8 Luglio 2019,

19:08

RISVEGLIARE LA DESTRA PER SALVARE IL SOVRANISMO

Pubblichiamo il Documento dell’Assemblea nazionale del MNS

DOCUMENTO “RISVEGLIARE LA DESTRA PER SALVARE IL SOVRANISMO” (PDF)

7 luglio 2019 – Assemblea nazionale del MNS

RISVEGLIARE LA DESTRA PER SALVARE IL SOVRANISMO

UNA NUOVA SPERANZA: LA LUNGA DIASPORA DELLA DESTRA ITALIANA STA VERAMENTE FINENDO

RISVEGLIARE LA DESTRA PER SALVARE IL SOVRANISMO: IL SECONDO PILASTRO DEL POLO SOVRANISTA

VERSO UN CONGRESSO DI FONDAZIONE: UN PERCORSO APERTO E INCLUSIVO PER COSTRUIRE IL NUOVO SOGGETTO POLITICO

ASCOLTARE IL TERRITORIO: LE LISTE CIVICHE COME STRUMENTO DI RADICAMENTO E DI PARTECIPAZIONE

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UNA NUOVA SPERANZA: LA LUNGA DIASPORA DELLA DESTRA ITALIANA STA VERAMENTE FINENDO

Sono passati dieci anni: era il 22 marzo 2009.

Al termine del terzo e ultimo Congresso di Alleanza Nazionale, quasi all’unanimità (unico voto contrario quello di Roberto Menia) fu deciso lo scioglimento del partito della Destra italiana. La gloriosa Fiamma Tricolore, che dai padri fondatori del Msi nel 1946 era passata di mano in mano fino ad Alleanza Nazionale, veniva consegnata ad una Fondazione dai contorni e dalle finalità incerte.

Facile scaricare su questo o quel personaggio di vertice la responsabilità di questa scelta, molto più duro e difficile è capire perché quasi tutti i partecipanti a quel congresso – che rappresentavano comunque il corpo vivo della nostra area politica – accettarono quella soluzione. Molti lo fecero proprio per un malinteso senso di fedeltà e gerarchia nei confronti del Capo del momento, altri perché non ne potevano più delle contraddizioni politiche e ideologiche di AN, acuite negli ultimi anni dalle continue “aperture” a culture estranee alla tradizione della Destra italiana che convivevano confusamente con i residui di antichi retaggi mai veramente elaborati e digeriti.

Quasi tutti eravamo convinti che quello sarebbe stato lo strumento per giungere alla leadership di tutto il centrodestra, candidando “uno di noi” alla successione di Berlusconi.

D’altra parte erano gli anni in cui il bipolarismo in tutta Europa evolveva verso il bipartitismo e grande era la suggestione di creare “partiti-contenitore” in grado di raccogliere tutte le anime del centro-destra: fu proprio questa visione, culturalmente e programmaticamente sbagliata, a bruciare l’anima della destra. Ci eravamo illusi che il problema del centrodestra fosse solo Berlusconi e che per superarlo fosse necessario che la destra invadesse il campo dei “moderati”, proprio nel momento in cui le contraddizioni della Globalizzazione e della UE stavano facendo emergere profonde pulsioni identitarie in tutti i popoli europei.

Poi sappiamo come sono andate le cose e, nel disastro del 2013, cominciò a tornare la voglia di ricostruire un partito di Destra, prima ancora di comprenderne fino in fondo la necessità storica. “Ritorno ad Itaca”, “ricostruiamo la casa comune” erano gli slogan che rimbalzavano in convegni e documenti di tutta l’area della destra diffusa e dispersa. Gli unici che lo fecero per davvero, questo merito storico va riconosciuto fino in fondo, fu quella pattuglia di parlamentari e dirigenti politici che si strinsero attorno a Giorgia Meloni, riuscendo nel miracolo di riportare la Destra in Parlamento attraverso Fratelli d’Italia.

Eppure quel miracolo non fu sufficiente per porre fine alla diaspora della destra. Fratelli d’Italia, anche per un comprensibile senso di autoconservazione, rimase molto chiuso in se stesso, rivendicando anche una eccessiva “discontinuità” rispetto alla tradizione della Destra italiana. Le ferite della diaspora erano ancora calde, l’antica malattia del settarismo produceva gruppi e gruppetti, grande era la paura di non ricadere negli errori del passato, soprattutto si faticava a individuare quale potesse essere l’asse ideologico principale di questa riaggregazione. In questo quadro, quando il 14 dicembre 2013 la prima Assemblea della Fondazione AN consegnò la Fiamma tricolore a Giorgia Meloni con il contributo decisivo del gruppo “Prima l’Italia” guidato da Gianni Alemanno, molti videro in questa svolta non una rinascita della destra, ma la semplice acquisizione di un simbolo.

E che ci fossero veramente delle cose che non andavano nel verso giusto si vide con chiarezza nelle elezioni europee del 2014, quando “Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale” non solo non superò lo sbarramento elettorale, ma fu “scavalcata a destra” dalla nuova Lega di Matteo Salvini. Semplificando al massimo i problemi erano due. Innanzitutto Fratelli d’Italia, nonostante l’acquisizione della Fiamma, non si era aperta abbastanza per portare al proprio interno tutta l’area della destra italiana, non dando un messaggio chiaro di ricomposizione e quindi non rafforzando l’ossatura del radicamento militante sul territorio.

In secondo luogo FdI aveva lasciato a Salvini l’asse ideologico essenziale della destra politica del nostro tempo: il Sovranismo. Troppo astratto definirsi “patrioti”, termine non a caso strumentalizzato in Europa – a cominciare da Macron – proprio dai nemici del Sovranismo.

Il simbolo di questa diaspora che continuava, fu la drammatica spaccatura nella seconda Assemblea della Fondazione AN del 4 ottobre 2015 con la sconfitta della “mozione dei quarantenni” che, sia pure in modo troppo schematico e pretenzioso, proponeva un Congresso unitario aperto a tutta l’area della Destra. Nella notte l’accordo fu sfiorato, ma alla fine dall’Assemblea uscirono due gruppi contrapposti: Fratelli d’Italia vincitore e  chiaramente egemone nell’area di destra da un lato, dall’altro lato tutti gli sconfitti che si ritrovarono in Azione Nazionale, un’aggregazione tanto orgogliosa quanto eterogenea nel rappresentare molti frammenti diversi della destra diffusa.

Il 18 e 19 febbraio 2017 viene compiuto un nuovo passo nella riaggregazione della nostra area: Azione Nazionale e la Destra di Francesco Storace si fondono per creare il Movimento Nazionale per la Sovranità (MNS). Ma soprattutto, come dice la sigla stessa del Movimento, viene individuato come asse centrale dell’aggregazione il Sovranismo e come obiettivo strategico la costruzione del “Polo Sovranista”, ovvero una trasformazione radicale del centro-destra non più fondato sulle idee liberal-popolari di “Forza Italia” ma su principi identitari e sovranisti in larga parte provenienti dalla cultura di destra.

In quel Congresso, mentre Fratelli d’Italia respinse ogni invito a partecipare, l’ospite di gran lunga più applaudito fu Giancarlo Giorgetti, il vice-segretario della Lega. Fu l’inizio di un percorso di affiancamento dell’MNS verso il movimento di Matteo Salvini, riconosciuto come il principale punto di riferimento del Polo Sovranista. Un percorso che ha portato a tre risultati fondamentali: la fine della emarginazione del nostro Movimento nel centrodestra, l’inserimento di alcuni candidati nella liste della Lega e, infine, la partecipazione alle elezioni regionali con liste civiche (o addirittura con il simbolo dell’MNS) nello schieramento di centrodestra.

Ma anche questo percorso si è rivelato impraticabile. Il sogno era quello di contribuire, con una forza organizzata di destra, all’evoluzione della Lega in un grande “partito sovranista” capace di aggregare a destra come a sinistra in nome appunto della rivendicazione della sovranità nazionale e popolare, un “movimento identitario” finalmente in grado di conciliare le identità locali con l’identità nazionale, il Nord con il Sud, storici problemi dell’Italia in tutto il suo percorso unitario.

La realtà è che la Lega, a sei anni dall’inizio della segreteria di Matteo Salvini, non è ancora giunta al punto di svolta per liberarsi realmente dei retaggi del passato, ma soprattutto sembra evolvere più verso un Catch-all Party (partito pigliatutto) che non verso la casa comune di tutti coloro che, al di là delle loro provenienze, credono nei valori identitari e nei principi sovranisti. Il “partito pigliatutto” è una definizione politologica precisa che ricorre costantemente nella storia delle democrazie moderne: indica un partito che, grazie ad una leadership molto forte e a pochi messaggi semplici e traenti, aggrega attorno a sé ogni genere di istanze senza organizzarle in un programma coerente. È una traiettoria che – come è già successo con Matteo Renzi – produce risultati elettorali tanto straordinari quanto effimeri e che tra l’altro necessita di una struttura partitica quanto mia accentrata e verticistica, senza nessuno spazio per il dibattito interno e tantomeno per l’inclusione di gruppi politicamente organizzati.

In più, a complicare la situazione e ad accentuare queste tendenze è arrivato il Governo Conte che si presenta come un esecutivo a tre teste: da un lato l’utopismo sinistreggiante dei 5 Stelle, dall’altro lato la Lega che punta tutto su immigrazione, sicurezza e tasse, in mezzo un embrione di governo tecnico (rappresentato da Conte, Moavero e Tria, con la benedizione di Mattarella) concentrato a presidiare in modo negativo proprio i temi centrali del Sovranismo: la sudditanza dell’Italia in Europa e i vincoli economici della Globalizzazione.

Noi non ci auguriamo affatto che tutte queste contraddizioni portino la Lega ad “andare a sbattere”. Il Polo sovranista per vincere la sua sfida contro i globalisti, ha comunque bisogno della forza di questo Movimento e della leadership di Matteo Salvini. Per questo ci auguriamo che il più presto possibile si ponga fine all’esperienza, ormai esaurita in ogni valenza positiva, del Governo Conte e la Lega torni a ragionare con i vecchi alleati del centrodestra per costruire un’alternativa di governo incentrata proprio sul modello del Polo sovranista.

Sta di fatto che oggi nella Lega non c’è spazio per presenze organizzate di destra, mentre rischia di ridursi anche quello per un sovranismo culturalmente e programmaticamente strutturato, ma soprattutto alcune prese di posizione non paiono francamente sostenibili. Innanzitutto l’accettazione acritica delle proposte di autonomia differenziata delle regioni del Nord: nel nome del principio di sussidiarietà noi siamo favorevoli a forme di federalismo più avanzate (abbiamo anche appoggiato i referendum della Lombardia e del Veneto) ma accettare senza forti revisioni le proposte oggi sul tappeto, e soprattutto senza lanciare il Presidenzialismo come bilanciamento unitario, rischia veramente di dividere l’Italia. Poi la Flat tax e l’immediata e radicale riduzione delle tasse non si capisce come possano essere finanziate: la Flat tax non si ripaga da sola e, se va bene per le imprese, nel campo dei redditi familiari avvantaggia inevitabilmente i ceti più ricchi rispetto al ceto medio e popolare.

Insomma per centrare l’obiettivo di costruire il Polo sovranista oggi è necessaria un’opera di riequilibrio e di aggregazione ampia e diffusa che non può essere condotta nella Lega: bisogna lavorare ad un “secondo pilastro del Polo sovranista” e qui torna in gioco in modo decisivo il ruolo di Fratelli d’Italia.

Il 23 settembre 2018 Giorgia Meloni – al termine di un’edizione di Atreju che aveva visto sfilare da Raffaele Fitto a Steve Bannon, passando per Francesco Storace – lancia un appello per una vasta aggregazione finalizzata alla costruzione di un grande Movimento “conservatore e sovranista”. In un colpo solo la Leader di Fratelli d’Italia ha dato una picconata ai due grandi muri che avevano fino ad allora diviso il nostro percorso: una grande aggregazione, senza pregiudizi e senza verticismi, nell’area di destra e anche in quella di centrodestra, il riconoscimento del Sovranismo come asse principale di questa aggregazione. Non a caso, alcuni mesi dopo, è giunta anche al Movimento Nazionale per la Sovranità l’offerta da parte dei dirigenti di Fdi di sottoscrivere un patto federativo con la presentazione di nostri candidati alle elezioni per il Parlamento europeo.

In questi mesi le risposte all’appello di Giorgia Meloni sono state numerose e significative, altre ne arriveranno, ma non crediamo di peccare di immodestia sottolineando che aver esteso anche a noi questo invito, dopo tanti anni di polemiche e di conflittualità, è veramente il segno di un salto di livello importante.

Anche il sospetto che questa apertura possa essere stata dettata solo dalla necessità di superare lo sbarramento del 4% alle europee, viene smentito dal fatto che la conferenza stampa con Giorgia Meloni, Roberto Menia e i dirigenti del MNS per sancire il Patto federativo è stata organizzata dopo le elezioni europee e dopo che Fdi con un inaspettato successo aveva abbondantemente superato quella soglia.

I tre candidati dell’MNS nelle liste aperte di Fdi – Michele Facci, Antonio Tisci e Ciccio Rizzo – hanno rappresentato plasticamente il nostro contributo a quel successo, nonostante questa operazione sia stata perfezionata solo poche ore prima della presentazione delle liste e senza la possibilità di riunire gli organi del Movimento per una ragionata riflessione su questa svolta.

Oggi siamo chiamati a definire i contenuti, le condizioni e il percorsi di questo patto federativo, perché il nostro obiettivo non è quello di scioglierci per aderire in ordine sparso a Fratelli d’Italia ma quello di contribuire, nei limiti delle nostre possibilità, alla nascita di un nuovo soggetto politico veramente in grado di rappresentare oggi l’opposizione sovranista al Governo Conte, domani il secondo pilastro del Polo sovranista.

La lunga diaspora della destra italiana sta veramente finendo e si apre una nuova speranza, non a caso nel segno del Sovranismo.

RISVEGLIARE LA DESTRA PER SALVARE IL SOVRANISMO: IL SECONDO PILASTRO DEL POLO SOVRANISTA

Viviamo in un universo politico in rapido cambiamento: ieri la critica del pensiero unico neo-liberista era appannaggio solo di ristrette minoranze, oggi due degli uomini più potenti del mondo stanno attaccando frontalmente i dogmi del politicamente corretto. Donald Trump costruisce muri per fermare l’immigrazione e reintroduce dazi per governare politicamente il commercio globale, Vladimir Putin dichiara pubblicamente che il pensiero liberale ormai è superato. È il tempo del Sovranismo che però, per non degenerare in uno scontro tra nazionalismi contrapposti, deve essere declinato in modo maturo e rigoroso, soprattutto in Italia che si trova ad essere in Europa il laboratorio avanzato di questa idea.

Il Sovranismo non è un’ideologia, ma è un orientamento politico ed economico con una direzione ben definita. È la scelta di ridare priorità alla sovranità nazionale e popolare rispetto alle cessioni di sovranità derivanti da trattati internazionali, ripristinando il valore  dei confini nazionali e dei diritti di cittadinanza, sia rispetto ai fenomeni migratori sia rispetto ai flussi economici e finanziari. Sul piano interno significa mantenere nelle mani dello Stato le leve economiche necessarie a garantire i diritti sociali essenziali dei cittadini ed avere un Presidente della Repubblica eletto direttamente come garante della sovranità popolare rispetto ad ogni condizionamento internazionale, ad ogni conflitto istituzionale, ad ogni deriva autonomista e ad ogni prevaricazione dei poteri forti.

Questi principi generali acquisiscono un particolare valore nel tempo che stiamo vivendo, dove le dinamiche della Globalizzazione attaccano le radici identitarie dei popoli, i valori non negoziabili della vita e della famiglia, i diritti sociali dei cittadini, le appartenenze comunitarie, il diritto al lavoro e la libertà delle piccole e medie imprese. Ancor più per l’Italia che dal dopoguerra vive una condizione di colonia e che, per volontà delle élite dominanti, ha trasferito e aggravato questa condizione all’interno dell’Unione europea.

In questo senso il Sovranismo assorbe in sé la spinta del Populismo, come rivolta del Popolo contro élite che hanno tradito il mandato democratico, ma la rettifica rispetto a qualsiasi pulsione moralistica, egualitaria e giacobina. Le élite non tradiscono il Popolo solo perché sono corrotte o perché creano gerarchie inconcepibili per la visione egualitaria, anti-meritocratica e livellatrice dei grillini, che credono che “uno vale uno”. Le classi dominanti italiane tradiscono le aspettative delle gente perché sono espressione di culture cosmopolite e poteri coloniali che vogliono comprimere i diritti e le risorse del popolo italiano, a vantaggio di altri popoli e ancor più delle reti economiche e finanziarie internazionali.

Ma tutto questo non significa chiudersi in se stessi, né diventare inaffidabili nelle relazioni internazionali, né ripiegarsi in un identitarismo rozzo e regressivo. Essere “padroni a casa propria” e dire “prima gli italiani” non significa pensare solo al proprio particulare individualistico o micro-comunitario, per cui alla fine le identità locali prevalgono su quella nazionale, l’individualismo o il familismo disintegrano il valore della solidarietà nazionale e delle stesse appartenenze comunitarie.

Avere il coraggio di sfidare il politicamente corretto, fare scandalo contro i luoghi comuni dell’umanitarismo buonista, non deve significare accomodarsi stabilmente proprio dentro gli stereotipi reazionari che la cultura progressista cerca di cucire addosso alle posizioni identitarie.

Soprattutto non bisogna confondere il Sovranismo con l’avventura. La politica deve sempre tenere presente i rapporti di forza nel lanciare le proprie sfide e rivendicare la sovranità nazionale non vuol dire lanciare il proprio popolo verso situazioni insostenibili. Soprattutto se queste velleità albergano all’interno di un Governo fortemente condizionato dall’incapacità assoluta dei 5 Stelle e dal doppio gioco dei tecnici ai vertici ministeriali. In questi mesi abbiamo assistito ad un incredibile dilettantismo nell’affrontare vitali questioni di politica economica e industriale, ma soprattutto nel braccio di ferro con la Commissione europea, che alla fine è riuscita a mantenere l’Italia all’interno dei vincoli del Fiscal compact proprio perché il Governo si è seduto a quei tavoli di trattativa senza una strategia chiara e vincente.

Per tutti questi motivi incombe sul secondo pilastro che dobbiamo costruire il compito di “salvare il sovranismo”, innanzitutto costruendo un’opposizione che distingua il Sovranismo dalle contraddizioni di questo Governo, poi traducendo queste istanze in un coerente progetto di governo in grado di portare l’Italia fuori dalla crisi economica e oltre il declino demografico e sociale. Il modo migliore per raggiungere questi obiettivi è proprio quello incrociare esplicitamente il Sovranismo con la cultura di destra, meglio ancora della destra sociale.

Risvegliare la destra per salvare il sovranismo: sono due direttrici che si incrociano e si sostengono a vicenda.

Durante la seconda repubblica la destra di Alleanza Nazionale, quella che veniva definita la destra sociale e popolare, non riuscì a raggiungere i propri obiettivi programmatici perché nell’impostazione liberal-popolare dominante nello schieramento di centrodestra non c’era spazio per affermare la nostra sovranità nazionale. Impossibile promuovere il diritto al lavoro e lo sviluppo della piccola e media impresa operando nell’ambito del Partito popolare europeo e votando il Fiscal Compact. Impossibile difendere l’interesse nazionale e le identità comunitarie, combattere l’immigrazione clandestina, arrestare l’impoverimento del ceto medio, salvaguardare le famiglie e la natalità quando, in nome del neo-liberismo, si guardava alla Globalizzazione come al nuovo orizzonte della crescita e del progresso.

Dall’altro lato oggi il Sovranismo non ha nessuna prospettiva se non viene sostenuto da una forte cultura identitaria, meritocratica e partecipativa, da un lucido e coraggioso realismo, dal radicamento nei valori tradizionali, da un profondo senso dello Stato, dell’autorità e della gerarchia. Questo è il cuore della destra politica e sociale italiana, che ha costruito l’economia mista con un serio intervento pubblico, le istituzioni dello Stato sociale, un keynesismo positivo fondato su grandi opere pubbliche di risanamento del territorio, l’Umanesimo del lavoro e il valore sociale e comunitario delle imprese.

Questo dovrebbe essere il compito del “Movimento conservatore e sovranista” che Fratelli d’Italia vuole costruire attorno a se, la vera differenziazione del secondo pilastro rispetto alla Lega di Matteo Salvini. Dato che l’appello di Giorgia Meloni non è rivolto solo a destra ma anche verso il centrodestra, è necessario tracciare bene i confini di questa aggregazione per evitare di ripetere gli stessi errori che furono prima di Alleanza Nazionale e poi del Popolo della Libertà. Il target della destra per crescere non sono i “moderati”, peraltro sempre più ridotti di numero, ma un Sovranismo serio e responsabile, più coerente e profondo di quello oggi rappresentato dalla Lega.

Il termine “conservatore” non ci entusiasma ed è sempre stato poco significativo nel contesto italiano, ma non bisogna dimenticare che questa è la famiglia politica europea che governa la Polonia, il più importante paese del Gruppo di Visegrád, e che nel Regno Unito ha avuto il coraggio di promuovere la Brexit. Quindi tutto meno che un contesto “moderato”.

Giorgia Meloni ha definito l’aggregazione che ha in mente come “sovranista” per difendere il nostro interesse nazionale e “conservatrice” per promuovere i valori tradizionali della nostra civiltà. Siamo proprio sulla linea dell’incontro tra la Destra sociale e il Sovranismo da cui può nascere una chiara differenziazione con la Lega di Salvini, raggiungendo target elettorali diversi e una possibile complementarietà programmatica.

Se la Lega per la sua storia concede troppo all’autonomia federalista, il Movimento della Meloni deve insistere sull’Unità nazionale, il Presidenzialismo e l’autorità dello Stato (temi tanto di destra quanto sovranisti). Se la Lega guarda al Nord, Fdi deve guardare in modo unitario e paritario al Sud come al Nord.

Se Salvini ancora scivola nella retorica anti-romana, la Meloni deve continuare a difendere la Capitale d’Italia. Se nel messaggio economico della Lega risuonano ancora gli slogan liberisti di Forza Italia, Fdi deve difendere l’intervento dello Stato in economia, gli investimenti pubblici e la protezione delle barriere doganali, senza per questo rinunciare ad una sostenibile riduzione delle tasse. Il “secondo pilastro sovranista” deve parlare a tutto il mondo dell’impresa e del lavoro, quello autonomo, quello dipendente e il pubblico impiego. Fratelli d’Italia deve coprire spazi dove la Lega è poco visibile come la difesa dell’ambiente, del paesaggio, dell’agroalimentare italiano, dei beni culturali, della natalità e della famiglia.

Inutile dire che la lotta all’immigrazione clandestina, ai vincoli di Bruxelles, contro l’invasione di prodotti stranieri, le delocalizzazioni e lo shopping dei marchi italiani da parte delle multinazionali, non può non vedere una “nobile gara” tra il primo e il secondo pilastro del Polo sovranista a fare meglio.

Per concludere questa parte programmatica si deve affrontare il problema dei rapporti con il mondo cattolico, che non può essere risolto semplicemente ostentando il Rosario nei comizi elettorali. Fratelli d’Italia sta facendo di più sulla famiglia e sulla natalità di quanto fin qui realizzato dal Governo Conte e per questo ha incassato l’endorsement di Massimo Gandolfini, il leader più significativo del “popolo del family day”. Ma ci vuole un’operazione ancora più profonda dal punto di vista culturale, soprattutto in un momento in cui bisogna esercitare la massima fermezza nel bloccare i flussi d’immigrazione clandestina che attraversano la nostra Nazione. Papa Ratzinger durante il suo pontificato disse che nell’epoca contemporanea era necessario lanciare “una nuova cultura per un nuovo umanesimo” e contemporaneamente che “prima del diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare”. Questi insegnamenti ci servono ancora più oggi, quando i messaggi mediatici di Papa Francesco vengono facilmente strumentalizzati dalla propaganda progressista. Bisogna lavorare su una nuova visione antropologica in cui ogni persona umana possa rivendicare tanto il “diritto alla libertà” quanto il “diritto all’identità” contro ogni forma di omologazione e di sradicamento. C’è bisogno di un “nuovo umanesimo identitario” in cui le persone non vengano viste non come individui pronti a muoversi da una parte all’altra del Pianeta e a scambiare disinvoltamente la propria cultura comunitaria, in cui la solidarietà non venga confusa con il buonismo dell’accoglienza a tutti i costi, ma come l’aiuto a rimanere nella propria terra e a difendere la propria identità e la propria appartenenza. In questa chiave si può costruire l’incontro tra mondo cattolico e Sovranismo, come volontà di difendere l’identità di ogni persona e il diritto all’autodeterminazione di ogni popolo.

VERSO UN CONGRESSO DI FONDAZIONE: UN PERCORSO APERTO E INCLUSIVO PER COSTRUIRE IL NUOVO SOGGETTO POLITICO

Dopo l’appello lanciato da Giorgia Meloni ad Atreju 2018 molte sono state le nuove aggregazioni che si sono avvicinate nei modi più diversi. C’è chi è entrato direttamente dentro FdI, chi si è limitato a candidarsi alle elezioni europee o a prendere singole iniziative politiche e  chi, come Riva Destra, si definisce esplicitamente “Movimento federato a Fratelli d’Italia”.

D’altra parte l’incerto destino di Forza Italia e gli “stop and go” di Giovanni Toti, come i dubbi sui tempi della caduta del Governo e delle elezioni anticipate, non hanno permesso finora di tracciare un percorso chiaro dopo le elezioni europee. Come sono tutti da definire il messaggio e l’immagine del nuovo “Movimento conservatore e sovranista” in cui dovrebbe evolvere Fratelli d’Italia.

In questa situazione il Movimento Nazionale per la Sovranità non ha nessuna intenzione di sciogliersi per confluire in ordine sparso nelle fila di FdI. Non servirebbe né a noi né al progetto complessivo di Giorgia Meloni.

Con la Conferenza stampa dell’5 giugno scorso Giorgia Meloni e i nostri dirigenti hanno sottoscritto un Patto federativo tra l’MNS e FdI, che ora è stato ratificato dalla nostra Assemblea Nazionale. Questo Patto federativo prevede, come è già successo nelle elezioni europee, la presentazione di nostri candidati nelle liste di Fratelli d’Italia, la possibilità di lanciare iniziative comuni come la raccolta di firme per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, la partecipazione come invitati alle riunioni degli organi del Movimento.

Per andare oltre questa fase iniziale, la spinta unitaria dovrebbe far vita ad una fase costituente ed ad un Congresso che Giorgia Meloni ha già in diverse occasioni definito come “fondativo” per diventare il punto d’arrivo di tutti coloro che guardano a Fratelli d’Italia o ci sono già approdati nei mesi scorsi. Un Congresso da svolgere senza fretta, compatibilmente con lo svolgimento delle elezioni anticipate, per permettere di aprire un ampio dibattito non solo con i soggetti politici coinvolti ma anche con la società civile, gli intellettuali e il mondo delle associazioni. È un processo che va scandito ed enfatizzato proprio per offrire un modello organizzativo alternativo a quello chiuso e verticistico della Lega e una risposta moderna alla crisi dei partiti ridotti ormai a comitati elettorali. Tutta Italia deve sapere che c’è il “cantiere aperto del Sovranismo” – incarnato da un comitato promotore aperto a tutti i movimenti che aderiscono – e che la sovranità popolare parte proprio dalla democrazia partecipativa dei Movimenti politici. Anche questo è un modo per distinguere e caratterizzare il “secondo pilastro sovranista” e per rispondere agli stereotipi reazionari che i progressisti cercano di cucirci addosso.

Alla fine potrebbe essere formulata una “carta dei valori conservatori e sovranisti” che segni il perimetro della nuova aggregazione, in modo ampio ma non indefinito, proprio per evitare di cadere ancora nell’errore dei “partiti pigliatutto” senza anima e senza priorità. Tutti coloro che saranno disponibili a firmare questo documento potranno entrare nel nuovo movimento politico, salvo ovviamente chi ha avuto condanne penali per reati gravi e chi si è dimostrato portatore di interessi economici clientelari.

In questo modo si superano le discriminanti ideologiche: tutti potranno entrare, sia coloro che provengono dalla cosiddetta estrema destra, sia coloro che all’opposto hanno avuto altre esperienze politiche di centrodestra o diverse estrazioni politiche.

Sul nome e sul simbolo del nuovo Movimento è opportuno essere estremamente cauti, non vogliamo archiviare ancora una volta la Fiamma tricolore – che peraltro contrassegna non solo il simbolo di Fdi ma che quello dell’MNS – e prima di sostituire un marchio vincente bisogna essere sicuri di riuscire a produrne un altro più bello e coinvolgente.

ASCOLTARE IL TERRITORIO: LE LISTE CIVICHE COME STRUMENTO DI RADICAMENTO E DI PARTECIPAZIONE

Credere nella sovranità nazionale non significa non ascoltare il territorio, soprattutto nella nostra Italia dei “cento campanili” e dell’estrema importanza delle aree interne.

Inoltre, in questi anni di crisi del centrodestra, le liste e i movimenti civici sono diventati un “bene rifugio” per quella partecipazione politica che non trovava più sbocchi in partiti sempre più chiusi e verticistici.

Eppure nelle ultime esperienze elettorali, soprattutto quelle regionali, abbiamo registrato una tendenza da parte dei partiti del centrodestra a soffocare la nascita delle liste civiche, comprese quello direttamente collegate con i candidati governatori o sindaci.

Il secondo polo sovranista può invece trovare in queste aggregazioni uno strumento alternativo a quello del federalismo leghista per radicarsi sul territorio e interpretare le identità locali, proponendosi proprio come punto di raccordo tra la politica territoriale e quella nazionale e come veicolo di promozione politico-elettorale per gli amministratori che si sono distinti nella loro attività.

Il Movimento Nazionale per la Sovranità, nel corso delle sua breve storia, ha più volte contribuito alla nascita di liste civiche negli enti locali e nelle regioni e non ha nessuna intenzione di interrompere questa esperienza positiva. Vogliamo invece portare questo patrimonio nel percorso costituente del nuovo Movimento che nascerà da Fdi, che potrebbe prevedere proprio una “consulta” in grado di raccogliere tutte le esperienze civiche sparse sul territorio.

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