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Aria in città: migliorano i livelli di inquinamento, ma non abbastanza

Iniziamo con una buona notizia: nel 2025 si è abbassato il livello di smog nelle città italiane. Bene, benissimo per la salute di tutti. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: non è stato fatto ancora abbastanza a livello strutturale.

Tutti i valori sono scesi

Nel 2025 sono 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di PM10. L’anno precedente erano addirittura 25. È uno dei risultati migliori degli ultimi tempi e dimostra che qualcosa, lentamente, si sta muovendo nella direzione giusta.

Nessuna città, inoltre, ha oltrepassato i limiti annuali attualmente in vigore per PM10, PM2.5 e biossido di azoto. Come si dive, è stata vinta una battaglia, ma non la guerra.

Cosa accadrà nel 2030

Già ora è necessario allargare lo sguardo fino al 2030. Tra pochi anni, infatti, entreranno in vigore i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria, più vicini alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. E si tratta di standard decisamente più severi di quelli attuali.

Se fossero applicati oggi, oltre la metà delle città italiane non sarebbe in regola per il PM10, quasi tre quarti per il PM2.5 e più di un terzo per l’NO2. Un campanello d’allarme difficile da ignorare.

Smog: quali sono le le città e le aree più esposte?

Nel 2025 alcune zone sono messe peggio di altre. Palermo guida la classifica degli sforamenti giornalieri di PM10, seguita da Milano e Napoli. Ma il problema non riguarda solo le grandi aree urbane. Sempre più spesso sono i centri medi e piccoli, soprattutto nel Nord Italia, a registrare valori preoccupanti.

La Pianura Padana è il nodo più critico, una sorta di camera chiusa dove si somma l’inquinamento generato da traffico, riscaldamenti e attività produttive.

Servono politiche forti

Il rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, da dove sono stati estratti i dati, invita a non confondere i miglioramenti con un cambio di rotta strutturale. Anche perché, mentre i valori mostrano qualche progresso, sul fronte politico arrivano segnali opposti.

Lo testimoniano i tagli alle risorse destinate alla qualità dell’aria e la nuova procedura di infrazione aperta dall’Unione europea nel 2026.

Servono investimenti continui

Secondo Legambiente, non ci sono scorciatoie: servono investimenti continui nel trasporto pubblico, una riduzione netta delle emissioni legate al riscaldamento domestico, interventi seri su industria, agricoltura e allevamenti intensivi.
La qualità dell’aria è una scelta politica e culturale, da fare prima che sia tardi.

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PNRR: entro giugno l’Italia deve centrare il 30% degli obiettivi

Il PNRR italiano dedica al digitale un’intera missione da 41 miliardi di euro, a cui si sommano ulteriori iniziative di digitalizzazione nelle altre 6 missioni, per un totale di 49 miliardi. L’Italia ha previsto di spendere molto più degli altri Paesi europei le risorse del PNRR dedicate al digitale.

Come mostra la ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, con 99 di 176 tra milestone e target già realizzati a fine 2024 l’Italia è tra i Paesi più avanti in Europa nella realizzazione della trasformazione digitale prevista nel PNRR, completando il 56% delle milestone e dei target concordati.
Ma entro giugno 2026 l’Italia dovrà implementare il 30% di quanto promesso alla Commissione Europea: 53 tra milestone e target ancora da realizzare.

Digital Decade 2030: siamo al 23° posto

Secondo gli indicatori della Digital Decade 2030, pur registrando un tasso di ‘crescita digitale’ in linea con quello di altri Paesi europei, siamo 23esimi su 27 Paesi UE. Mentre realizzeremo gli ultimi interventi del PNRR sarà necessario gestire con efficienza le minori risorse a disposizione. In parte, si potrà attingere agli 800 milioni di euro accantonati dagli enti locali, che hanno realizzato i progetti del PNRR grazie ai voucher di PA digitale 2026. Inoltre, ci sono i fondi strutturali in capo alle Regioni (circa 2 miliardi).

È importante, quindi, non sottrarre al digitale ulteriori risorse per portare avanti le iniziative avviate grazie al PNRR. Tornare indietro o fermarsi sarebbe deleterio per l’intero Paese.

La PA “Artificiale”

La PA riveste un ruolo di primo piano nell’attuazione del PNRR. Almeno il 60% delle risorse associate al Piano italiano è destinato a PA centrali, locali o imprese pubbliche, e mediamente, il 34% delle risorse dei vari PNRR europei per la trasformazione digitale è dedicato a iniziative di eGovernment.

In questa sfida, la PA dovrà introdurre con efficacia l’AI al proprio interno. Grazie all’AI, infatti, Il 57% del tempo lavorativo dei dipendenti pubblici è potenzialmente automatizzabile senza ridurre l’occupazione, ma creando efficienza e liberando risorse per attività a maggior valore aggiunto.
A oggi, i principali vantaggi delle PA che hanno avviato sperimentazioni con l’AI sono il supporto alle decisioni (45%) e il miglioramento della gestione documentale (41%).

“Ripensare in chiave digitale i processi di erogazione dei servizi pubblici”

“La PA italiana deve sfruttare appieno le opportunità offerte dall’AI – commenta Giuliano Noci, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale -. Per riuscirci, è innanzitutto necessario ripensare in chiave digitale i processi di erogazione dei servizi pubblici. Occorre poi investire nella qualificazione delle competenze dei dipendenti affiancandoli con agenti capaci di automatizzare le attività ripetitive e supportare le decisioni complesse, consentendo alle persone di concentrarsi su compiti a maggior valore aggiunto. È inoltre fondamentale rafforzare il coordinamento tra le PA e tra queste e il settore privato. E bisogna dotarsi di sistemi efficaci di misurazione degli impatti, per garantire che gli interventi contribuiscano a ridurre, e non ad ampliare, le disuguaglianze dei territori”.

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Matrimoni: perché gli italiani si sposano sempre meno?

C’è stato un tempo in cui il matrimonio sembrava una tappa naturale, quasi obbligata. Oggi non è più così. La statistica parla chiaro, ma lo si capisce anche dalle esperienze quotidiane di ognuno di noi. Nel 2024, secondo i dati Istat, in Italia sono stati celebrati 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto all’anno precedente.

Una flessione che non sorprende, ma che conferma un andamento ormai consolidato. E le prime indicazioni sul 2025 non lasciano spazio a illusioni: nei primi nove mesi dell’anno, le nozze continuano a diminuire con la stessa intensità.

Il fenomeno più marcato al Sud

Il calo non colpisce tutte le aree allo stesso modo. Nel Mezzogiorno la discesa è più evidente, con una riduzione superiore all’8%. Il Centro segue a distanza, mentre il Nord mostra una tenuta relativa, pur restando in territorio negativo.

Dietro questi dati c’è una realtà semplice e complessa allo stesso tempo: meno giovani, meno nascite, ma anche meno certezze. Il matrimonio, per molti, non è più una priorità immediata.

Prime nozze in calo e nuove forme di coppia

A scendere sono soprattutto i primi matrimoni, poco più di 130mila nel 2024. Pesano sempre meno sul totale delle celebrazioni, segno che sempre più coppie scelgono strade diverse. Le convivenze, infatti, sono diventate una presenza stabile nel panorama familiare italiano.

In poco più di vent’anni sono quasi quadruplicate e oggi superano ampiamente il milione e mezzo. Per qualcuno sono una prova generale, per altri una scelta definitiva. In entrambi i casi, raccontano un modo diverso di stare insieme.

Il rito civile supera quello in chiesa

Anche il modo di sposarsi è cambiato. Oggi sei matrimoni su dieci vengono celebrati in municipio. Il rito civile ha superato quello religioso e continua a guadagnare terreno, soprattutto tra chi si sposa per la seconda volta e tra le coppie con almeno uno sposo straniero.

Ma la scelta si diffonde anche tra i giovani, specie nel Nord. Cresce, di pari passo, l’attenzione agli aspetti pratici: la separazione dei beni è ormai la norma per quasi tre quarti delle coppie.

Seconde nozze: meno slancio, più concretezza

Dopo anni di crescita, anche le seconde nozze segnano una lieve battuta d’arresto. Nel 2024 se ne contano poco meno di 43mila. Sono matrimoni spesso più sobri, meno rituali e più consapevoli, celebrati da persone che hanno già vissuto una separazione o un divorzio.

Non a caso, tra gli sposi over 50, oltre la metà arriva all’altare dopo aver chiuso un precedente matrimonio.

Matrimoni misti e nuovi italiani

Le nozze con almeno uno sposo straniero restano una componente importante, pur registrando un lieve calo. Sono più diffuse nelle regioni del Centro-Nord e riflettono un Paese sempre più intrecciato. Crescono anche i matrimoni che coinvolgono cittadini italiani per acquisizione, segno di un’integrazione che non passa solo dal lavoro o dalla scuola, ma anche dalle scelte affettive.

Numeri che, messi insieme, raccontano un’Italia diversa da quella di ieri: meno legata ai riti, più prudente, forse più fragile, ma ancora alla ricerca di nuovi equilibri.

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Italiani espatriati: nel 2024 hanno lasciato il Paese 78mila giovani

È quanto emerge dal Rapporto CNEL “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”: tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato l’Italia 630mila giovani tra 18 e 34 anni, il 49% dalle regioni del Nord e il 35% dal Mezzogiorno. Il saldo al netto degli immigrati è pari a -441mila.

Complessivamente, i giovani andati all’estero nel periodo corrispondono al 7% dei 18-34enni residenti in Italia nel 2024.  E nel solo 2024 i giovani che hanno lasciato il Paese sono stati 78mila, pari al 24% del numero delle nascite.
Inoltre, dal Rapporto CNEL, illustrato in una Guida uscita in edicola con il Sole 24 Ore, nel triennio 2022-2024 tra i giovani emigrati la quota di laureati è pari al 42,1%. Nell’intero periodo era il 33,8%.

Il costo del capitale umano emigrato

Ammonta a circa 160 miliardi di euro il valore del capitale umano uscito dal nostro Paese nel 2011-24.
Si tratta del costo, stimato sul saldo migratorio, sostenuto dalle famiglie e per la sola istruzione dal settore pubblico, per crescere ed educare i giovani italiani emigrati. Le tre regioni con il valore maggiore sono Lombardia (28,4 miliardi), Sicilia (16,7) e Veneto (14,8). In termini di Pil il valore del capitale umano uscito dal Paese nel 2011-24 è pari al 7,5%.

Le prime dieci nazioni verso cui vanno i giovani italiani sono, in ordine alfabetico, Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svizzera e USA.

Un esodo non compensato da arrivi equivalenti

Nel 2011-24 sono espatriati in questi Paesi 486mila giovani italiani, e nel medesimo periodo sono arrivati in Italia 55mila giovani cittadini di questi stessi Paesi. Quindi, nove italiani in uscita per uno straniero in entrata.
L’Italia, come tutti i Paesi avanzati, è destinataria di copiosi arrivi di persone originarie di Paesi più poveri. Al tempo stesso partono dal nostro Paese decine di migliaia di giovani cittadini italiani, diretti verso altri Paesi avanzati, senza che da questi stessi Paesi arrivino altrettanti giovani.

Così l’Italia sta perdendo una parte quantitativamente e qualitativamente importante della sua generazione giovane e qualificata. Un esodo strutturale, non episodico, non compensato da arrivi equivalenti dagli altri sistemi economico-sociali avanzati.

Regno Unito, Germania, Svizzera le nazioni di arrivo

Rendere l’Italia più attrattiva per i giovani vuol dire risolvere i nostri ritardi culturali ed economici e fare quel salto qualitativo che permetterebbe al Paese sia maggiore crescita e sviluppo sia più alti standard di vita per tutti.

Il Rapporto CNEL conferma che i giovani italiani come motivazione per andare via mettono al primo posto le migliori opportunità lavorative, seguite da maggiore efficienza dei sistemi pubblici, riconoscimento dei diritti civili e superiore qualità della vita.
Prima destinazione dei giovani italiani emigrati è il Regno Unito, con una quota pari al 26,5%, seconda la Germania (21,2%), seguita da Svizzera (13,0%), Francia (10,9%) e Spagna (8,2%).

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Vacanze invernali: come viaggiano gli italiani? Natale in treno, Capodanno in aereo

I nuovi dati di Trip.com mostrano come nel corso delle festività natalizie, dal 20 al 10 gennaio, la scelta di trasporto e di destinazione evolvano, segnando due momenti distinti nel modo di viaggiare degli italiani.

Tra il 20 e il 26 dicembre i viaggi nazionali rappresentano poco più del 40% di tutte le prenotazioni effettuate sulla piattaforma. All’interno di questi spostamenti, il treno concentra oltre il 75% dei viaggi interni, confermandosi centrale per i ricongiungimenti natalizi.
Dopo il 27 dicembre, le partenze verso l’estero rappresentano quasi tre quarti delle prenotazioni, con l’aereo che diventa il principale alleato di chi prolunga le vacanze fino a Capodanno e l’Epifania.

Settimana natalizia, viaggi nazionali su rotaia

Nel Sud Italia, pur restando prevalente l’outbound, il peso dei viaggi interni è leggermente più elevato, con una ripartizione dell’85% verso l’estero e del 15% all’interno del Paese.

Già durante la settimana di Natale (20–26 dicembre), le principali destinazioni del Sud registrano arrivi esclusivamente domestici, confermando il ruolo del Mezzogiorno come area di rientro familiare durante le festività, più che come punto di partenza per viaggi all’estero.
I dati mostrano, inoltre, come il treno contribuisca ad ampliare la geografia dei viaggi, facilitando l’accesso a città di medie dimensioni e destinazioni meno centrali rispetto ai principali hub aerei.

Dopo il 27 dicembre si guarda oltre confine

Tra il 27 dicembre e il 10 gennaio, i viaggi all’estero rappresentano quasi tre quarti di tutte le prenotazioni. I principali aeroporti italiani continuano a fungere da hub strategici per i viaggi internazionali, evidenziando una elevata connettività durante tutto il periodo.

I viaggi all’estero coinvolgono viaggiatori provenienti da tutte le regioni italiane, ma l’intensità dell’outbound varia in base all’area geografica.
Il 93% delle partenze dei viaggiatori del Nord e del Centro Italia è diretto oltreconfine, contro il 7% dei viaggi nazionali.
Un dato legato alla maggiore disponibilità di aeroporti, collegamenti diretti e frequenze internazionali.

Mete con clima caldo privilegiate per soggiorni più lunghi

Le mete dal clima caldo compaiono con maggiore frequenza nelle prenotazioni alberghiere post-Natale rispetto alle tradizionali località sciistiche, a testimonianza della preferenza per la possibilità di sfruttare al meglio periodi di vacanza più estesi.

Destinazioni nel Sud-Est asiatico e in Medio Oriente, tra cui Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia, suscitano un interesse particolare in questo periodo, grazie ai climi favorevoli durante l’inverno, alle esperienze culturali e a una pianificazione mediamente più anticipata rispetto ai viaggi concentrati nella settimana di Natale.
Tra le Top mete al sole per l’inverno Bangkok, Phuket, Dubai, Bali, Abu Dhabi, Langkawi, Koh Samui e Hurghada.

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Omnichannel Customer Experience: mancano fondamenta solide. Intanto l’AI avanza

Secondo l’Omnichannel Customer Experience Index) nel 2025 il livello medio della maturità omnicanale delle aziende raggiunge 4,4 su 10. Nel 2024 era 4,8.
Il segnale di frenata riflette l’ingresso positivo di nuove imprese meno strutturate nel percorso di trasformazione omnicanale, ma anche le difficoltà delle imprese con un percorso già avviato nel consolidare le trasformazioni in atto.

Oggi la trasformazione omnicanale delle imprese italiane registra una fase di assestamento. Da un lato, crescono gli investimenti sull’AI a supporto dell’Omnichannel Customer Experience, dall’altro l’omnicanalità segna un leggero passo indietro, perché le aziende si rendono conto di dover rinforzare le fondamenta.
A fotografare lo scenario è l’ultima ricerca dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience del Politecnico di Milano.

Una gestione senza governance centralizzata

I progetti di AI a supporto dei processi di gestione del cliente sono numerosi, ma nella gran parte dei casi sviluppati ‘a silos’ e senza una governance centralizzata. Circa la metà delle aziende infatti lascia piena o quasi totale autonomia alle Business Unit. Tale approccio favorisce l’innovazione locale, ma rischia di generare silos informativi e soluzioni non standardizzate. Al contrario, solo circa 1/4 delle aziende coordina i progetti tramite una direzione centrale.

In molti casi, le tecnologie vengono adottate senza una cultura della misurazione, senza competenze diffuse, senza un modello chiaro di accountability. La sfida non è solo tecnologica: è strategica e organizzativa. Servono visione di lungo periodo, leadership consapevole e investimenti mirati su dati, persone e processi.

GenAI e grandi aziende

L’81% delle grandi aziende italiane che investe in AI ha già avviato progetti a supporto della gestione del cliente (+12 %). In particolare, è in forte crescita l’adozione della GenAI, che passa dal 22% del 2024 al 66%. Tale dinamica è trainata anche dalla diffusione di tool generalisti, come ChatGPT, utilizzati da quasi 7 aziende su 10.

Le aree più coperte sono marketing e comunicazione (61% , +21%), dove l’AI è adottata principalmente per automatizzare task operativi (creazione di contenuti, traduzione di testi), e customer service (51%, +2%), dove l’AI ottimizza la gestione delle richieste attraverso l’instradamento intelligente, la classificazione automatica delle priorità e la generazione di sintesi in tempo reale.

I campioni dell’omnicanalità sono solo il 7%

“Nel 2025 vediamo crescere la consapevolezza più della maturità. Dopo un decennio – osserva Sara Zagaria, Direttrice dell’Osservatorio – solo una piccola parte può essere definita avanzata: i veri ‘champions’ dell’omnicanalità sono appena il 7%, e si distinguono per una visione chiara, una governance solida e l’integrazione strutturata dell’AI nei processi di gestione del cliente. Il resto del mercato si muove più lentamente, spesso frenato da strategie parziali, tecnologie disallineate o cultura organizzativa non ancora pronta al cambiamento. La flessione dell’OCX Index non è un segnale negativo in sé, ma il riflesso di un contesto che si confronta con la complessità della trasformazione”.

Non si tratta più di adottare nuove tecnologie, ma costruire cultura del cliente, qualità dei dati, competenze ibride e una leadership che sappia guidare il cambiamento.

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Adolescenza: quando ci si sente soli si chiede aiuto all’AI

L’Intelligenza artificiale tra gli adolescenti ha anche una funzione di conforto emotivo. Lo ha scoperto il sondaggio dal titolo “Senza filtri” sul rapporto tra adolescenti e AI, contenuto nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia di Save the Children,

Il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra 15 e 19 anni afferma di essersi rivolto a strumenti di AI, in particolare, a ChatGPT anche per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a. Una percentuale simile, oltre il 42%, ha chiesto consigli su scelte relative a relazioni, sentimenti, scuola, lavoro.
Del resto, la vita dei nativi digitali si svolge in una dimensione “onlife”, in cui non ci sono più barriere tra mondo fisico e virtuale. Il 92,5% degli adolescenti infatti utilizza strumenti di AI, contro  quasi la metà (46,7%) degli adulti.

I chatbot relazionali

Nonostante si tratti di strumenti con impatti molto diversi, i chatbot (Chat GPT, Claude, Dixit) sono di gran lunga gli strumenti più utilizzati dagli adolescenti (68,3%), seguiti da strumenti di traduzione automatica (42,5%) e assistenti vocali (33,3%).

Il 9,3% usa chatbot ‘relazionali’ come Character IA e Anima. Tra chi utilizza l’AI, i motivi principali sono la ricerca di informazioni (35,7%), aiuto nello studio e nei compiti (35,2%), traduzioni (19,8%), scrittura di testi (18,7%). Ma è rilevante la percentuale anche di chi la usa prevalentemente per scopo ludico (21,4%), o per consigli utili per la vita quotidiana (15%).
Il 7,1% degli utilizzatori di AI, poi, lo fa per aumentare il proprio benessere e il 4,2% per trovare compagnia.

Better Call ChatGPT

A evidenziare la funzione di conforto emotivo dell’AI, l’uso di questi strumenti è considerato fondamentale dal 49,1% degli adolescenti intervistati e il 47,1% pensa che un uso maggiore lo/la aiuterebbe molto nella vita personale.
La caratteristica più apprezzata dell’AI? ‘È sempre disponibile’ (28,8%), (14,5%) ‘mi capisce e mi tratta bene’ e ‘non mi giudica’ (12,4%).

Il 58,1% degli utilizzatori dell’AI ha chiesto consigli su qualcosa di serio e di importante per la propria vita¸ il 63,5% lo ha trovato più soddisfacente che confrontarsi con una persona reale e il 48,4% ha condiviso informazioni della sua vita reale.

Cercasi (con forza) nuovi spazi di protagonismo

“L’Atlante fotografa le tante diverse adolescenze vissute in Italia da una generazione che è stata duramente segnata dall’emergenza Covid, in termini di uso problematico di Internet e di rischi di isolamento, ma che oggi cerca con forza nuovi spazi di protagonismo – dichiara Raffaela Milano, Direttrice del Polo Ricerche di Save the Children -. Le disuguaglianze economiche, educative e sociali si fanno più pesanti proprio in questa fase cruciale della crescita, rischiando di compromettere il futuro. È necessario colmare questi divari e garantire a tutti gli adolescenti l’opportunità di studiare, viaggiare, fare sport, sperimentarsi, come loro stessi ci chiedono a gran voce”.

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Green economy, un’economia a misura d’uomo contro le crisi

Emerge dal 16° Rapporto GreenItaly, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne: la nostra capacità nell’avvio a riciclo dei rifiuti totali, sia urbani sia speciali, nel 2023ha raggiunto il 92,6%. Un tasso superiore alla media UE-27 (60%) e a quello delle altre grandi economie europee, come Francia (81,5%), Germania e Spagna (75,5%).
Insomma, nel recupero di materia l’Italia dà il meglio di sé.

Nel riciclo degli imballaggi l’Italia ha raggiunto la quota effettiva del 76,7% (2024). Il dato consolida la leadership europea, già confermata dal raggiungimento con 10 anni di anticipo dell’obiettivo europeo di riciclo complessivo per il 2030.
Le filiere più virtuose sono quelle della carta (92,4%), del vetro (80,3%) e dell’acciaio (86,4%).

Cresce il tasso di riciclo per la plastica bio e tradizionale

La filiera degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, con un tasso di riciclo del 57,8%, è insieme alla plastica tradizionale (50,8%) il settore con il più rapido tasso di crescita.

Inoltre, nel periodo 2019-2024, sono state 578.450 le imprese extra-agricole che hanno effettuato eco investimenti, pari al 38,7% del totale, ovvero, più di 1 impresa su 3. Inoltre, rispetto al 2023 nel 2024 i lavoratori green sono 3.298mila (+4,3%), con una quota sul totale degli occupati pari al 13,8%.

In Lombardia il 17,8% delle imprese eco-investitrici nazionali

Nell’intervallo 2019-2024 la Lombardia conserva il primato nella graduatoria regionale del numero di imprese eco-investitrici (102.730) nel settore dell’industria e dei servizi, pari al 17,8% del totale nazionale. Nelle prime cinque regioni per numero di imprese che hanno effettuato investimenti green si concentra il 53,1% delle imprese che hanno realizzato eco-investimenti. Oltre alla Lombardia, si confermano Veneto (54.970), Lazio (50.960), Campania (50.890) ed Emilia-Romagna (47.640).

Nella graduatoria provinciale continua il testa a testa tra le città metropolitane di Roma e Milano, rappresentative rispettivamente del mondo dei servizi e dell’industria.
Nell’ultima rilevazione la città metropolitana di Roma si riprende il primato, con 39.020 imprese eco-investitrici extra-agricole (erano 36.290 nel 2019-2023), seguita dalla città metropolitana di Milano, con 37.680 imprese green.

Transizione green come misura di competitività, produttività e capacità industriale

“La transizione green non è più soltanto una scelta etica o ambientale: è il nuovo spazio dove si misurano competitività, produttività e capacità industriale dei Paesi – commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Oggi lo vediamo con chiarezza: le imprese che investono con oculatezza e concretezza in tecnologie net-zero, dall’efficienza energetica ai materiali circolari, dai sistemi fotovoltaici di nuova generazione all’idrogeno, non solo riducono le emissioni ma performano meglio. Le nostre analisi recenti mostrano che le aziende europee che detengono brevetti in tecnologie green strategiche registrano in media un livello di produttività più alto del 17%, rispetto alle altre imprese che hanno sempre brevetti ma non green”.

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Lavoro e calo demografico: previsioni e conseguenze al 2050

Secondo un modello sviluppato dall’Istat, gli italiani in età lavorativa (15-64 anni), subiranno un calo progressivo fino a toccare il -54% nel 2050. Invecchiamento della popolazione e calo delle nascite hanno conseguenze dirette sulla capacità produttiva generale, i sistemi pensionistici e il welfare.

Al contempo, si prevede l’incremento dei tassi di attività. L’allungamento della vita media comporta infatti l’aumento delle persone attive (occupati/disoccupati) oltre 65 anni, e non solo per l’innalzamento graduale dell’età pensionabile, ma anche per necessità economica.
Si riduce quindi la popolazione che può entrare nel mercato del lavoro una volta superata la fase della formazione. E l’aumento del livello di istruzione ne ritarda a sua volta l’ingresso. 

Gap di genere nella riduzione della popolazione attiva

Dal 2004 al 2024 la quota di popolazione di 15-64 anni sul totale è passata dal 66,7% al 63,5% (-3,2%) e si prevede che scenderà al 54,3% nel 2050 (-9,1% vs 2024).

Nello stesso periodo, per gli uomini la quota di 15-64enni è scesa dal 68,6% al 65,2% e arriverà a 57,1% nel 2050, mentre le donne sono diminuite da 64,9% a 61,8% e raggiungeranno il 51,6% nel 2050.
Sul piano demografico, l’attuale differenza di genere nella popolazione in età attiva si deve al rapporto tra i sessi alla nascita favorevole agli uomini, ma anche a una più elevata componente maschile nelle immigrazioni degli ultimi 20-25 anni.

…e nel tasso di attività

Il tasso di attività totale della popolazione di 15-64 anni è salito invece dal 62,5% del 2004 al 66,6% del 2024, un incremento trainato soprattutto dalla maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro. Ma nonostante questi progressi, l’Italia continua a registrare tassi di attività inferiori rispetto ad altri Paesi europei.

Nel 2024 si osserva poi una marcata disparità tra uomini e donne: il tasso di attività maschile si attesta al 75,6%, mentre quello femminile al 57,6%, per un divario del 18%. Nel 2050 il tasso di attività totale potrebbe raggiungere il 73,2%, con un divario comunque significativo, e valori pari al 79,3% per gli uomini e al 66,5% per le donne.

Diminuisce la forza lavoro, ma meno della popolazione inattiva

Nonostante il previsto aumento dei tassi di attività, la dimensione della popolazione attiva subirà un calo, tanto per gli uomini quanto per le donne. I 15-64enni dovrebbero diminuire, dai 37,2 milioni nel 2024 a meno di 30 nel 2050 (-21%), con un calo più marcato per la popolazione femminile.
Gli uomini passeranno dai circa 18,7 milioni (2024) a 15,5 nel 2050 (-17%) e le donne da 18,6 a 14 milioni (-24,4%).

All’interno di questo calo demografico la popolazione attiva subirà una riduzione più contenuta rispetto a quella complessiva. I maschi attivi scenderanno da 14,1 a 12,3 milioni, mentre le donne attive da 10,7 a 9,3 milioni (-13% entrambi).
A subire la diminuzione più pronunciata sarebbero quindi gli individui non attivi, soprattutto donne, la cui popolazione scenderebbe da 7,9 a 4,7 milioni (-40,3%). 

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Wedding: la consapevolezza ambientale va… a nozze 


Se il matrimonio è l’occasione per celebrare l’amore nei confronti della o del partner, oggi diventa l’occasione anche per testimoniare l’impegno per il futuro del pianeta.

La consapevolezza ambientale preme sul settore del wedding, cambiando le tendenze per il giorno delle nozze con tante soluzioni per realizzare eventi eco-friendly. Cresce quindi la proposta di idee green per il giorno del sì e per il viaggio, particolarmente apprezzate dalle coppie di futuri sposi che richiedono prodotti, servizi e attività a basso impatto ambientale.
A Romasposa, il Salone Internazionale della Sposa, dal 15 al 19 ottobre sono state portate le soluzioni di 200 espositori per matrimoni e Lune di miele non solo memorabili, ma anche sostenibili.

Sì a mete iconiche ma nell’eco-resort certificato

I futuri sposi continuano ad amare le mete iconiche per la Luna di Miele, ma con un approccio più autentico e sostenibile. Le più restano Giappone, Polinesia, Stati Uniti, Indonesia e Islanda. E se Maldive, Bali, Thailandia e Costarica non perdono il loro fascino la scelta ora è per eco-resort certificati. Lo sottolineano gli esperti delle agenzie di viaggio, che rivelano anche una crescita delle domande per tour in treno, un’alternativa slow e a basso impatto per girare i Paesi.

Sempre più richiesto poi è il carbon offset, per ridurre l’impatto di voli aerei, e programmi zero waste, oltre a esperienze nella natura come safari etici, glamping di lusso, tour solidali, lodge in riserve naturali o trekking tra paesaggi incontaminati.
E per gli sposi che amano le crociere green, ci sono le navi progettate per ridurre l’impatto ambientale. È infatti possibile scegliere compagnie di navigazione con propulsione a gas naturale liquefatto.

Dal pranzo km 0 alla bomboniera etica 

Se come location sono sempre più apprezzate quelle in cui il verde è predominante, le soluzioni che rispettano il Pianeta coinvolgono tutti gli ambiti del wedding. Menzione particolare va alla stagionalità dei cibi, che devono essere km 0 e preferibilmente su base vegetale.

Il consiglio dei wedding planner per un matrimonio attento all’ambiente è poi quello di evitare i buffet. Il modo migliore per evitare sprechi è proporre come benvenuto agli ospiti una selezione di aperitivi finger food, a giro braccio, seguita da menu con portate ridotte.
La chiave di un matrimonio indimenticabile è sicuramente l’unicità di tutti i suoi dettagli, e nel “riciclo” creativo. Ecco allora che prendono vita allestimenti con richiami vintage, oppure bomboniere etiche o gastronomiche.

È più green anche il reportage

Occasione per sensibilizzare diventa poi l’intrattenimento artistico. È il caso del live painting, dove gli artisti possono reinterpretare e valorizzare tematiche legate alla natura e alla sostenibilità, trasformando l’intrattenimento in un vero e proprio messaggio artistico, perfettamente in sintonia con lo spirito dell’evento.

Più green anche le foto, che raccontano immagini autentiche lontane dalle pose tradizionali.
I reportage, sempre più richiesti, diventano servizi ambientati in scenari naturali, con sposi e Madre Terra protagonisti.

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