su temi sociali, come dimostra l’interesse per il significato di termini o frasi come ‘intersessuale’ e ‘stop al genocidio’.

Dalle mete turistiche alle ricette, dalle tendenze moda al make-up, Google ci svela un’Italia desiderosa di esplorare, sperimentare e prendersi cura di sé.
Durazzo, Gubbio, Shanghai: le ricerche di itinerari e consigli di viaggio riflettono la voglia di scoprire nuove culture e paesaggi. E in cucina, la passione per la tradizione si affianca alla curiosità per le novità, con ricerche che spaziano dalle lenticchie ai crumble cookies agli spatzle.

Moda, clima e sostenibilità

E poi c’è la moda: immancabile la ricerca di outfit per ogni occasione, dal matrimonio alle grotte di Frasassi, e il make-up, con tendenze che vanno dal latte make-up al clean-girl-look.

Il report ‘Year in Search’ però non si limita a fotografare il presente, ma offre anche uno sguardo al futuro.
L’interesse per il clima e gli uragani riflette la crescente preoccupazione per l’ambiente, riferisce Adnkronos. E le ricerche sui progressi contro il cambiamento climatico testimoniano la volontà di informarsi e agire per un futuro più sostenibile.

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2024: perchè è l’anno dei podcast?

Il 2024 si rivela l’anno del grande successo per i podcast, seguendo il trend positivo del 2023, quando il 39% delle persone tra i 16 e i 60 anni aveva ascoltato un podcast nell’ultimo mese. Questi dati emergono dalla “Ipsos Digital Audio Survey”, uno studio ormai consolidato, che offre una panoramica dettagliata sull’evoluzione del Digital Audio, con particolare attenzione ai podcast.

Giunta alla sua sesta edizione, l’indagine, lanciata nel 2019, rappresenta un punto di riferimento per l’industria, fornendo indicazioni su come valorizzare al meglio questo format, sia dal punto di vista editoriale che commerciale.

Il profilo degli ascoltatori

Gli ascoltatori di podcast presentano caratteristiche ben definite. Dall’inizio del monitoraggio nel 2019, i dati confermano che il pubblico è composto prevalentemente da giovani (39% sotto i 35 anni), persone con un alto livello di istruzione (29% laureati) e professionisti di alto profilo. Questi utenti sono spesso consumatori attenti, sensibili alle raccomandazioni degli artisti e proiettati verso prodotti e servizi premium.

Sono inoltre frequentatori abituali delle sale cinematografiche e guardano la televisione tradizionale con minore assiduità rispetto alla media della popolazione.

Crescita di ascolto ed engagement

Un dato significativo riguarda la crescita dell’ascolto: il 40% degli utenti ha dichiarato di ascoltare più podcast rispetto all’anno precedente, segno di un format che continua a rispondere alle esigenze del pubblico. Questo si riflette anche nel crescente livello di engagement, con il 62% degli ascoltatori che completa l’intero episodio, rispetto al 57% dell’anno precedente. Inoltre, l’82% degli utenti ascolta serie di podcast, dimostrando una forte fidelizzazione e una fruizione rituale.

Podcast e pubblicità: un connubio che funziona

I podcast si confermano anche un ottimo contesto per la comunicazione di marca. L’81% degli ascoltatori ricorda le pubblicità associate ai podcast, e il 53% di questi ha compiuto un’azione in seguito all’ascolto. Le azioni più comuni includono la ricerca di informazioni (32%), il passaparola (26%) e l’acquisto (16%).

Segmentazione dell’audience

La Digital Audio Survey 2024 ha approfondito la segmentazione del pubblico, identificando quattro gruppi distinti: “Social First” (35%), i più giovani e attirati dai social; “Addicted” (20%), assidui e molto ricettivi alla pubblicità; “Pull” (23%), utilitaristi che accedono tramite ricerche online; e “Casual” (22%), utenti maturi con una fruizione più occasionale.

La crescita dei podcast è ormai un fenomeno stabile, e rappresenta un’opportunità per coinvolgere un pubblico sempre più ampio e diversificato.

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AI e agricoltura: -25% consumo energia per coltivazione indoor

Secondo le Nazioni Unite, la popolazione mondiale dovrebbe crescere fino a 9,7 miliardi di persone entro il 2050. Questa crescita, combinata con il cambiamento climatico e l’urbanizzazione, richiede soluzioni efficaci per contrastare i ‘difetti’ degli attuali sistemi di produzione, anche per quanto riguarda il settore alimentare e agricolo.

“Gli attuali sistemi di controllo ambientale non sono abbastanza smart”, afferma Fengqi You, professore di ingegneria dei sistemi energetici alla Cornell. Ma l’integrazione dell’Intelligenza artificiale nei sistemi di controllo ambientale odierni potrebbe ridurre il consumo energetico per l’agricoltura indoor del 25%. Questo, contribuirebbe potenzialmente a sfamare la popolazione mondiale man mano che aumenta.
Lo hanno scoperto gli ingegneri della Cornell University, che hanno riportato i risultati della ricerca su Nature Food.

Ottimizzare i sistemi di illuminazione e regolazione del clima

I metodi di coltivazione indoor, come le serre con illuminazione artificiale, sono meno vulnerabili al cambiamento climatico, ma richiedono un consumo intensivo di energia e un’attenta gestione delle risorse per essere sostenibili.
Utilizzando sistemi di Intelligenza artificiale, come l’apprendimento a rinforzo profondo e l’ottimizzazione computazionale, gli scienziati hanno analizzato la crescita della lattuga coltivata in strutture agricole indoor in otto località degli Stati Uniti oltre a nonché Reykjavi’k e Dubai.

Di fatto, ottimizzando i sistemi di illuminazione e regolazione del clima il consumo di energia è sceso da 9,5 kilowattora per chilogrammo di peso fresco (l’energia necessaria o utilizzata per produrre un chilogrammo di lattuga coltivata indoor) nei luoghi che non utilizzano tecnologie basate sull’AI a 6,42 kilowattora i quelli che la utilizzano.

Una soluzione efficiente per livelli ottimali di CO2 e ossigeno 

Inoltre, riporta AGI, i ricercatori hanno scoperto che per le aree più calde, come Dubai o il sud degli Stati Uniti, l’AI ha ridotto il consumo di energia a 7,26 kilowattora per chilogrammo di peso fresco, rispetto ai 10,5 kilowattora.

Una bassa ventilazione durante i periodi di luce (16 ore di luce solare simulata) e un’elevata ventilazione durante i periodi di buio (otto ore che simulano la notte) hanno fornito una soluzione efficiente dal punto di vista energetico per livelli ottimali di anidride carbonica indoor per la fotosintesi e di ossigeno per la respirazione e la crescita delle piante, oltre ad altri requisiti di ventilazione bilanciati.

Un concetto simile alla smart home

“Gli attuali sistemi di controllo ambientale non sono abbastanza smart”, afferma Fengqi You, professore di ingegneria dei sistemi energetici alla Cornell, al contrario dei sistemi basati sull’AI. Il concetto “è molto simile a quello delle case intelligenti – spiega You -. Vogliamo stare comodi a casa riducendo al contempo il consumo di energia, e lo stesso è per le colture. Questo lavoro si concentra su un sistema intelligente per rendere la produzione alimentare ottimale, sostenibile e ridurre l’impronta di carbonio. Questo è ciò che l’Intelligenza artificiale fa molto bene. Possiamo risparmiare parecchio se utilizziamo l’Intelligenza artificiale per ottimizzare attentamente l’illuminazione artificiale e altri sistemi energetici”.

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Viaggiare e collegarsi alla rete: come proteggersi dai rischi del Wi-Fi pubblico

Soprattutto se si viaggia all’estero, capita spesso di collegarsi a Wi-Fi pubblici in bar, hotel e aeroporti. Un’opportunità sicuramente comoda, ma non esente da rischi. Nonostante il vantaggio di esser essere sempre connessi, queste situazioni richiedono una buona dose di attenzione per proteggere i dati personali.

La ricerca “Cybersecurity in viaggio, come evitare le truffe in vacanza”, realizzata da Kaspersky, mappa le abitudini tech degli italiani in viaggio ed evidenzia i possibili rischi di cyber security. Gli esperti Kaspersky offrono anche suggerimenti per evitare i pericoli delle reti non private.

Le insidie del Wi-Fi libero

Il Wi-Fi pubblico permette di rimanere comodamente connessi in viaggio, evitando di pagare i costi spesso elevati delle tariffe dati all’estero. Tuttavia, che si tratti di bar, centri commerciali o aeroporti, è importante conoscere i rischi a cui si può andare incontro e le misure di sicurezza da adottare. I cyber criminali possono creare reti Wi-Fi false o compromettere quelle esistenti, utilizzando nomi molto simili a quelli delle reti legittime. Una volta connessi, le informazioni personali come login ai social media, dati bancari e indirizzi e-mail rischiano di essere compromessi e utilizzati in modo improprio.

Consigli per la sicurezza online

Per evitare di correre inutili rischi, gli esperti Kaspersky suggeriscono di: connettersi al Wi-Fi pubblico solo quando necessario; verificare l’autenticità della rete, chiedendo al personale della struttura per evitare connessioni a reti ingannevoli; fare attenzione alla pagina di login della rete Wi-Fi pubblica, evitando le situazioni in cui si devono fornire credenziali; evitare le transazioni sensibili sul Wi-Fi pubblico, come l’accesso all’home banking; usare una VPN per migliorare privacy e sicurezza. Le moderne VPN criptano i dati e proteggono le attività online da accessi non autorizzati, senza influire sulla velocità di Internet, rendendole adatte a un uso continuativo.

Utilizzare una VPN protegge dai rischi

Seguendo questi consigli e utilizzando una VPN affidabile, l’esperienza di navigazione sulle reti Wi-Fi pubbliche rimane privata. Oltre a garantire la crittografia dei dati, alcune soluzioni di sicurezza proteggono da vari rischi informatici come il phishing e lo spoofing DNS.

La crittografia VPN aiuta anche a difendersi dagli attacchi mirati che possono sfruttare la cronologia di navigazione e altre informazioni sensibili, offrendo una solida protezione contro i potenziali pericoli delle reti Wi-Fi aperte.

Un terzo degli utenti è consapevole dei pericoli 

“Dalla ricerca di Kaspersky emerge che oltre un terzo degli intervistati è consapevole della maggiore sicurezza garantita dalle VPN nella connessione. Complice anche la crescente abitudine allo smart working, quasi la metà degli italiani afferma di utilizzare una VPN per collegarsi in modo più sicuro a internet e alla rete dell’ufficio da remoto, anche in vacanza. Questo dimostra l’importanza riconosciuta alle VPN come misura di cyber sicurezza quotidiana,” ha commentato Cesare D’Angelo, General Manager Italy di Kaspersky.

Grazie alla VPN, gli utenti migliorano la loro sicurezza e assicurano una protezione continua della privacy, migliorando la loro difesa contro i rischi presenti nello spazio digitale.

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Europa, retail unificato: i numeri della crescita

L’analisi “Unified Commerce Benchmark for Specialty Retail in Europe 2024”, presentata da Manhattan Associates e commissionata a Incisiv in collaborazione con Google Cloud e Zebra Technologies, ha rivelato una previsione di crescita significativa per il mercato del retail unificato. Si stima che il fatturato crescerà con un incremento annuo di 1,3 punti percentuali, passando dagli 80,4 miliardi di euro del 2022 agli 88,3 miliardi di euro nel 2028.

Questo approfondimento ha coinvolto i settori dell’abbigliamento e calzature, casa e fai-da-te, e lusso in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, evidenziando le potenzialità e le criticità di crescita in quattro aree specifiche: Search & Discovery, Cart & Checkout, Promising & Fulfillment e Service & Support.

Le performance del mercato italiano

In Italia, i retailer specializzati si dimostrano allineati con il resto dei paesi europei, anche se permangono aree di miglioramento. Roberto Vismara, sales director di Manhattan Associates, sottolinea che i retailer italiani stanno compiendo progressi significativi nelle competenze digitali e nella customer experience. Tuttavia, ci sono margini di miglioramento in settori come il Promising & Fulfillment e il Cart & Checkout. Investire in queste aree potrebbe soddisfare meglio le aspettative degli acquirenti in continua evoluzione.

Vismara afferma che migliorare queste funzionalità digitali può incrementare l’engagement dei clienti, la visibilità dello stock, l’evasione degli ordini, le pratiche ecologiche e le esperienze di shopping personalizzate sia online che in negozio. Affrontando questi punti deboli, i retailer italiani possono migliorare significativamente la customer satisfaction e la brand loyalty.

I vantaggi di essere leader 

La ricerca evidenzia un’importante domanda: i leader del commercio unificato hanno un reale vantaggio competitivo? La risposta è affermativa. I leader mostrano tassi di crescita due o tre volte superiori rispetto alla concorrenza e registrano tassi di conversione più alti. Questo vantaggio competitivo è dovuto all’alto livello di maturità nel commercio unificato. Vismara sottolinea che la maturità non si misura solo dalla disponibilità di determinate funzionalità, ma anche dalla profondità e completezza con cui queste funzionalità vengono utilizzate.

Un’altra area di attenzione riguarda il Fulfillment and Promising, dove il livello di maturità medio è più basso rispetto ad altre aree funzionali.

I brand che eccellono nel customer engagement

Marchi come Gucci e Calzedonia/Oniverse si distinguono per l’eccezionale engagement del cliente fin dalle prime fasi del contatto. Altri brand, come Moncler e Valentino, spiccano per le loro capacità di coinvolgimento, mentre Benetton e Dolce&Gabbana si fanno notare per l’efficacia nel post-vendita e nelle soluzioni di packaging sostenibile. La tecnologia e la sostenibilità giocano un ruolo sempre più importante nelle aspettative dei consumatori. Integrare pratiche sostenibili e adottare tecnologie all’avanguardia non solo migliora l’esperienza del cliente ma rafforza anche la lealtà al brand.

In particolare, i clienti italiani apprezzano il supporto personalizzato e l’accesso a un customer service di qualità, considerato un fattore chiave di fidelizzazione. L’innovazione tecnologica, soprattutto grazie all’intelligenza artificiale, permetterà un’evoluzione nel servizio di assistenza, con MaxMara e Prada che attualmente registrano le performance migliori in questo ambito.

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Cybercrime: Facebook usato come esca per “pescare” account business

Lo ha scoperto Kaspersky: i cybercriminali hanno ideato un nuovo metodo per catturare dati degli utenti business e infiltrarsi nei sistemi. Ovvero, sfruttare le funzionalità ufficiali di Facebook e inviare falsi avvisi di sospensione agli account aziendali.
Più in dettaglio, con questo nuovo schema di phishing, i criminali informatici prendono di mira gli account aziendali di Facebook, utilizzando infrastrutture legittime della piattaforma social per inviare e-mail ingannevoli in cui si minaccia di sospendere l’account. Le e-mail malevole, inviate da Facebook, contengono messaggi intimidatori, come ad esempio: “Restano 24 ore per richiedere una revisione. Scopri perché”.

Cliccando sul link dell’e-mail si accede a una pagina Facebook reale che visualizza un avviso simile. L’obiettivo dei criminali è far ‘cadere’ la vittima  dalla pagina Facebook reale a un finto sito Meta.

Un sito di phishing a marchio Meta

Successivamente, l’utente viene infatti reindirizzato a un sito di phishing con il marchio Meta. A questo punto, il tempo a disposizione per risolvere il problema viene ridotto da 24 a 12 ore.
In seguito, il sito di phishing chiede in un primo momento informazioni generiche, seguite dalla richiesta dell’e-mail o del numero di telefono e della password dell’account.

Gli aggressori utilizzano account Facebook compromessi per inviare queste notifiche. Cambiano il nome dell’account con un messaggio minaccioso e l’immagine del profilo con un punto esclamativo, dopodiché creano post che riportano gli account aziendali presi di mira.

Anche le notifiche provenienti da una fonte affidabile potrebbero essere ingannevoli

Poiché la consegna avviene tramite l’infrastruttura di Facebook, le notifiche raggiungono sicuramente i destinatari.
“Anche le notifiche che sembrano legittime e provengono da una fonte affidabile come Facebook possono essere ingannevoli – ha commentato Andrey Kovtun, Security Expert di Kaspersky -. È fondamentale esaminare attentamente i link che vi vengono inviati, soprattutto quando si tratta di inserire dati o effettuare pagamenti. Questo può contribuire in modo significativo alla protezione degli account aziendali dagli attacchi di phishing”.

È infatti fondamentale evitare di aprire i link ricevuti in e-mail sospette. Se è necessario accedere al proprio account aziendale, digitare manualmente l’indirizzo o utilizzare un bookmark.

Mantenere al passo i dipendenti 

Per proteggere l’azienda da un’ampia gamma di minacce, sono disponibili le soluzioni della linea di prodotti Kaspersky Next che offrono protezione in tempo reale, visibilità delle minacce, funzionalità di analisi e risposta EDR e XDR per organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore.
In base alle esigenze attuali, e alle risorse disponibili, è possibile scegliere il livello di prodotto più adatto e migrare facilmente a un altro nel caso in cui i requisiti di cybersecurity dovessero cambiare.

È anche utile investire in ulteriori corsi di cybersecurity per il personale e mantenerlo al passo con le ultime conoscenze.
Grazie alla formazione Kaspersky Expert orientata alla pratica, i professionisti dell’InfoSec possono migliorare le competenze e difendere le aziende da attacchi sofisticati.

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