Iniziamo con una buona notizia: nel 2025 si è abbassato il livello di smog nelle città italiane. Bene, benissimo per la salute di tutti. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: non è stato fatto ancora abbastanza a livello strutturale.
Tutti i valori sono scesi
Nel 2025 sono 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di PM10. L’anno precedente erano addirittura 25. È uno dei risultati migliori degli ultimi tempi e dimostra che qualcosa, lentamente, si sta muovendo nella direzione giusta.
Nessuna città, inoltre, ha oltrepassato i limiti annuali attualmente in vigore per PM10, PM2.5 e biossido di azoto. Come si dive, è stata vinta una battaglia, ma non la guerra.
Cosa accadrà nel 2030
Già ora è necessario allargare lo sguardo fino al 2030. Tra pochi anni, infatti, entreranno in vigore i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria, più vicini alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. E si tratta di standard decisamente più severi di quelli attuali.
Se fossero applicati oggi, oltre la metà delle città italiane non sarebbe in regola per il PM10, quasi tre quarti per il PM2.5 e più di un terzo per l’NO2. Un campanello d’allarme difficile da ignorare.
Smog: quali sono le le città e le aree più esposte?
Nel 2025 alcune zone sono messe peggio di altre. Palermo guida la classifica degli sforamenti giornalieri di PM10, seguita da Milano e Napoli. Ma il problema non riguarda solo le grandi aree urbane. Sempre più spesso sono i centri medi e piccoli, soprattutto nel Nord Italia, a registrare valori preoccupanti.
La Pianura Padana è il nodo più critico, una sorta di camera chiusa dove si somma l’inquinamento generato da traffico, riscaldamenti e attività produttive.
Servono politiche forti
Il rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, da dove sono stati estratti i dati, invita a non confondere i miglioramenti con un cambio di rotta strutturale. Anche perché, mentre i valori mostrano qualche progresso, sul fronte politico arrivano segnali opposti.
Lo testimoniano i tagli alle risorse destinate alla qualità dell’aria e la nuova procedura di infrazione aperta dall’Unione europea nel 2026.
Servono investimenti continui
Secondo Legambiente, non ci sono scorciatoie: servono investimenti continui nel trasporto pubblico, una riduzione netta delle emissioni legate al riscaldamento domestico, interventi seri su industria, agricoltura e allevamenti intensivi.
La qualità dell’aria è una scelta politica e culturale, da fare prima che sia tardi.