Giovani e salute mentale: i social distorcono l’autopercezione

A confermarlo è la ricerca dal titolo Salute Mentale 2025, realizzata da Doxa con particolare attenzione ai giovani. La costante esposizione digitale influenza profondamente l’autopercezione tra le ragazze e i ragazzi. Il risultato è una crescente pressione a mostrarsi perfetti. Per più di un giovane su due (53%) il proprio benessere mentale è condizionato dall’obbligo di apparire sempre al meglio.

A tre anni dall’ultima rilevazione (2022) i dati mostrano infatti un forte impatto dei social media sulla salute mentale, soprattutto tra i ragazzi e le ragazze di età compresa fra 18 e 34 anni, nonché un peggioramento dei pregiudizi verso chi ha disturbi mentali.
Non è caso che oggi Instagram sia utilizzato ogni giorno dall’84% dei giovani, con una consultazione ripetuta più volte al giorno nel 77% dei casi. 

Le nuove generazioni si riconoscono nell’immagine che proiettatano online

Si parla sempre più spesso di Mental Health, un tema che assume crescente rilevanza poiché l’esposizione prolungata ai social aumenta fragilità e insicurezze tra le nuove generazioni.

Il 44% dei giovani pensa infatti che “siamo ciò che mostriamo”, il 59% pubblica solo il meglio di sé, il 57% si riconosce nell’immagine che proietta online, il 77% ritiene che sui social “tutti finiscano per sembrare uguali”.
Il 45% di loro è anche influenzato dai commenti e dai like ricevuti su Instagram, e il 67% pensa che mostrarsi per ciò che si è faccia apparire “strani”. 

Aumenta lo stigma e la diversità è considerata un rischio

Inoltre, il 59% considera la diversità un rischio e il 49% teme di essere giudicato se si mostra diverso. Timore del giudizio e perdita del senso di autenticità sono evidenti. Nel campione nazionale di mille persone tra 18 e 65 anni, le persone con disagio psichico vengono considerate più pericolose per sé (dal 65% nel 2022 al 72%) e per gli altri (dal 48% al 55%). E aumenta anche la quota di chi le giudica più aggressive e violente (dal 55% al 63%) e meno rispettose delle regole (dal 49% al 55%).

La vergogna di ammettere un disturbo psichico

Particolarmente allarmante è la percezione di vulnerabilità dei giovani tra 14 e 24 anni, ritenuti “più a rischio” dal 47% degli intervistati (contro il 39% del 2022).

Resta poi alta la diffidenza: cala la fiducia nella curabilità delle malattie mentali (dal 66% al 60%) e oltre un terzo degli italiani (36%) si vergognerebbe di ammettere un disturbo psichico.
Qualche segnale positivo, però, c’è: diminuisce il numero di chi preferirebbe non confidarsi con nessuno in caso di disturbo mentale (dall’8% al 2%) dimostrando un’apertura al dialogo.

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